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I comitati fanno informazione, i sindaci minacciano denunce (con i soldi degli altri?)

I comitati fanno informazione, i sindaci minacciano denunce (con i soldi degli altri?)
Ringalluzziti dal raduno pro centrali Enel di Larderello, ci vogliono portare in tribunale per “procurato allarme”. Peccato che gli stessi dati pubblici, gli scienziati e la magistratura si esprimano diversamente. Se questo è il confronto che vogliono lo faremo anche nei tribunali, ma -come fanno i comitati- che paghino le cause con i loro soldi e non con le casse pubbliche.
Il sindaco di Castelnuovo Valdicecina, Alberto Ferrini, afferma che sta lavorando con gli altri
sindaci per avviare iniziative legali “forti” al fine di impedirci di “strumentalizzare il tema della
salute pubblica” e invoca il reato di Procurato Allarme, scritto con lettere maiuscole per accentuare il suo pensiero, reato introdotto nel 1930 dal Codice Rocco, a cui tutti i democratici sono particolarmente legati. Lui parla di una “inesistente questione sanitaria” e chiude sollecitando gli altri sindaci: “dobbiamo intraprendere azioni legali anche insieme”, facendo intendere con i soldi della collettività.
Questi signori così disponibili alla libera espressione delle idee e al confronto civile di opinioni
anche molto differenti, debbono sapere diversi fatti, che di seguito elenchiamo, per evitare di
spendere inconsapevolmente e inutilmente soldi pubblici al solo fine di intimorire i loro avversari, perché potrebbero rispondere delle loro azioni personalmente davanti alla Corte dei Conti.
Questi i dieci fatti, che ci fanno sostenere che siamo in buona compagnia:
1- il CNR di Pisa, nel 2010, comparando i dati sanitari standardizzati, ha registrato un eccesso di
mortalità negli uomini del +13% tra i residenti dei Comuni geotermici, sia nei confronti dei   comuni limitrofi, sia nei confronti di quelli regionali, supposti pari a quelli attesi, collegandolo alle concentrazioni crescenti di diversi inquinanti emessi anche dalle centrali geotermiche e misurati nei vari comuni, come dimostra in modo chiarissimo l’Allegato 6 al suddetto Studio dal titolo significativo “Risultati statisticamente significativi delle analisi di correlazione geografica tra dati ambientalie dati sanitari” . Tali eccessi in diversi comuni raggiungono per i tumori negli uomini il + 30%. A pag.162 dello Studio, nel paragrafo 6.2, dal titolo significativo: “Considerazioni sui risultati delle analisi della Mortalità” si legge che: “Negli uomini la mortalità generale osservata nell’intera area geotermica mostra un eccesso statisticamente significativo rispetto sia al riferimento locale sia al riferimento generale”. ARS e ARPAT non hanno saputo fino ad oggi individuare le cause di tali eccessi e non hanno saputo spiegare come mai il precedente Studio dell’Istituto Superiore della Sanità (G.A. Zapponi in “Geotermia e risorse naturali”, 1996, ed. LARAS, Comune di Piancastagnaio) dimostra che tali eccessi negli anni ‘80 in Amiata non esistevano. I molti studi di carattere sanitario, commissionati dalla Regione allo scopo di tranquillizzare, non hanno trovato ad oggi nessuna relazione. Dall’ultimo aggiornamento dello Studio InVetta emerge che il 64% delle persone sottoposte alle analisi risulta avere almeno un metallo pesante superiore ai valori di riferimento SIVR. Ciò nonostante, in questi anni sono stati in molti, dal presidente Rossi a diversi Sindaci ad attribuire tali eccessi di mortalità agli stili di vita, all’alimentazione, all’alcol, al tabacco, a Venere…, ma, sia l’ARS, che l’ha dimostrato analiticamente, sia tutti i residenti sanno che gli stili di vita dagli anni ‘80 agli anni 2000 non si sono affatto modificati e non sono particolari; è solo aumentata la potenza installata delle centrali geotermiche.
2- l’ENEL Green Power ha già tentato di far condannare dal Tribunale di Grosseto in ambito civile un attivista di SOS Geotermia, accusato dalla stessa ENEL G.P. di aver scritto che le emissioni geotermiche in Amiata erano costituite da sostanze inquinanti, pericolose per la salute pubblica. Il Tribunale ha scagionato il nostro compagno e ha condannato l’ENEL Green Power a pagare tutte le spese processuali;
3- la Procura della Repubblica di Grosseto ha aperto un fascicolo di indagini, iscrivendo
l’Amministratore Delegato di ENEL Green Power, ing. Montemaggi, quale persona informata delle indagini a suo carico, per l’ipotesi di reato di emissioni fuori norma delle centrali di Bagnore di Santa Fiora. Il procedimento è in corso davanti al GIP;
4- il Prof Riccardo Basosi, nominato dal Ministro della Ricerca quale rappresentante italiano nel
Comitato di Horizon 2020, Programma della ricerca europea per le tecnologie energetiche, ha
scritto in QualEnergia, giugno 2015: “Dal punto di vista del potenziale di acidificazione (ACP),
l’impatto derivante dall’energia prodotta dalle centrali geotermoelettriche del Monte Amiata è in media 2,2 volte maggiore dell’impatto di una centrale a carbone di pari potenza elettrica. Il valore medio dell’ACP di Bagnore 3 è 4,3 volte più alto di una centrale a carbone e circa 35,6 volte più alto di una centrale a gas”. E’ a tutti noto che le centrali a carbone sono le centrali più inquinanti e pericolose per la salute pubblica;
5- La Risoluzione 8-00103, votata all’unanimità il 15 aprile 2015 dalle Commissioni parlamentari
VIII – Industria e Attività produttive (presidente On. Epifani) e X “Ambiente” (presidente On.
Realacci), chiede al Governo esattamente quello che questi sindaci stanno contestando, cioè di  “assumere iniziative per rivedere gli attuali meccanismi incentivanti garantiti al geotermico, in
quanto fonte rinnovabile, al fine di sostenere maggiormente quelle a minore impatto ambientale”, giustificando questo suo indirizzo, solo oggi in via di elaborazione al MISE, poiché ripetutamente sollecita che: “si tenga conto in particolare delle implicazioni che l’attività geotermica comporta relativamente al rischio di inquinamento delle falde, alla qualità dell’aria, all’induzione di micro sismicità”. Quelle due Commissioni avevano ascoltato in precedenti audizioni diversi scienziati;
6- il Parlamento Europeo ha segnalato la necessità di limitare i contributi pubblici alle tecnologie
geotermiche più inquinanti;
7- la maggioranza dei Comuni geotermici e Comuni confinanti, consultati dalla Regione Toscana al fine di definire quali siano le Aree Non Idonee alla geotermia del loro territorio, hanno deliberato che il 100% del proprio territorio NON è idoneo a sopportare impianti geotermici a media e alta entalpia. Tali Comuni alla data del 15.4.2018, sono ben 28 su 44, tra cui diversi Comuni definiti Geotermici. Sono tutti allarmisti?
8- la Regione Toscana, avendo ricevuto dal Parlamento italiano la delega a stabilire i limiti di
emissione per le centrali geotermoelettriche, ha ritenuto di fissare tali limiti con la Delibera di
Giunta Regionale n. 344/2010, ma nel riportare i limiti di emissione premette che “… tali valori
non costituiscono riferimenti per la tutela sanitaria, ma sono limiti tecnologici stabiliti sulla base
delle “migliori tecniche disponibili” e in relazione alle caratteristiche dei fluidi utilizzati”. Ciò
significa che il non superamento dei valori di emissione non garantisce affatto la tutela sanitaria;
9- nella stessa Delibera GR Toscana n. 344/2010 è scritto: “I livelli di emissione di ammoniaca
sono estremamente significativi e rappresentano per importanza, dopo l’agricoltura, la seconda
sorgente regionale di emissione per questo inquinante”. A pagina 33, paragrafo 3, si legge
relativamente alla ammoniaca: “La riduzione delle emissioni di questo inquinante è importante
soprattutto perché, tra l’altro, l’ammoniaca partecipa alla formazione della componente
inorganica del PM 10 secondario sotto forma di solfati e nitrati di ammonio”. A Pagina 37 si fa
notare: “come queste emissioni siano concentrate essenzialmente nell’area dell’Amiata, dove
l’emissione specifica di NH 3 per centrale è di circa 620 tonnellate [all’anno, n.d.r.] contro le 100
tonnellate nell’area tradizionale Val di Cornia, le 120 tonnellate nell’area Travale-Chiusdino e le
160 dell’area tradizionale Larderello. I dati mostrano chiaramente come le Centrali nell’area
Amiata presentino emissioni specifiche di ammoniaca decisamente superiori a quelle di tutte le
altre zone geotermiche. L’attuale tecnologia degli impianti geotermoelettrici non consente di
ridurre in maniera significativa le emissioni di ammoniaca. Lo stesso AMIS ha un effetto parziale
al momento non quantificabile rispetto all’emissione complessiva”.
A pag. 58: si delineano scenari riguardanti, tra le altre, le emissioni di mercurio e si afferma come “l’area amiatina rappresenta di gran lunga la maggior fonte di emissione di questo inquinante”;
10- nel parere con prescrizioni all’esercizio della centrale di Bagnore 4, a firma del dr. Spagnesi,
dirigente della USL, si legge “… Si precisa che per i valori totali degli elementi chimici tossici si
deve perseguire l’obiettivo di minimizzare la loro presenza sia in termini di concentrazione che di carico di massa. Gli attuali limiti di legge (Dlgs 152/2006 allegato 5 Tabella n.1) previsti per le
concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) nel suolo, sottosuolo e acque sotterranee per la
destinazione d’uso di verde pubblico, privato e residenziale non devono essere considerati un limite auspicabile. Ciò che dobbiamo perseguire è la minimizzazione della contaminazione ambientale”.

Rattrista e fa indignare vedere come amministratori eletti per tutelare gli interessi e la salute dei
cittadini, i loro territori e l’ambiente, assumano posizioni antiscientifiche, antieconomiche e anche contro il buon senso, senza rendersi conto che la geotermia industriale, inquinante e speculativa, che porta alla monocoltura, è ormai alla fine; è solo questione di tempo. Prolungarne la vita solo grazie agli incentivi pagati sulle bollette serve solo a prolungarne l’agonia e fare ulteriori e gravi danni alla salute e ai territori.

SOS Geotermia, aderente alla Rete NoGESI

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geotermia elettrica: se un’energia non è pulita non deve essere incentivata

8 novembre 2018

E’ notizia recente, redatta dal Gruppo Intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc) che già entro il 2030 la temperatura globale del nostro pianeta potrebbe crescere di 1,5 gradi C° rispetto ai livelli pre-industriali. Il rischio più grande che l’umanità sembra stia correndo sarebbe di arrivare in tempi relativamente brevi ad un punto di non ritorno sul fronte climatico con un conseguente aumento della frequenza e dell’intensità di fenomeni meteorologici estremi.
Pare ormai certo che bruciare combustibili fossili per tutte quelle attività umane che lo richiedono, per produrre ad esempio energia elettrica o per attività industriali o per muovere automobili, presenta un pesante risvolto della medaglia in termini ambientali, poichè va ad aumentare l’effetto serra con conseguenti immense ricadute a livello globale.
La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, come da pannelli solari o da pale eoliche, diventa quindi una priorità assoluta che dovrebbe trovare la massima applicazione poichè il punto di non ritorno per l’umanità sembra essere davvero vicino.
La gravità della situazione dovrebbe richiedere massima serietà, onestà intellettuale e scientifica ed attenzione da parte dei governi e di tutte le amministrazioni, che dovrebbero prodigarsi affinchè si arrivi a comportamenti effettivamente virtuosi dal punto di vista ambientale, elaborando politiche serie e responsabili a cui dare massima priorità attuativa.
In questo grave quadro generale, la bozza del testo del decreto Fer 1, inviata di recente dal Ministero dello Sviluppo economico a quello dell’Ambiente, per la regolamentazione degli incentivi alle rinnovabili, presenta un’importante novità: esclude la produzione di energia elettrica da fonte geotermica dal sistema di incentivi invece concesso alla produzione di energia da pannelli solari, da fonte idroelettrica e da sistemi eolici.
Finalmente si riconosce che determinati sistemi produttivi, quali gli impianti geotermici per la produzione di energia elettrica industriale, per il tipo di impatto ambientale che provocano necessitano di una regolamentazione specifica più restrittiva.
Come Comitato contro la geotermia elettrica industriale, ci stiamo battendo da anni affinché i nostri amministratori imbocchino una strada effettivamente coerente con la gravità della situazione climatica globale.
A chiunque sembrerebbe assolutamente palese, ovvio!, che se le centrali geotermiche producono, come ampiamente dimostrato, gas serra climalteranti assolutamente paragonabili, per tipologia e per quantità, a quelli prodotti da una centrale a gas o a combustibile fossile, esse non possano essere considerate “centrali pulite”. Entrambi i tipi di centrali dovrebbero essere, coerentemente, dismesse.
Allo stesso modo, se la produzione da fonte geotermica si basa su pozzi che hanno una durata media di 20/30 anni, necessitando di continue perforazioni (ad oggi,  per 33 centrali esistenti, sono stati trivellati circa 1000 pozzi) che assicurino continuità di approvvigionamento, essa non può essere considerata  “rinnovabile” (si definisce energia rinnovabile, una qualsiasi fonte energetica che si rigenera almeno alla stessa velocità con cui si utilizza”. In accordo con l’Agenzia Internazionale dell’Energia – International Energy Agency (IEA) – rientrano in questa categoria: l’energia solare, l’energia eolica).
La geotermia elettrica industriale non è quindi nè sostenibile, nè rinnovabile.
Assurdo quindi che goda degli stessi incentivi elargiti ai pannelli solari od alle pale eoliche.
Le centrali Enel ad alta entalpia con emissione diretta in atmosfera di gas assolutamente nocivi per la salute del pianeta sono inaccettabili.
Anche il comportamento di Enel, con le sue 33 centrali ad alta entalpia con emissione dei gas direttamente in atmosfera, è quanto meno stupefacente e dimostra grande irresponsabilità quando, per esempio, dichiara, attraverso i suoi portavoce, di essere in grado di controllare le emissioni in atmosfera attraverso filtri Amis che però sappiamo essere spesso malfunzionanti, o addirittura spenti. Filtri chimici che per poter funzionare necessitano di grosse quantità di soda caustica (decine di migliaia di tonnellate), sostanza velenosa che viene prodotta con forti impatti sull’ambiente e il cui trasporto avviene su gomma con mezzi pesanti che aggiungono emissioni alle emissioni. Per ultimo, i filtri Amis intervengono solo su due sostanze, acido solfidrico e mercurio (del mercurio solo i vapori), una parte risibile per quantità e tipologia dei gas emessi in totale. I gas geotermici  climalteranti più dannosi, il metano e la CO2, dopo aver attraversato i filtri senza trovare ostacoli si disperdono nel nostro cielo.
Sappiamo molto bene che anche per le centrali a ciclo binario che prefigurano la reiniezione totale dei fluidi geotermici i rischi di inquinamento sono elevati. Molto elevati.
Rischi causati dal fatto che in Italia i fluidi geotermici contengono quantità rilevanti di gas non condensabili che sono difficili da reiniettare totalmente. In altre parti del mondo, come ad esempio in Nuova Zelanda, dove si trovano fluidi geotermici simili ai nostri, i gestori degli impianti binari reiniettano solo la parte liquida scaricando direttamente in atmosfera i gas.
In altre parole, la reiniezione totale nel sottosuolo è molto complicata e dispendiosa; dal punto di vista della convenienza produttiva, meglio far sfogare direttamente i gas in atmosfera, con la sicurezza che le autorità preposte al controllo non muoveranno nessuna obiezione.

Leggiamo sulla stampa che i sindaci di diversi comuni della Toscana (come Loris Martignoni di Pomarance o Alberto Ferrini di Castelnuovo Val di Cecina) si sono detti molto preoccupati riguardo al fatto che Enel possa perdere gli incentivi di cui ha goduto fino ad ora. Soprattutto dal punto di vista dell’occupazione nel territorio, a loro dire grandemente dipendente dai posti di lavoro assicurati da Enel.
La notizia non ci meraviglia poichè, ormai è un fatto assodato,  la geotermia elettrica industriale deprime i territori dove sorgono le centrali determinandone l’abbandono da parte della popolazione e delle attività produttive tipiche della regione.
Turismo, agricoltura di qualità, artigianato non sono compatibili con la presenza di centrali geotermiche, come ampiamente dimostrato dai dati statistici riguardanti i comuni dove è già presente la geotermia industriale da decenni e che vedono i comuni “geotermici” fra i comuni più poveri ed economicamente depressi della Toscana.
Quindi, senza gli incentivi che Enel elargisce, questi comuni sarebbero condannati ad un livello inaccettabile di povertà.
La geotermia elettrica industriale non porta occupazione se non quella minima direttamente collegata al funzionamento delle centrali. Non porta benessere. Non porta progresso.
Rendiamocene conto. Non per picca politica o di puntiglio ideologico, ma perchè non è più tempo di prenderci in giro.
E’ giunto il momento di agire coerentemente secondo criteri che rispettino la salute, il benessere ed il futuro di tutto il pianeta, noi compresi, lasciando da parte risibili interessi di bottega e senza barattare per una manciata di posti di lavoro un sano sviluppo occupazionale ed ambientale del territorio, sviluppo che si può ottenere con attività molto più pulite.
Lasciamo che siano i dati scientifici e tecnici a determinare se una fonte di produzione energetica sia effettivamente rinnovabile e sostenibile ed evitiamo che interessi di convenienza politica o di bottega influenzino scelte di fondamentale importanza per il nostro futuro.
Consideriamo le evidenze con correttezza, onestà ed obiettività dando priorità assoluta alla questione climatica.

Ci auguriamo che il Ministero dell’Ambiente e la nuova compagine governativa prendano atto della gravità della situazione, scegliendo l’attuazione di politiche coraggiose ma necessarie, senza badare alle proteste di coloro che vantano meri, irresponsabili interessi di parte.
Tagliare gli incentivi giustamente dedicati alle rinnovabili, estromettendo dal loro godimento quelle fonti di produzione di energia che nulla hanno di rinnovabile nè di sostenibile, come la geotermia elettrica industriale, ci sembra un necessario, eccellente inizio.
Al contrario, la proposta di legge per la regolamentazione della geotermia recentemente presentata per la discussione al consiglio regionale della Toscana, dal consigliere dell’opposizione, Giacomo Giannarelli del Movimento 5 Stelle, ci sembra un passo indietro di rara gravità, sia nel contenuto della proposta, che non fornisce alcuna risposta o soluzione alle gravi criticità segnalate dai Comitati, sia, soprattutto, perchè assolutamente contraria alla posizione che lo stesso Giannarelli ed il suo schieramento politico, avevano espresso prima delle recenti elezioni politiche.
Un’inaspettata marcia indietro del Movimento 5 Stelle a favorire esclusivamente gli interessi degli industriali geotermici.

Speriamo che i recenti gravi fatti di emergenza meteorologica contribuiscano a convincere i nostri amministratori di quanto sia importante far prevalere saggezza e coerenza.

Comitato Difensori della Toscana

articolo pubblicato su oksiena.it

Storia dell’inquinamento geotermico, 2007 annus horribilis, ma fortunatamente le cose cambiano

30 settembre 2018

Storia dell’inquinamento geotermico, 2007 annus horribilis, ma fortunatamente le cose cambiano

La storia degli ultimi decenni ha visto la chiusura di miniere di carbone, la chiusura di vecchie centrali termoelettriche, la chiusura di vecchie acciaierie, il divieto di produzione e di utilizzo del DDT, dell’eternit, della benzina al piombo. Recentemente alcune case automobilistiche hanno annunciato che entro pochi anni smetteranno di produrre le auto diesel. Le centrali geotermiche invece non le vogliono proprio levare di torno.

Il problema è politico, o meglio sono i politici che continuano a difendere la geotermia industriale pur essendo consapevoli di quanto sia nociva. Un momento storico in cui la politica ha fatto grossi danni in questo senso è stato l’anno 2007, ma per capire meglio cos’è successo in quell’anno occorre prima fare un breve riassunto di cosa è avvenuto negli ultimi decenni a livello europeo per quanto riguarda il settore energia. Dagli anni ’80 in poi il tessuto economico dell’Europa ha cominciato a trasformarsi e gli stati membri hanno aperto le proprie frontiere per favorire la liberalizzazione del mercato in molti settori economici compresi quelli energetici. La prima direttiva europea che parla esplicitamente di liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica è la 96/92/CE del 1996. Si stava diffondendo l’idea che non dovevano più esserci situazioni di monopolio ma solo libera concorrenza. Nel 2002 si arrivava alla moneta unica, ma in Italia non tutto stava andando come avrebbero voluto gli altri Stati europei in quanto permanevano situazioni di monopolio. Va detto che le società industriali serie non hanno problemi ad operare in regime di concorrenza. Le società meno serie invece, se abituate ad essere protette dallo Stato, quando arriva la concorrenza, e specialmente quando è straniera, rischiano di finire fuori mercato.

Cosa succede nel 2007? Enel, che intasca dallo Stato centinaia di milioni di euro attraverso certificati verdi (ottenuti con la geotermia inquinante), offre qualche milione alle amministrazioni locali per poter rinnovare le concessioni in scadenza, per poter costruire nuove centrali occupando anche nuovi territori e per far eseguire ad altri (es Cosvig) varie attività anche di “immagine” (marketing, convegni, studi, ecc.) che servano a scongiurare o ad allontanare nel tempo la fuoriuscita dalla posizione di mercato occupata.

E’ così che nel 2007 Enel, la Regione Toscana (PD) e il Ministero dello Sviluppo Economico (Bersani, PD) si mettono d’accordo e firmano un documento intitolato “Accordo Generale sulla Geotermia”.

Va ricordato che questo accordo “volontario” i cittadini non l’hanno mai richiesto. Per quanto sia stato firmato anche dai sindaci geotermici e dai presidenti degli enti locali (in maggioranza provenienti da liste di centro-sinistra in cui erano presenti anche dipendenti Enel), non risulta che i cittadini siano mai stati direttamente informati o consultati, come dovrebbe avvenire nei territori europei quando ci sono decisioni che riguardano l’ambiente. La partecipazione del pubblico, prevista dalle normative europee, forse è un concetto che non appartiene a questi politici.

Cosa ottiene la monopolista Enel con questo accordo: per ogni nuovo MW di potenza che le verrà permesso di installare, dando per scontato che tutti i progetti otterranno VIA positiva da parte della Regione, pagherà solo 650000 € spalmati su 10 anni, cioè 65000 € ogni anno. Tali somme verranno versate da Enel solo dopo aver intascato i certificati verdi finanziati con i soldi pubblici. Vengono previsti 112 nuovi MW con nuove centrali da costruire tra il 2007 e il 2011 con la possibilità di aggiungere altri 88 nuovi MW e arrivare a 200 MW totali entro il 2024. Se per ogni MW installato vengono mediamente prodotti 8000 MWh di energia elettrica all’anno, per ogni MW installato l’incasso annuo si aggira intorno a 1184000 € ( per ogni MWh circa 50 € prezzo di mercato + 98 € di incentivi = 148 € ). La cifra di 65000 € allora corrisponde a solo il 5,5% dell’incasso annuale e viene pagata per soli dieci anni. Dall’undicesimo anno in poi Enel incassa gli incentivi e non versa più un soldo. Dopo aver fatto questo ottimo affare Enel negli anni a venire avrà altre occasioni per intessere buoni rapporti con gli uomini del PD. Nel 2014 ad esempio l’avvocato Alberto Bianchi, il presidente “cassiere” della fondazione di Renzi, verrà eletto nel consiglio d’amministrazione di Enel.

Nel frattempo i lavoratori Enel del settore geotermia dal 2007 al 2017 sono passati da 700 a 600 unità. A livello locale l’accordo ha fatto aumentare il numero di centrali e la produzione di energia, ma i soldi sono finiti da altre parti. Ai territori sfruttati sono rimaste le aree inquinate e l’aumento della disoccupazione (aree di crisi).

Parliamo ora dei principali firmatari dell’accordo. Nella primavera del 2006 le elezioni politiche venivano vinte dalla coalizione di partiti e raggruppamenti di centro-sinistra chiamata “l’Unione”. Iniziava così il governo Prodi II. I partiti DS e Margherita, che formavano il raggruppamento chiamato “L’Ulivo”, si sarebbero fusi tra di loro nell’autunno del 2007 trasformandosi in PD. In tale governo il ministro del Mise era Pier Luigi Bersani. Bersani durante il suo mandato di ministro emanava tra le altre cose il Decreto n. 7/2007 sulle liberalizzazioni conosciuto anche come Decreto Bersani. Nei discorsi ufficiali Bersani parlava di Europa e di bisogno di concorrenza mentre nelle interviste televisive dava il meglio di sé come imbonitore. Famose erano le sue battute, tipo quelle sul tempo che lui non perdeva a pettinare le bambole o smacchiare i giaguari. Intanto, mentre l’opinione pubblica veniva distratta dalle storielle, lui senza perder tempo firmava accordi volontari che garantivano entrate per milioni di euro alla monopolista Enel. Nel 2009 Bersani diventava segretario del PD. Nel 2007 il presidente della Regione Toscana era Claudio Martini (PD), che avendo lavorato bene (per il partito) è stato premiato con un posto da senatore nella legislatura 2013-2018. L’amministratore delegato di Enel era Fulvio Conti, che oggi è diventato presidente di Telecom. Tutti questi personaggi in qualche modo sono stati premiati dopo aver favorito un enorme giro di soldi pubblici provenienti da incentivi fatti intascare a chi inquina. Invece di premiarli la cosa più giusta sarebbe stata obbligarli a respirare a vita i gas in uscita dalle centrali. Per noi cittadini l’accordo del 2007 ha avuto e sta avendo pesanti ripercussioni e purtroppo ne avrà anche per le future generazioni.

Ma le cose cambiano. Hanno chiuso le fabbriche di amianto, hanno chiuso le miniere di mercurio, hanno dismesso tanti impianti inquinanti, verrà il giorno in cui verranno spazzati via questi elementi dannosi e verranno chiuse anche queste insostenibili e velenose centrali.

 

Fine della prima parte

Nei prossimi post approfondiremo gli argomenti Cosvig, Arpat, Ars, ecc.

By Difensori della Toscana

Chi ci perde e chi ci guadagna nello sviluppo della geotermia elettrica industriale?

19.09.2018

Cari segretari CGIL Maurizio Brotini, Simone Porzio, Fabio Berni e Giulia Bartoli,

come membro Comitato Difensori Della Toscana del comune di Casole D’Elsa vorrei ribattere alle vostre certezze a favore della geotermia.

Sono Marina Sartor del Comitato Difensori della Toscana e ho letto su Notizie in un Click del 17 settembre scorso un vostro comunicato a favore dello sviluppo della geotermia elettrica industriale in Toscana. Ritenete la geotermia un’energia rinnovabile, rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Da dati Arpat risulta che le centrali geotermiche per la produzione industriale di energia elettrica emettono anidride carbonica quanto una centrale a gas e sono fonte di emissioni di arsenico, acido solfidrico, mercurio, radon e altri metalli, tutte sostanze altamente nocive per la salute. In Amiata, dove è stata fatta un’indagine epidemiologica, emerge una mortalità superiore del 13% rispetto alla media toscana, frequentemente per tumori ai polmoni e malattie cardiovascolari. Nell’area di Larderello non sono ancora state fatte indagini di questo tipo.
Sorge spontaneo avere qualche dubbio sullo stato di salute dei cittadini e sulla qualità dell’aria che si respira nei dintorni delle centrali e riguardo alla quantità e varietà dei metalli pesanti che si depositano sui terreni circostanti.
Affermare che incentivare la geotermia possa incentivare lo sviluppo economico a vantaggio di altre realtà produttive, partendo dal presupposto che il costo dell’energia elettrica risulti ridotto se prodotto da fonte geotermica, mi sembra una vana speranza. Tutti i nuovi insediamenti geotermici in progetto godranno di sovvenzioni in quanto produttori di energia ritenuta rinnovabile, e sono proprio questi i cespiti su cui contano i concessionari delle coltivazioni per realizzare i loro lauti guadagni. Penso che le società investitrici siano interessate ad avere un ritorno economico e non a fare beneficenza.

Inoltre, vorrei far notare che ad oggi nei territori dove è già insediata la geotermia, la corrente elettrica si paga con tariffe identiche al resto del paese e che tali territori non sono diventati aree di notevole sviluppo economico. Per colmo del ridicolo succede persino che a Radicondoli dove era previsto il teleriscaldamento, come beneficio derivante dalla geotermia, i cittadini che lo volevano dovevano pagare fior di quattrini per allacciarsi poiché nulla veniva regalato dagli imprenditori geotermici. Il risultato, dopo qualche anno di lavori, è che la strada principale del paese è ancora sventrata ma del teleriscaldamento non c’è ancora traccia.

L’economia a Larderello (area storicamente ad alta concentrazione di centrali geotermiche) si regge faticosamente in piedi solo grazie alle sovvenzioni degli industriali della geotermia; le quotazioni immobiliari delle case nel suo territorio, che sta peraltro subendo un importante spopolamento, sono fra le più basse della regione, e in Amiata, altra zona vocata alla geotermia industriale, non mi risulta ci sia stato un incremento produttivo e i vivai nati con la geotermia non sono floridi.

Che dire della rinnovabilità della risorsa? Dall’inizio della geotermia in Toscana sono stati fatti quasi 1000 pozzi . All’inizio il vapore necessario, si trovava ad una profondità di 150 metri; ora lo si trova mediamente a 2000/3000 metri e in qualche posto si scende anche più sotto.

Non è mai stato fatto uno studio sulle risorse idriche, nonostante le centrali geotermiche sorgano in posti siccitosi, sempre a corto di acqua in estate, soprattutto nella zona di Larderello e dintorni. Non sappiamo quanto incida la geotermia ad alta entalpia e nemmeno se sta inquinando le falde potabili.
Nei vari incontri avuti nel passato con gli assessori all’ambiente, anche assieme agli altri comitati attivi contro la geotermia speculativa ed inquinante nei vari territori interessati, non è mai stata data risposta ai quesiti di cui sopra e, sorprendentemente, non è mai stato reso noto nessuno studio in merito!

Un ‘altro problema che non si tocca mai è il rischio di subsidenza e terremoti indotti viste le profondità dei pozzi. Anche qui non abbiamo studi certi, ma il principio di precauzione a mio avviso dovrebbe essere d’obbligo.

Un altro tema che mi è caro è il futuro economico che si profila nelle zone ultimamente interessate da richieste di coltivazione geotermica, ma nuove sulla scena geotermica. Ad esempio Montalcino, con le sue colture di grande pregio vitivinicolo; oppure zone paesaggisticamente molto note come il Masso delle Fanciulle, lungo il fiume Cecina, con 5000 firme raccolte per la sua salvaguardia, assolutamente non recepite dalla Regione Toscana.

A tutto questo bisogna aggiungere il gran numero di aziende piccole e grandi che hanno investito in agricoltura di pregio e biologica ed il successo di tanti agriturismi che danno lavoro a molti cittadini nel territorio.

Cosa ne sarebbe di queste economie se si scegliesse di insediare la geotermia elettrica industriale nei territori dove si sono sviluppate? Persone che hanno investito e rischiano di perdere tutto, e ciò vale anche per l’indotto creato, in cambio di un’energia la cui produzione non risulta portare un aumento dell’occupazione, salvo che in maniera temporanea per la costruzione delle centrali, dato che può contare su tecnologie moderne che necessitano di pochissima manodopera, circa 5 addetti per ogni centrale. Uno scenario quindi, a mio avviso, decisamente deficitario dal punto di vista occupazionale.

Ho elencato una serie di dubbi che spero farete vostri. Sarebbe un piacere incontrarvi, magari con gli altri comitati contrari allo sviluppo della geotermia nei territori abitati, possibilmente per cercare assieme delle soluzioni. Sottolineo che, come Comitato, non siamo contrari allo sfruttamento della geotermia a bassa entalpia e siamo convinti che un maggiore incentivo dato alle famiglie per l’istallazione di pannelli solari costerebbe meno allo Stato, alla salute dei cittadini, all’ambiente, all’aria e all’acqua, rispetto alla scelta geotermica.
Incontriamoci, promuoviamo insieme uno studio serio sull’acqua, sulla salute, sul rischio terremoti e subsidenza, sul rischio economico e scopriamo veramente chi ci perde e chi ci guadagna nello sviluppo della geotermia elettrica industriale.

Cordialità
Marina Sartor
Casole D’Elsa

Attivista Comitato Difensori della Toscana

 

Il misterioso caso delle 21 centrali geotermiche e della subsidenza del bacino del Fiume Cornia

Toscana, Europa, 21 luglio 2018

I due post che abbiamo pubblicato in precedenza sulla subsidenza da geotermia contenevano alcune domande lasciate in sospeso tra cui: “Subsidenza da sfruttamento geotermico. Perchè nessuno ne parla?”. Oggi proponiamo un’ennesima risposta che formula una nuova domanda: “forse perchè è sconveniente per chi manovra il denaro pubblico che viene utilizzato per finanziare la geotermia elettrica speculativa e inquinante?”.

Cerchiamo allora con questo post di spiegare cosa succede in Val di Cornia a causa dello sfruttamento geotermico. Come avevamo già accennato in precedenza, l’Agenzia Spaziale Europea ha lanciato nel corso degli ultimi anni numerosi satelliti spaziali a scopo scientifico. Per merito dei satelliti ERS, Envisat e Sentinel, dotati di sofisticati strumenti di misura radar, è stata data ai paesi membri l’opportunità di poter studiare e misurare con grande precisione la subsidenza di tutte le aree a livello locale. Cercando in rete pubblicazioni scientifiche sull’area della Val di Cornia abbiamo finalmente trovato un coraggioso documento datato 2013, scritto in inglese e firmato da due ricercatori italiani, Ascanio Rosi e Andrea Agostini, intitolato: “Subsidence analysis in the Cornia river basin (Southern Tuscany, Italy) by using PSInSAR technique”. L’unica parte scritta in italiano di tutto il documento è il riassunto iniziale che fedelmente riportiamo:

“RIASSUNTO  Analisi della subsidenza del bacino del Fiume Cornia (Toscana meridionale) mediante uso della tecnica PSInSAR.

Questo lavoro è stato finalizzato alla mappatura, tramite interferometria radar satellitare a riflettori permanenti (PSInSAR), dei fenomeni di subsidenza che interessano il bacino del fiume Cornia e le aree limitrofe. Dall’analisi dei dati interferometrici sono stati individuate due aree a maggiori velocità di subsidenza, entrambe già note in letteratura: l’area geotermica di Larderello e la pianura nei pressi dell’abitato di Venturina, nel comune di Campiglia Marittima. Dalle analisi è emerso che le subsidenze che interessano l’area geotermica sono caratterizzate da velocità di deformazione di circa 25 mm/anno nei pressi di Larderello, e di circa 35 mm/anno nei pressi di Sasso Pisano. Nei pressi di Venturina la mappatura dell’area in subsidenza ha riportato risultati simili a quelli presenti in letteratura, con velocità di abbassamento di circa 10 mm/anno.”

La parte restante dello studio è scritta in inglese. Seguono le quattro righe conclusive dello studio:  “In the geothermal fields area, the subsidence trend resulted to be concentric, with a  maximum subsidence velocity in Sasso Pisano area, in correspondence with the deepest geothermal well of the whole area (4093 m).” Tradotto in italiano in termini semplici: nell’area di sfruttamento geotermico di Sasso Pisano la subsidenza appare distribuita in modo concentrico e la massima velocità di sprofondamento si registra in corrispondenza del pozzo geotermico più profondo dell’intera area (4093 m), come visibile in fig. 6 (sotto a sinistra).
Abbiamo provato a georeferenziare e rendere trasparente la figura 6 dello studio per capire quante centrali sono presenti nell’area. Ogni pallino rosso nell’immagine a destra rappresenta una centrale, quindi il risultato è il seguente: ben 21.

   

(cliccando sulla figura a destra si apre una mappa in google maps in cui sono visibili tutte le centrali toscane aggiornate al 2010)

La subsidenza a Sasso Pisano è causata dall’estrazione di grandissimi quantitativi di fluidi (acqua, vapore e gas vari) che invece di essere reiniettati vengono dispersi in atmosfera, per circa il 70 % del loro peso, attraverso le torri di raffreddamento delle centrali. Nel caso della centrale da 20 MW in costruzione a Monterotondo Marittimo il progetto dichiara che dalle torri di raffreddamento verranno fatte evaporare mediamente 90-105 tonnellate/ora di acqua (progetto-Milia vedi pag. 19). Considerato che le centrali posizionate all’interno del bacino idrografico del fiume Cornia sono 15, sarebbe interessante capire quanta acqua viene dispersa complessivamente. Noi azzardiamo una cifra: circa 12 milioni di metri cubi annui, ma forse, considerato che l’acqua è un bene comune, qualche ente pubblico dovrebbe pubblicare ufficialmente la quantità esatta.

Ma chissà perché nessuno la pubblica. Non se ne parla nemmeno nel progetto Life Rewat, una specie di contratto di fiume del bacino del basso Cornia che permette di ricevere soldi dalla Comunità Europea. Un incredibile progetto pagato con soldi pubblici studiato per risparmiare l’acqua a valle di un fiume ignorando completamente quello che succede a monte (Delibera Giunta Regionale 329/2018).

By Difensori della Toscana

Geotermia e subsidenza, la verità negata ai cittadini

Toscana, Europa, 10 giugno 2018

Il titolo del precedente post sulla subsidenza geotermica conteneva una domanda lasciata in sospeso: “Subsidenza da sfruttamento geotermico. Perchè nessuno ne parla?”. Oggi proponiamo una risposta che formula una nuova domanda: “forse perchè Enel non vuole?”.

Negli ultimi decenni l’Agenzia Spaziale Europea, che è finanziata anche dall’Italia, ha speso miliardi di euro nel campo delle più moderne tecnologie per poter disporre di strumenti che fossero in grado di compiere misurazioni precisissime sui parametri che riguardano l’atmosfera, i mari, la superficie terrestre e l’ambiente in generale. Un progetto di successo che ha avuto corso dal 2002 al 2012 è stato il lancio in orbita da parte dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) del satellite Envisat (Environmental Satellite, cioè satellite ambientale). Al pari dei satelliti ERS, che l’hanno preceduto, Envisat aveva a bordo alcuni sofisticati strumenti tra cui un ASAR (Advanced Synthetic Aperture Radar), un radar capace di rilevare variazioni di quota delle superfici con precisione millimetrica. La tecnica di misurazione originale denominata Interferometria Differenziale SAR (DInSAR) è stata nel tempo ancor più perfezionata con l’introduzione di nuove tecniche aggiuntive tra cui la cosiddetta Persistent Scatterer Interferometry (PSI). Negli anni successivi al lancio di Envisat sono fiorite in tutta Europa numerose ricerche scientifiche basate sui dati inviati dal satellite. Le mappature della subsidenza delle varie regioni europee sono diventate oggi ancora più precise e facili da elaborare per tutte le comunità che ne abbiano necessità.
Se cerchiamo in rete pubblicazioni scientifiche sulla subsidenza nelle aree geotermiche toscane abbiamo però una sorpresa: su tale argomento gli italiani hanno condotto pochissimi studi, quasi tutti sono scritti in lingua inglese e parlano in modo generico delle tecniche di misurazione senza però riportare i risultati delle misure effettuate sulle aree colpite dal problema. Sappiamo bene che generalmente nel mondo viene utilizzata la lingua inglese per diffondere informazioni di tipo scientifico, tuttavia appare strano che per quanto riguarda il fenomeno della subsidenza da sfruttamento geotermico non si trovino documenti scritti in italiano che possano essere letti dagli italiani direttamente interessati.  Per dare un aiutino a chi non conosce la lingua inglese abbiamo preso a campione un lavoro di quattro ricercatori dell’Università di Firenze e ne abbiamo estratto un frammento cartografico sviluppando alcune osservazioni.
E’ uno studio pubblicato nel 2014 dal titolo:  A Procedure to Map Subsidence at the Regional Scale Using the Persistent Scatterer Interferometry (PSI) Technique
In questo studio vengono descritti i metodi con cui si può arrivare a calcolare la subsidenza con estrema accuratezza, in particolare viene descritto come si possa misurare lo sprofondamento lungo l’asse verticale distinguendolo dagli spostamenti che avvengono lungo gli assi laterali. A pag. 10517 dello studio si trova una pittoresca mappa multicolor, piena di pallini colorati, che anche il cartografo più bravo farebbe fatica a collocare con precisione viste le coordinate segnate in modo approssimativo. La legenda che accompagna la mappa spiega che i pallini sono:

  • rossi se lo sprofondamento è massimo (da -5,16 a -3 mm/anno),
  • gialli se lo sprofondamento è medio (da -2,99 a -1,50 mm/anno),
  • verdi se lo spostamento sulla verticale è prossimo allo zero (da -1,49 a +1,5 mm/anno)
  • celesti o blu se è stato rilevato uno spostamento del suolo verso l’alto, questo può verificarsi quando in un’area vengono reiniettati grossi quantitativi di fluidi.

La mappa multicolor riesce sicuramente a trasmettere l’idea che i satelliti spaziali valgono la spesa ma ci segnala che in qualche area del sud della Toscana la subsidenza si manifesta in modo preoccupante. Lo studio si limita a differenziare alcune piccole aree della mappa per grado di subsidenza evitando con cura di entrare nel merito del perché tale fenomeno sia più accentuato in alcuni precisi punti. Per poter capire quale potesse essere il motivo di sprofondamenti particolarmente rilevanti segnalati con pallini rossi, abbiamo sovrapposto l’immagine della mappa alla foto aerea dell’area oggetto di studio.  Tutto è stato chiaro: si tratta della zona di Piancastagnaio, comune che ospita diverse centrali geotermiche. Avendo a disposizione le foto aeree ad alta risoluzione abbiamo infine potuto scoprire che sotto a diversi pallini rossi si nascondevano pozzi e centrali. L’animazione che segue ne mostra un esempio.

(mappa su file kmz da scaricare e aprire con Google Earth)

Molti territori della Toscana hanno la caratteristica di essere franosi. Il territorio di Piancastagnaio è uno di essi e lo sfruttamento geotermico non può che peggiorarne la situazione già critica.
Se i ricercatori dell’Università di Firenze, finanziata con soldi pubblici, non parlano dei danni causati dalla geotermia per qualche sconosciuto motivo, lo facciamo noi.
Parliamo ora di altri soldi italiani spesi male. Sapete come si mantiene l’Agenzia Spaziale Europea? Le attività dell’Esa sono finanziate con il contributo economico di tutti gli stati membri, contributo  calcolato in base al prodotto interno lordo di ciascun Paese. L’Italia versa 512 milioni di euro l’anno, un contributo che corrisponde al 13,7% dell’intero budget ESA (dati 2017).
Mentre l’Italia spende 512 milioni di euro l’anno per partecipare ai programmi spaziali europei, i dati degli studi effettuati non vengono divulgati e i cittadini toscani non vengono nemmeno informati di quanto i loro territori stiano sprofondando per colpa della geotermia.

By Difensori della Toscana

 

 

 

 

 

Subsidenza da sfruttamento geotermico. Perchè nessuno ne parla?

26-05-2018

Che cos’è la subsidenza?

La subsidenza è un fenomeno di abbassamento del suolo che può avere cause naturali, legate a processi geologici, e cause artificiali o antropiche legate alle azioni dell´uomo, una di queste è il prelievo di fluidi dal sottosuolo.

Proviamo ad immaginare i serbatoi geotermici come delle grandissime spugne immerse nel sottosuolo formate da rocce porose, fratturate in più punti, dove il fluido geotermico a temperature e pressioni elevate riesce a scorrere e diffondersi lentamente e liberamente (ricordiamo che il fluido geotermico è composto da acqua per circa il 95%, per il restante 5% da gas, acidi, sali ed altre sostanze più o meno velenose). Dopo anni di sfruttamento in cui il fluido viene sottratto dai pozzi geotermici, senza un’adeguata reiniezione che compensi quanto sottratto, sotto la compressione dei pesanti strati geologici soprastanti le spugne indebolite dallo svuotamento inesorabilmente collassano e si schiantano. Il processo avviene lentamente nel tempo, centimetro dopo centimetro, con microterremoti che si ripetono a breve distanza di tempo altrimenti con terremoti più potenti ogni tot anni. Questo processo di sprofondamento è irreversibile. La spugna di roccia non ha proprietà elastiche e una volta schiacciata rimane in questa condizione per sempre. Anche se finisce lo sfruttamento il volume perso non potrà più tornare. Le generazioni future potranno sicuramente ingegnarsi nello sviluppare nuove tecnologie per sfruttare l’energia geotermica in modo rispettoso per l’ambiente, ma la terra che troveranno sarà già stata profondamente modificata da chi purtroppo oggi l’ambiente non lo rispetta, così come troveranno ormai impoveriti i serbatoi di energia presenti nel sottosuolo.

Nell’area circostante le centrali di Larderello, in un raggio di 5 km, tra il 1923 e il 1986 lo sprofondamento medio è stato di 120 cm, come dire 2 cm all’anno. In quell’area sono presenti centinaia di case abitate. Inutile ricordare che dove c’è subsidenza ci sono dissesti e frane. Nell’area vicina alle centrali di Sasso Pisano la velocità di sprofondamento ha raggiunto i 3,5 cm all’anno. Intorno alle centrali di Radicondoli, nelle vicinanze di Montalcinello, tra il 1973 e il 1991 lo sprofondamento è arrivato fino a 40 cm (Arpat). Prendendo questi ultimi dati abbiamo provato a calcolare il volume scomparso sotto agli impianti di Radicondoli: in soli diciotto anni il serbatoio sotterraneo si è ridotto di oltre un milione di metri cubi.

Parliamo ora della reiniezione dei fluidi. Viene raccontato da Arpat che la reiniezione mitiga i fenomeni di subsidenza. Arpat si è però dimenticata di dire che quando la reiniezione non viene fatta nello stesso serbatoio di provenienza non mitiga un bel niente. Gli acquedotti aziendali che Enel ha cominciato a costruire negli anni ’90 per convogliare le acque di condensa verso i pozzi di reiniezione, purtroppo per noi non si fermano negli immediati dintorni delle singole centrali, ma viaggiano per decine di chilometri (rete acquedotti). Accade così che i fluidi in uscita dalle centrali di Radicondoli, invece di essere reiniettati sul posto, vengono dirottati verso Larderello per essere reiniettati in altri serbatoi lontani da Radicondoli.  Per negare la dannosità di tale attività qualche geologo prezzolato potrà sempre raccontare che la Toscana è caratterizzata dall’avere un unico grande serbatoio geotermico e che anche dal punto di vista normativo non esiste nessun problema.

C’è un’altra questione sulla reiniezione e riguarda anche i progetti relativi alle centrali binarie. Anche se fosse effettuata la reiniezione totale la subsidenza ci sarebbe lo stesso perchè non possono essere reiniettati i fluidi troppo vicino al punto di estrazione e perché il volume dei fluidi raffreddati in uscita dall’impianto è inferiore rispetto al volume dei fluidi entranti. Per quanto riguarda le centrali Enel è ancora peggio, forse nemmeno il 35% del quantitativo totale di fluido estratto viene recuperato per essere reiniettato. Per la maggior parte i fluidi vengono dispersi in atmosfera attraverso le torri evaporative (es. progetto-Milia pag. 19). Sull’argomento spreco di acqua e soldi pubblici torneremo prossimamente e parleremo di cosa succede in Val di Cornia.

Ma come viene affrontato il problema della subsidenza a livello europeo? L’Europa affronta la questione in modo molto serio. L’ESA, l’ente spaziale europeo, ha avviato fin dal 1991 un progetto di monitoraggio dei vari parametri della superficie terrestre lanciando nello spazio i satelliti ERS a cui sono seguiti i satelliti Envisat e i Sentinel. Questi satelliti riescono a misurare la subsidenza anche se è solo di un millimetro.

Ma cosa fa la Regione? Mentre con una mano stanzia 650000 euro per monitorare dissesti, frane e subsidenza con l’altra mano firma un’autorizzazione che in pratica consente ad Enel di poter reiniettare i fluidi dove e come gli pare  disinteressandosi completamente della subsidenza (decreto-5756-2015).

Fine della prima parte

Fonti: Arpat, Enel, Regione Toscana, ESA

by Difensori della Toscana