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Geotermia e veleni: la quantità di Mercurio emesso dalle centrali

Geotermia e veleni: il Mercurio

Non essendo mai stata pubblicata la quantità totale di mercurio emesso sulle nostre teste annualmente dalle centrali geotermiche di Enel Green Power abbiamo provato a fare questo calcolo cominciando con la zona “nord” . Per l’area dell’Amiata provvederemo in futuro.
Le fonti dei dati a cui abbiamo attinto per fare il calcolo sono i report di Arpat sulle emissioni delle aree geotermiche pubblicati negli ultimi anni.
Come base di partenza è stato scelto il documento più recente e di più facile lettura, la tabella riassuntiva “geotermia-toscana-mercurio-totale-2011-2015” pubblicata nel dicembre del 2016.
Premesso che:
-nel report del 2015 non sono state dichiarate le condizioni di carico in cui si trovavano le centrali al momento dei controlli e considerando che una centrale fatta lavorare al di sotto del carico nominale emette meno veleni, non è stato possibile fare un controllo incrociato dei dati per poter verificare la correttezza delle misure.
-Secondo i report i filtri amis (abbattimento mercurio e idrogeno solforato) di alcune centrali hanno dimostrato, per quanto riguarda il mercurio, efficienze globali molto basse (report 2011, Nuova San Martino efficienza globale 8,9%, Nuova Monterotondo efficienza globale 9,4%): nel report del 2015 questo importante dettaglio scompare, in compenso i comunicati stampa di Enel insistono nel magnificare tali filtri.
-I frequenti guasti dei filtri amis possono purtroppo far aumentare le emissioni di una centrale anche del 10-20% (es. Valle Secolo 2, report 2015).
-Nel report 2015 non vengono riportati i dati che riguardano gli sfiori di centrale e di pozzo ( fluido geotermico direttamente emesso in atmosfera). Si parla di Kg di mercurio che sfuggono al conteggio finale.
-Il dato Nuova Serrazzano riportato nella tabella riassuntiva che indica 1 g/h per 60MW di potenza nominale, non torna. È stato utilizzato al suo posto il dato di 14.3 g/h scovato nella tabella 2 del report 2015.
-Le centrali della zona nord controllate da Arpat nel 2015 sono solo 7. Per fare il calcolo del mercurio emesso da tutte le centrali della zona nord è stato necessario lavorare sui dati che sono stati pubblicati negli anni precedenti. Un ultimo problema è che alcune centrali sono state controllate prima dell’installazione dei filtri amis ed altre sono state controllate prima del 2011 (Sasso 2, Nuova Monterotondo).
-Per quanto riguarda le emissioni mancanti sono stati incrociati i dati delle centrali note ed è stata ottenuta una media.
-Prendendo come riferimento i dati pubblicati dal 2010 ad oggi si ottiene un’emissione media di circa 0,2 g di mercurio per ogni MWh prodotto (report 2011, tabella 2.11).
-Per essere ancor più prudenti si è optato di considerare per le centrali mancanti un’emissione media di “soli” 0,1 g per MWh.
Considerando un funzionamento degli impianti di 8600 ore all’anno si ottengono i seguenti risultati:

emissioni di mercurio per le aree geotermiche di Larderello, Radicondoli e Lago, anno 2015

1295 Kg , dato teorico che non considera i malfunzionamenti dei filtri amis

1489 Kg , dato realistico ipotizzando +15% di emissioni per filtri Amis funzionanti in media 92 ore su 100 (tabella 17, report 2015)

In qualsiasi caso la quantità di mercurio immessa da queste centrali nell’ambiente in cui viviamo è spaventosa.

Alcune brevi considerazioni finali.
Questo calcolo è stato fatto da alcuni semplici cittadini e il risultato potrebbe essere molto sottostimato. Se i responsabili di Arpat volessero aggiungere qualcosa ce lo comunichino, ci aiuterebbero a interpretare ancor meglio i dati:     difensoridellatoscana@gmail.com
Le centrali diffondono veleno da decenni e nemmeno i tanto decantati filtri amis fermano questo scempio.
Il mercurio è stato immesso in passato e continua ad essere immesso oggi nei nostri territori a tonnellate e tonnellate portando danni alla collettività.
Il silenzio e l’inerzia dei vertici politici e degli amministratori pubblici di fronte a questi fatti non è più tollerabile.
Il prossimo soggetto che affermerà che la geotermia è un’energia pulita ora potrà essere tranquillamente sbugiardato.

fonti: Arpat report geotermia  2009, 2010, 2011, 2012, 2013, 2014, 2015, tabella mercurio 2011-2015,tabella calcolo

By Difensori della Toscana

Mercurio e geotermia. I sindaci negano il problema e minacciano querele.

report-geotermia-emissioni-2015

È stato recentemente pubblicato da Arpat un report sulle emissioni inquinanti di alcune centrali geotermiche Enel. Il report si riferisce al 2015, anno in cui su tutte le centrali Enel erano stati installati i cosiddetti filtri Amis. La tabella che vedete sopra è stata ottenuta ritagliando quella originale di Arpat, in questo modo i dati risultano più leggibili e si riesce a capire meglio cosa sta succedendo per esempio nelle tre centrali che circondano l’abitato di Larderello (Pomarance).

Facciamo una stima veloce: se le tre centrali citate nella tabella rilasciano sulle nostre teste mediamente  41 grammi di mercurio ogni ora, solo nel 2015 ci sono stati vomitati addosso 359 kg di mercurio!  Tutto questo succede da decenni. Non conosciamo le direzioni dei venti, non sappiamo dove ricada il mercurio, sappiamo solo che qualcuno ne soffrirà pesantemente le conseguenze, in special modo le donne gravide con i figli che portano in grembo.

Lo scenario peggiore però non è stato descritto ancora. I filtri Amis e gli impianti non sono efficaci al 100%, molte volte si guastano ed in quel caso, se i vapori vengono fatti sfiorare, il mercurio vola direttamente in cielo. Le centrali poi sono tutte collegate da una fitta rete di vapordotti ed i fluidi provenienti dai pozzi non sono tutti uguali. Se al momento delle verifiche programmate dall’Arpat vengono dirottati alle centrali interessate dai controlli i vapori provenienti dai pozzi mediamente meno sporchi i valori di mercurio in uscita dalle centrali risulteranno più bassi. Nei controlli fatti da Arpat non vengono menzionati quali siano i pozzi utilizzati al momento del controllo. Nessuno poi controlla le emissioni dei nuovi pozzi quando vengono spurgati scaricando in aria tonnellate di inquinanti per giorni e giorni.

Ricordiamo infine che le centrali toscane in esercizio (dati 31-12-2015) sono in tutto 36. L’esempio fatto vale per solo tre di esse. La realtà globale è quindi tristemente immaginabile.

segue video di Luca Mercalli che spiega la tossicità del mercurio

 

 

Ormai lo sanno anche i sassi: la geotermia toscana non è rinnovabile né pulita

Centrale Enel in azione. Si possono notare i vapori contenenti sostanze velenose

L’immagine comune che ci viene data della Geotermia è quella di una fonte energetica rinnovabile, alternativa alle centrali a combustione fossile ed a basso impatto ambientale.
Tuttavia, quando si approfondisce la conoscenza del procedimento attraverso il quale grandi impianti riescono a produrre energia elettrica a livello industriale ci si rende conto che la realtà è ben diversa.
In sostanza, le centrali esistenti iniettano grandissime quantità di acqua (sia di condensa che di superficie) in profondità perché venga riscaldata dalle rocce calde presenti nel sottosuolo. Il vapore prodotto, intercettato a profondità che raggiungono anche i 4800 metri viene convogliato in superficie per muovere turbine atte alla produzione di energia elettrica. Il vapore geotermico viene poi rilasciato per la maggior parte in atmosfera, insieme alle sostanze altamente tossiche di cui si è arricchito nel contatto con le rocce profonde (arsenico, mercurio, acido solfidrico, ammoniaca, radon, ecc.) causando un serio inquinamento atmosferico. In un anno le sole centrali dell’Amiata rilasciano in atmosfera 2700 tonnellate di acido solfidrico, 28,97 chili di arsenico, 2460 tonnellate di ammonio, 889,14 chili di mercurio, 11,01 tonnellate di acido borico, 655248 tonnellate di anidride carbonica, ecc. (dati Arpat 2013). Inoltre, da uno studio svolto dalla società Edra nel 2006 è emerso che lo sfruttamento geotermico del Monte Amiata ha comportato l’abbassamento della falda acquifera superficiale e conseguentemente l’aumento della concentrazione di arsenico nell’acqua che alimenta i pozzi e le sorgenti rimaste.
La variazione di pressione nel sottosuolo che tale sfruttamento determina provoca altri due gravi inconvenienti: la subsidenza (sprofondamento della superficie terrestre locale) e la microsismicità. La prima avviene frequentemente nelle aree intorno alle trivellazioni geotermiche, dove possono comparire crepe e spaccature nelle superfici delle vecchie strade, nei terreni o nei muri delle case; la seconda è un effetto collaterale ammesso dalle stesse compagnie geotermiche.
Ci si chiede se in un territorio ad alto rischio sismico come quello italiano tali effetti collaterali non possano innescare frane o smottamenti o addirittura sismi importanti.
Infine, non da meno, l’impatto visivo. Impianti sicuramente non gradevoli alla vista, corredati da orrendi vapordotti e massicci elettrodotti, spesso sorgono in luoghi naturali di rara bellezza e vanno a sciupare in modo irreversibile panorami unici. Finchè il numero di tali impianti rimaneva limitato a qualche decina in tutto il territorio nazionale, tutto questo riusciva a passare inosservato. La situazione ha subito un netto peggioramento quando il governo italiano ha deciso di aumentare gli impianti in modo esponenziale, passando, per esempio, nella sola Toscana dai 34 esistenti ai 57 ed oltre previsti! Senza considerare gli impianti sperimentali cosiddetti “pilota”, decisi direttamente dal governo.
Non ci si può dunque meravigliare se i cittadini si siano sentiti “assediati” dal pericolo di vedersi circondati da impianti altamente inquinanti che possono mettere in serio pericolo la loro salute e l’economia dei loro territori, ben consolidata da decenni, fondata sul turismo, sull’agricoltura e sul piccolo artigianato, allineata (non per finta) con quei criteri di sviluppo sostenibile che si dovrebbero promuovere.
Ecco dunque sorgere numerosi Comitati contrari allo sviluppo geotermico che trovano appoggio anche da parte delle amministrazioni comunali.
In Toscana, in controtendenza con l’andamento nazionale, si registra un notevole successo nei settori collegati al turismo, all’agricoltura ed al piccolo artigianato, che verrebbero messi in serio pericolo dalla costruzione di centrali geotermiche. Solo per fare un esempio in Valdelsa, Magma Energy Italia srl, concessionaria del permesso di ricerca “Mensano”, vorrebbe costruire diverse centrali contro la volontà dei cittadini. La società, la cui quota di maggioranza è in mano ad un’azienda orafa aretina, senza avere mai costruito o amministrato centrali geotermiche, pretende di costruire decine di centrali e tra le altre cose ha presentato richiesta per ben due centrali pilota, ovvero impianti che dovrebbero sperimentare nuove tecnologie, proprio a ridosso di due antichi borghi toscani .
E che dire ora a quei piccoli o grandi investitori che, credendo nelle potenzialità di un territorio unico a livello mondiale, hanno investito nel turismo, in settori agricoli od artigianali spronati da quegli stessi amministratori pubblici che contemporaneamente li “tradivano” appoggiando iniziative industriali di tipo speculativo e in netta contrapposizione alla linea di sviluppo territoriale promessa. A chi dovrebbero chiedere i danni?
Luoghi conosciuti in tutto il mondo, la Val D’Elsa, la Val D’Orcia, Montalcino, San Gimignano, Volterra, tutti a rischio d’esser circondati da centrali geotermiche inquinanti, consumatrici di acqua e sicuramente estremamente impattanti a livello paesaggistico.
Infine ci si chiede se quest’abnorme aumento nel numero di centrali geotermiche sia effettivamente necessario. Grazie agli impianti solari, idroelettrici ed eolici installati negli ultimi anni in tutto il territorio nazionale, l’Italia ha raggiunto con cinque anni di anticipo gli obiettivi 20-20-20 previsti dalla Comunità Europea e la provincia di Siena è già dal 2013 “Carbon Free”. Non sembra quindi ci sia una particolare urgenza in tal senso. Inoltre la produzione regionale e nazionale dimostra che al momento vi è anzi una sovrapproduzione di energia rispetto alle esigenze di mercato.
Forse i ricchi incentivi promessi dal governo fanno la loro parte.
Il dubbio, o la quasi certezza, è che ci si trovi di fronte al solito caso di speculazione di pochi furbi che grazie all’appoggio di politici amici, attraverso leggi ad hoc, si intascano gli incentivi per la produzione di un’energia che solo loro chiamano “pulita”, incuranti del danno procurato al territorio, all’ambiente ed alla comunità. Paradossalmente, sono gli italiani stessi che attraverso il pagamento di bollette maggiorate, finanziano speculazioni di persone senza scrupoli a danno di loro stessi, del territorio e dell’economia nazionale nel suo insieme.
Possiamo permetterci tutto questo?
Possiamo permetterci di rovinare in modo permanente luoghi unici al mondo, che vengono estimati a livello planetario e che dovrebbero fungere da vero motore di sviluppo per l’Italia del futuro? Noi crediamo di no.

Geotermia, Radicondoli, Enel trivellerà un nuovo pozzo profondo 4200 metri

video di un impianto HH300 utilizzato da Eni in area desertica ( Enel questi impianti li utilizza in Toscana in aree abitate di grande pregio paesaggistico )

La Regione ha deciso. La geotermia va avanti. I cittadini si arrangino.

REGIONE TOSCANA
DIREZIONE AMBIENTE ED ENERGIA
SETTORE MINIERE

IL DIRIGENTE

Visto il R.D. 29/07/1927, n. 1443 contenente norme di carattere legislativo sulla disciplina della ricerca e coltivazione delle miniere;
Visto il D.P.R. 09/04/1959, n. 128 sulle norme di polizia delle miniere e delle cave;
Vista la legge 09/01/1991 n. 9 sul piano energetico nazionale;
Visto il D.P.R. 27/5/1991, n. 395 – Approvazione del regolamento di attuazione della legge n. 896/1996;
Visto il D.P.R. 18/4/1994, n. 485 – Regolamento recante la disciplina dei procedimenti per il rilascio dei permessi di ricerca e delle concessioni di coltivazione delle risorse geotermiche;
Visto il D.M. del 30/12/1994 di conferimento all’Enel S.p.A.(ora Enel Green Power S.p.A.) della
concessione di coltivazione di risorse geotermiche denominata “Travale”, nelle Province di Pisa, Siena e Grosseto;
Visto l’art. 34 del D.Lgs. 31 marzo 1998 n. 112 con il quale “Le funzioni degli uffici centrali e periferici dello Stato relative ai permessi di ricerca ed alle concessioni di coltivazione di minerali solidi e delle risorse geotermiche sulla terraferma sono delegate alle regioni”;
Visti i DD.Lgs 09/04/2008, n. 81 e 25/11/1996, n. 624 contenenti norme sulla sicurezza e salute dei lavoratori;
Visto il D.Lgs 11/02/2010 n. 22 sul riassetto della normativa in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche;
Vista l’istanza n. 2799 della Enel Green Power S.p.A. datata 14/02/2017 con la quale è stata chiesta
l’autorizzazione alla perforazione del pozzo “Radicondoli 22 B”, in Comune di Radicondoli (SI), nell’area della concessione suddetta, da effettuarsi mediante impianto di perforazione HH-300;
Esaminato il programma di perforazione dal quale risulta che:
− il pozzo è ubicato nel territorio del Comune di Radicondoli (SI), a quota m 419 s.l.m., nel punto di
coordinate geografiche Lat. 43° 12’ 46” N e Long. 1° 24’ 27” W (Monte Mario), https://www.google.it/maps/@43.2134428,11.0448701,72m/data=!3m1!1e3 e raggiungerà la profondità verticale pari a 4200 m;
− l’obiettivo dell’intervento è quello di reperire vapore endogeno;
− saranno poste in opera le seguenti colonne:
Ø 24” ½ da m 0 a m 100;
Ø 18” ⅝ da m 0 a m 650;
Ø 13 ⅜ da m 0 a m 1200;
Ø 9” ⅝ da m 1170 a m 2200;
Tenuto conto degli esiti sopralluogo;

DECRETA

di autorizzare la Società Enel Green Power S.p.A., per gli aspetti di competenza mineraria, ai sensi
dell’art. 49 del D.P.R. n. 395/1991, ad effettuare la perforazione del pozzo “Radicondoli 22 B”, nel punto di ubicazione nelle premesse citato, alle seguenti condizioni:
1. prima dell’avvio dei lavori dovrà essere presentata la Denuncia di esercizio ai sensi dell’art. 20 del D.Lgs n. 624/1996 nonché il DSS di cui all’art. 6 dello stesso D.Lgs;
2. tutte le operazioni dovranno essere condotte nell’osservanza delle prescrizioni contenute nel D.M. di conferimento della concessione e di tutte le Leggi e Regolamenti vigenti in materia di sicurezza e salute dei lavoratori e di protezione ambientale;
3. prima di innalzare la torre di perforazione la Enel Green Power S.p.A. dovrà premunirsi, ove ne
ricorrano gli estremi, del nulla osta da parte dello SMD per quanto concerne la sicurezza della
navigazione aerea;
4. dovranno essere inviate alla scrivente Settore Miniere e Monitoraggio Acque Minerarali e Termali preventivamente, e comunque in tempo utile per poter predisporre i sopralluoghi ispettivi, le comunicazioni di tutte le operazioni speciali (tubagli, cementazioni, carotaggi, diagrafie, prove di
strato, ecc). Lo stesso Settore dovrà essere informato settimanalmente, anche per le vie brevi, sullo
stato di avanzamento dei lavori;
5. dovranno essere comunicate, in particolare, le date effettive di inizio e termine dei lavori di
allestimento del piazzale, nonché di perforazione e moving del relativo impianto;
6. dovranno essere adottate le necessarie misure necessarie alla salvaguardia delle strutture produttive esistenti sul piazzale (pozzi e vapordotti);
7. le prove di produzione, le modalità di completamento e l’eventuale chiusura mineraria dovranno essere sottoposte alla preventiva approvazione;
8. prima dell’esecuzione di qualsiasi operazione che richieda l’uso di esplosivo la Società Enel Green Power dovrà presentare la denuncia d’esercizio e chiedere l’attestato di cui all’art. 296 del D.P.R. n. 128/1959 volto all’ottenimento della licenza per il trasporto e l’uso degli esplosivi necessari per le operazioni. La stessa Società dovrà indicare il tipo di prodotti esplodenti e dichiararne l’idoneità all’uso minerario, citando gli estremi della specifica appendice all’elenco degli stessi esplosivi, emessa dal M.S.E. – D.G.E.R.M; il Direttore Responsabile dei Lavori dovrà infine sottoporre all’approvazione l’Ordine di Servizio ai sensi dell’art. 305 del D.P.R. n. 128/1959;
9. la Società Enel Green Power S.p.A. dovrà mettere a disposizione del Direttore Responsabile, per gli adempimenti, copia del programma dei lavori e della presente autorizzazione. Lo stesso Direttore Responsabile dovrà dare specifico assenso all’inizio delle operazioni, dopo verifica della rispondenza alle vigenti norme di polizia mineraria dell’impianto di perforazione e del cantiere allestito e dopo aver approvato, ai fine della sicurezza, il programma di perforazione, dandone comunicazione scritta allo scrivente Settore;
10. alla fine della perforazione del pozzo, la Società Enel Green Power S.p.A. dovrà trasmettere una
relazione riepilogativa sulle operazioni eseguite durante la perforazione ed un profilo litologico-
stratigrafico completo dei risultati ottenuti sia sotto l’aspetto geologico che minerario, ai sensi
dell’art. 20 del DPR n. 395/1991;
11. i lavori dovranno essere iniziati entro 1 anno ed ultimati entro 2 anni dalla data del presente decreto, rendendosi altrimenti necessario inoltrare una nuova istanza a questo Settore.
Avverso il presente provvedimento è ammesso ricorso giurisdizionale al TAR nei termini di legge,
oppure, in alternativa, ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, per soli motivi di legittimità, entro 120 (centoventi) giorni dalla data di notificazione, di comunicazione o di piena conoscenza comunque acquisita.

IL DIRIGENTE

http://www301.regione.toscana.it/bancadati/atti/Contenuto.xml?id=5140847&nomeFile=Decreto_n.2587_del_10-03-2017

geotermia in Toscana, non tutte le aree sono idonee

01 Febbraio 2017

RISOLUZIONE n. 140 approvata nella seduta del Consiglio regionale del 1° febbraio 2017
OGGETTO: In merito alla definizione delle aree non idonee per l’installazione di impianti di produzione di energia geotermica in Toscana.

Il Consiglio regionale

Premesso che la geotermia riveste notevole importanza nella politica energetica della Toscana ai fini del raggiungimento degli obiettivi del c.d. “Burden Sharing”, che può comportare notevoli vantaggi in termini di ricerca tecnologica e ambientale, di formazione delle risorse umane sul settore in oggetto e che tale risorsa necessita di essere inserita correttamente nel paesaggio affinché sia garantita la sostenibilità ambientale e socio economica dei territori interessati;

Visto il decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22 (Riassetto della normativa in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche, a norma dell’articolo 27, comma 28, della legge 23 luglio 2009, n. 99), che considera di pubblico interesse e di pubblica utilità la ricerca e la coltivazione a scopi energetici delle risorse geotermiche;

Ricordato che le attività previste sono la ricerca, soggetta a permesso, e la coltivazione, che sottostà a regime di concessione, e che sul territorio toscano sono attualmente presenti otto concessioni geotermiche, sei nell’area di Larderello e due nell’area del monte Amiata. Le otto concessioni ospitano un totale di trentaquattro impianti;

Tenuto conto che, per quanto concerne la componente ambientale, la Regione ha competenza in materia di procedimenti di verifica di assoggettabilità e di valutazione di impatto ambientale (VIA), dato che i progetti di ricerca rientrano tra quelli di cui alla lettera a) dell’allegato B1 della legge regionale 12 febbraio 2010, n. 10 (Norme in materia di valutazione ambientale strategica “VAS”, di valutazione di impatto ambientale “VIA”, di autorizzazione integrata ambientale “AIA” e di autorizzazione unica ambientale “AUA”), ovvero tra le “Attività di ricerca sulla terraferma delle
sostanze minerali di miniera di cui all’articolo 2, comma 2, del Regio decreto 29 luglio 1927, n. 1443, ivi comprese le risorse geotermiche, incluse le relative attività minerarie”, ed è, quindi, prevista l’applicazione della procedura di verifica di assoggettabilità di cui all’articolo 20 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) ed agli articoli 48 e 49 della l.r. 10/2010;

Ricordato che:
– ai fini di un corretto inserimento della produzione geotermica sul territorio, con legge regionale 16 febbraio 2015, n.17 (Disposizioni urgenti in materia di geotermia), la Regione ha preso atto della necessità di realizzare uno studio volto a commisurare il numero e la localizzazione dei pozzi esplorativi all’esigenza di installazione di nuova potenza geotermoelettrica assicurando, al contempo, un equilibrato sviluppo del territorio;
– di conseguenza, con deliberazione 15 dicembre 2015, n.1229, la Giunta regionale ha provveduto ad approvare uno studio conoscitivo volto alla formulazione di un piano di sviluppo della geotermia nel territorio toscano, compresi i criteri per l’autorizzazione alla perforazione dei pozzi esplorativi ed i parametri per la valutazione dell’ubicazione degli stessi;
– tali linee guida contengono indicazioni operative utili in merito al numero ed alla corretta distribuzione sul territorio dei pozzi esplorativi geotermici.

Vista la legge regionale 3 agosto 2016, n. 52 (Disposizioni in materia di impianti geotermici. Modifiche alla l.r. 39/2005), che, per quanto concerne la localizzazione e la realizzazione degli impianti geotermici, ai fini di un’appropriata valutazione riguardo alle strategie di sviluppo sostenibile del territorio perseguite dalle amministrazioni interessate, prevede la ricerca di un’intesa, da avviarsi contestualmente all’avvio del procedimento, tra la Regione ed i comuni interessati dalla localizzazione dell’impianto;

Preso atto che:
– a partire dal 2009, sono state presentate alla Regione Toscana sessantasette istanze di permesso di ricerca per risorse geotermiche, anche in territori non compresi in quelli della geotermia tradizionale e, rispetto a queste, risultano ad oggi attivi ventitre permessi di ricerca, mentre sette istanze si trovano in fase di istruttoria;
– questi dati danno la dimensione di un fenomeno spontaneo e non ancora soggetto a regolamentazione sotto il profilo dell’inserimento nel territorio che rende necessaria l’individuazione di aree non idonee in analogia con le restanti fonti di energia rinnovabile.

Rilevato che:
– il Piano ambientale ed energetico regionale (PAER), istituito dalla legge regionale 19 marzo 2007, n. 14 (Istituzione del piano ambientale ed energetico regionale), ed approvato dal Consiglio regionale con deliberazione 11 febbraio 2015, n. 10, tra gli allegati al disciplinare di piano, individua le aree non idonee alla produzione di energia elettrica da impianti eolici, a biomasse e fotovoltaico; ai fini dell’individuazione dell’idoneità o non idoneità delle aree del territorio regionale, sono stati considerati vincoli preesistenti su quelle aree, quali, ad esempio, i siti inseriti nella lista del patrimonio UNESCO; le aree ed i beni immobili di interesse culturale, come individuati ai sensi degli articoli 10 e 11 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), o quelli dichiarati di notevole interesse pubblico (articolo136 d.lgs. 42/2004), i parchi nazionali, regionali, provinciali, interprovinciali (altresì tutelati ai sensi del d.lgs. 42/2004, articolo 142, comma 1, lettera f) e dalla legge regionale 11 aprile 1995, n. 49 (Norme sui parchi, le riserve naturali e le aree naturali protette di interesse locale);
– anche il Piano di indirizzo territoriale (PIT) con valenza di piano paesaggistico, approvato dal Consiglio regionale con deliberazione 27 marzo 2015, n. 37, ha tenuto conto, tra i propri allegati, di schede contenenti norme comuni, aree non idonee e prescrizioni per il corretto inserimento di alcune tipologie di energie rinnovabili dal potenziale impatto sul territorio.

Ricordato, inoltre, che:
– la Quarta Commissione consiliare “Territorio, ambiente, mobilità e infrastrutture” ha intrapreso in questi mesi un percorso di approfondimento della materia in oggetto, importante per numero e qualità delle audizioni ospitate e che ha visto anche due sopralluoghi nelle aree geotermiche tradizionali (Larderello ed Amiata), prendendo cognizione delle esigenze territoriali ed imprenditoriali di tali realtà;
– nell’ambito dei lavori della Commissione, la Giunta regionale si è dichiarata disponibile a valutare un approfondimento che, a partire dalle indicazioni contenute nelle linee guida di cui alla del. gr. n. 1229/2015, arrivi a definire una zonazione del territorio regionale maggiormente vincolante per i soggetti interessati dall’attività di sfruttamento della risorsa geotermica, analogamente a quanto previsto nel PAER per la produzione di energia elettrica da impianti eolici, a biomasse e fotovoltaico.

Considerato che:
– la presenza di tale risorsa in Toscana è già puntualmente localizzata e sfruttata in alcune aree della regione, ovvero nei sedici comuni della geotermia tradizionale collocati nell’area di Larderello ed in quella del monte Amiata, per un totale di trentaquattro centrali (trentasette gruppi di produzione), con una potenza installata netta di 761 MW (916 MW di potenza installata lorda) ed una produzione annua di circa 5,8 miliardi di KW/h;
– il Ministero dello Sviluppo economico ha approvato, lo scorso ottobre, le linee guida sulla geotermia a media ed alta entalpia, in attuazione della risoluzione in materia di geotermia approvata dalle Commissioni riunite Ambiente ed Attività produttive della Camera il 15 aprile 2015. Tali linee guida sono propedeutiche alla procedura di “zonazione” del territorio italiano, per le varie tipologie di impianti geotermici, identificando le aree potenzialmente sfruttabili in coerenza anche con le previsioni degli orientamenti europei relativamente all’utilizzo di tale risorsa, e in linea con la strategia energetica nazionale.

Ritenuto che:
– sia, pertanto, opportuno arrivare a definire le aree non idonee per lo sfruttamento dell’energia geotermica, tenendo conto delle caratteristiche e dei vincoli paesaggistici o di altra natura insistenti sulle diverse aree della regione;
– ai fini di tale zonazione dei bacini geotermici, è opportuno che la Giunta regionale:
• definisca delle linee guida per la determinazione di tali aree non idonee partendo dai vincoli paesaggistici ed ambientali presenti sul territorio, nonché dalla presenza di produzioni agricole di particolare pregio, come, per esempio, le aree vitate secondo i disciplinari delle DOCG esistenti, analogamente a quanto già previsto nel PAER per gli impianti eolici, a biomasse e fotovoltaico;
• sulla base di tali linee guida, coinvolga i comuni interessati, al fine di arrivare all’approvazione di una zonazione delle aree non idonee all’installazione di impianti di produzione di energia geotermica;
• tale zonazione dovrà prevedere un coinvolgimento prioritario di quei comuni attualmente oggetto di concessioni di coltivazione, di permessi di ricerca rilasciati o che potranno rientrare nella zonazione del territorio italiano allo studio del Governo.

Su proposta della Quarta commissione consiliare;

Impegna
la Giunta regionale

– a definire, anche mediante apposita integrazione al PAER e nel rispetto delle competenze regionali in materia, le aree non idonee per l’installazione di impianti di produzione di energia geotermica, nonché a disporre adeguate prescrizioni per il corretto inserimento degli stessi. Tale zonazione dovrà essere definita attraverso una fase di coinvolgimento dei comuni che preveda:
1) la predisposizione, da parte della Giunta regionale, delle linee guida per la determinazione delle aree non idonee, attraverso un’intesa con i comuni interessati ed una ricognizione che tenga conto sia dei vincoli esistenti di natura paesaggistica e ambientale, sia della vocazione produttiva del territorio in oggetto, a partire dalle produzioni agricole di particolare pregio, come, per esempio, le aree vitate secondo i disciplinari delle DOCG esistenti;
2) sulla base dei contenuti di tali linee guida, la formulazione, da parte dei comuni interessati, della proposta di individuazione delle aree considerate non idonee per lo sfruttamento dell’energia geotermica all’interno dei confini comunali, coerentemente con la loro pianificazione urbanistica. Tali proposte dovranno pervenire alla Regione in un tempo congruo e, comunque, non oltre novanta giorni dalla pubblicazione delle linee guida;
3) l’approvazione, da parte della Regione, nei successivi sessanta giorni, del dettaglio delle aree non idonee all’installazione di impianti di produzione di energia geotermica, una volta completata la ricognizione delle proposte inviate dai comuni e la verifica della coerenza di tali proposte con le linee guida regionali.
– a portare a compimento tale procedimento attraverso un confronto costante con la Commissione consiliare competente;
– a tenere conto, nell’individuazione delle aree non idonee, così come nell’ambito del procedimento di VIA, anche delle implicazioni che l’attività geotermica comporta, relativamente al bilancio idrologico complessivo, al rischio di inquinamento delle falde, individuando e tutelando le aree di ricarica delle falde come previsto dalla legislazione vigente, alla qualità dell’aria, all’induzione di micro sismicità;
– per quanto riguarda gli indirizzi generali sullo sviluppo del settore geotermico in Toscana, ad attivarsi per favorire l’applicazione delle migliori tecnologie al momento disponibili per gli impianti di produzione elettrica da fonte geotermica;
– per quanto riguarda l’area dell’Amiata, a proseguire e rendere permanenti le azioni di monitoraggio già poste in essere dagli organismi preposti, a partire da ARS e ARPAT, anche al fine di sviluppare ulteriori approfondimenti tecnici sugli impatti ambientali della coltivazione geotermica, così come già previsto nell’Accordo volontario attuativo (2009) del Protocollo di intesa tra Regione Toscana ed ENEL del 2007, anche tenendo conto che in Amiata, come indicato nel PAER, il riassetto della concessione di Piancastagnaio e la nuova centrale denominata
Bagnore 4, hanno portato la potenza complessivamente installata attorno ai 100 MW.

Il presente atto è pubblicato integralmente sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana, ai sensi dell’articolo 5, comma 1, della l.r. 23/2007 e nella banca dati degli atti del Consiglio regionale ai sensi dell’articolo 18, comma 1, della medesima legge l.r. 23/2007.

IL PRESIDENTE
Marco Stella

Geotermia, la Regione Toscana ascolta chi ha i soldi. La popolazione si arrangi.

verbale-52

15 Settembre 2016,  Regione Toscana,  Quarta Commissione Consiliare Territorio, Ambiente, Mobilità, Infrastrutture

estratto dal verbale

  1. Audizione di Rete Geotermica Toscana S.r.l. e Magma Energy Italia S.r.l in merito al progetto pilota di sfruttamento geotermico Castelnuovo nel comune di Castelnuovo Val di Cecina

Il presidente Baccelli ringrazia i relatori della presenza e dà loro la parola.

Il dott. Magrini ringrazia della possibilità di presentare il progetto pilota di sfruttamento geotermico Castelnuovo di Graziella Green Power spa, società che attraverso Rete geotermica toscana srl e Magma Energy Italia srl investe nel progetto. Gli impianti che si realizzeranno saranno costruiti dalla società Nuovo Pignone a Firenze con tecnologia  made in Tuscany;  presenta i dati ufficiali del progetto già presentati ai competenti ministeri e alla Regione Toscana. Descrive la tecnica applicata al progetto Castelnuovo che prevede, a circuito chiuso, la totale reiniezione del fluido geotermico e ne spiega le modalità operative che non necessitano l’utilizzo di  acqua di raffreddamento e non presentano vapordotti, è un sistema a pozzi obliqui. Mostra delle slides (agli atti della Commissione) che simulano l’impianto realizzato collocato nel territorio che dovrà ospitarlo,  precisa che l’occupazione di suolo è poco più di un ettaro a progetto concluso. Approfondisce, fra le altre cose, le modalità di reiniezione del fluido geotermico e vari sistemi di reiniezione, l’impatto acustico, la presenza turistica a Castelnuovo Val di Cecina e possibili sviluppi occupazionali che si potrebbero creare con attività di coltivazioni in serra. Successivamente descrive il progetto legato  al permesso di ricerca di risorse geotermiche Mensano localizzato non molto distante da quello di Castelnuovo, per due pozzi esplorativi finalizzati alla ricerca di eventuali risorse geotermiche.

Il dott. Stolzioli di General Electric descrive eventuali opportunità ecomnomico-occupazionali legate al progetto Castelnuovo che si inquadra in uno schema di realizzazione di circa venti impianti nei prossimi cinque anni con le varie ricadute ambientali che ne derivano compreso  il risparmio sulla bolletta energetica e che in particolare consente anche l’ impiego di ingegneri e tecnici specializzati per la realizzazione di impianti, macchinari e sistemi di controlli diagnostici.

Il vicepresidente Giannarelli chiede conto del confronto con la cittadinanza: se è stato svolto informando che ci sarà un’infrastruttura di distribuzione elettrica,   di come è stata pensata e chi la realizzerà, che potrebbero esserci dei tralicci fuori terra; inoltre chiede delle prospettive turistico-termali ed agricole e se siano state valutate all’interno della autorizzazione, richiesta come progetto, effettivamente realizzabili, inoltre chiede approfondimenti sulla modalità di reiniezione di fluidi geotermici a circuito chiuso.

Anche  il consigliere Gazzetti chiede chiarimenti sulle ricadute occupazionali e  se queste saranno a favore di imprese toscane o anche di livello internazionale, inoltre domanda di come la vicinanza al paese sia stata valutata e misurata e chi abbia realizzato il rendeering.

La consigliera De Robertis gradirebbe un approfondimento in merito all’aspetto della sicurezza dell’impianto, alla tenuta sismica del territorio, all’impatto acustico, alla salute  in generale e all’eventuale disturbo ambientale per il turismo che sta molto a cuore ai comitati dei cittadini che sono stati auditi dalla Commissione e con i quali occorre trovare un consenso.

Il Consigliere Fattori  evidenzia le perplessità dei cittadini auditi in merito a progetti condivisi e realizzazioni difformi che spesso sono occorse in progetti analoghi; relativamente alla reiniezione dei fluidi occorre poi un approfondimento. In merito all’aspetto  occupazionale gli è giunta notizia che gli operatori che in passato hanno lavorato per Magma a Montecastelli fossero cittadini polacchi e che fosse presente anche una multinazionale canadese.

Il dott. Magrini spiega che l’elettrodotto realizzato da ENEL sarà interrato per 8 km. lungo la strada provinciale tranne un tratto di due chilometri che invece rimarrà aereo. Il progetto è italiano all’80% e  i capitali vengono dalla nostra regione.

Il dott. Boco  riferisce che è stata messa in atto una interlocuzione con la popolazione locale, le aziende si sono confrontate per due volte sul territorio  ma il confronto ha generato incredulità. Chiede alla Regione Toscana di dar corso al protocollo di intesa che prevede momenti partecipativi. E relativamente alle opportunità occupazionali precisa che è  la Regione Toscana a richiederle per  il territorio che ospita gli impianti; sono state depositate due manifestazioni di interesse per attività economiche da realizzarsi in situ, come progetti di coltivazione aeroponica, che sono stati messi a punto insieme con il CNR di Pisa.

Il dott. Batini  risponde in merito  alla sicurezza degli impianti e alla sismicità indotta inoltre fa notare che gli impianti di Castelnuovo e Mensano in questione sarebbero situati in adiacenza a quelli già esistenti di ENEL, spiega che i campi geotermici sono naturalmente interessati dalla sismicità e non si riscontrano esempi di causa effetto fra reimmissione di fluidi e il manifestarsi di sciami sismici. Spiega poi  la modalità di reiniezione  dei gas in eccesso all’interno dei pozzi. Si dichiara disponibile ad un confronto con tecnici per mostrare la validità delle metodiche che si andrebbero ad applicare al progetto pilota Castelnuovo. Le proiezioni delle emissioni sonore dalla centrale sono state realizzate con dei modelli prodotti insieme alla General Electric e si attestano entro i limiti di legge. Infine precisa che la  società che ha impiegato tecnici polacchi scelta  da Magma mediante una competizione internazionale è risultata la più qualificata di Europa e che gli ingegneri ed i geologi che attualmente lavorano con contratti a tempo indeterminato a Castelnuovo sono  tutti toscani ma non della zona perché non ve ne erano disponibili.

Il presidente Baccelli  ringrazia della sintesi e dell’approfondimento effettuato. Aggiunge che effettivamente occorre, oggigiorno, condividere con i cittadini in via anticipativa il confronto prima della realizzazione di opere pubbliche. Occorrerà confrontarsi anche con l’Autorità regionale per la partecipazione per organizzare eventuali confronti con i cittadini. Infine porge i saluti della Commissione

La seduta si conclude alle ore 13.10

Il Vicepresidente Segretario   (Francesco Gazzetti)

Il Presidente   (Stefano Baccelli)

link al verbale

nostre considerazioni sul caso specifico : il consiglio regionale non riflette la volontà della popolazione, riflette più che altro la volontà dei gioiellieri di Arezzo padroni di Magma Energy Srl. Il confronto con la popolazione locale non c’è mai stato. A Casole D’Elsa è stata organizzata una consultazione popolare per chiedere alla popolazione cosa ne pensava in merito ed i cittadini votanti per il 93 % hanno detto NO. Nonostante questo, i dirigenti di Magma hanno detto in pubblico che finchè avessero avuto l’appoggio della Regione loro sarebbero andati avanti. L’ex senatore Stefano Boco in visita a Radicondoli è stato accolto dagli “increduli” residenti al grido di “buffone” https://www.youtube.com/watch?v=vezClQ9qPhU