Chi ci perde e chi ci guadagna nello sviluppo della geotermia elettrica industriale?

19.09.2018

Cari segretari CGIL Maurizio Brotini, Simone Porzio, Fabio Berni e Giulia Bartoli,

come membro Comitato Difensori Della Toscana del comune di Casole D’Elsa vorrei ribattere alle vostre certezze a favore della geotermia.

Sono Marina Sartor del Comitato Difensori della Toscana e ho letto su Notizie in un Click del 17 settembre scorso un vostro comunicato a favore dello sviluppo della geotermia elettrica industriale in Toscana. Ritenete la geotermia un’energia rinnovabile, rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Da dati Arpat risulta che le centrali geotermiche per la produzione industriale di energia elettrica emettono anidride carbonica quanto una centrale a gas e sono fonte di emissioni di arsenico, acido solfidrico, mercurio, radon e altri metalli, tutte sostanze altamente nocive per la salute. In Amiata, dove è stata fatta un’indagine epidemiologica, emerge una mortalità superiore del 13% rispetto alla media toscana, frequentemente per tumori ai polmoni e malattie cardiovascolari. Nell’area di Larderello non sono ancora state fatte indagini di questo tipo.
Sorge spontaneo avere qualche dubbio sullo stato di salute dei cittadini e sulla qualità dell’aria che si respira nei dintorni delle centrali e riguardo alla quantità e varietà dei metalli pesanti che si depositano sui terreni circostanti.
Affermare che incentivare la geotermia possa incentivare lo sviluppo economico a vantaggio di altre realtà produttive, partendo dal presupposto che il costo dell’energia elettrica risulti ridotto se prodotto da fonte geotermica, mi sembra una vana speranza. Tutti i nuovi insediamenti geotermici in progetto godranno di sovvenzioni in quanto produttori di energia ritenuta rinnovabile, e sono proprio questi i cespiti su cui contano i concessionari delle coltivazioni per realizzare i loro lauti guadagni. Penso che le società investitrici siano interessate ad avere un ritorno economico e non a fare beneficenza.

Inoltre, vorrei far notare che ad oggi nei territori dove è già insediata la geotermia, la corrente elettrica si paga con tariffe identiche al resto del paese e che tali territori non sono diventati aree di notevole sviluppo economico. Per colmo del ridicolo succede persino che a Radicondoli dove era previsto il teleriscaldamento, come beneficio derivante dalla geotermia, i cittadini che lo volevano dovevano pagare fior di quattrini per allacciarsi poiché nulla veniva regalato dagli imprenditori geotermici. Il risultato, dopo qualche anno di lavori, è che la strada principale del paese è ancora sventrata ma del teleriscaldamento non c’è ancora traccia.

L’economia a Larderello (area storicamente ad alta concentrazione di centrali geotermiche) si regge faticosamente in piedi solo grazie alle sovvenzioni degli industriali della geotermia; le quotazioni immobiliari delle case nel suo territorio, che sta peraltro subendo un importante spopolamento, sono fra le più basse della regione, e in Amiata, altra zona vocata alla geotermia industriale, non mi risulta ci sia stato un incremento produttivo e i vivai nati con la geotermia non sono floridi.

Che dire della rinnovabilità della risorsa? Dall’inizio della geotermia in Toscana sono stati fatti quasi 1000 pozzi . All’inizio il vapore necessario, si trovava ad una profondità di 150 metri; ora lo si trova mediamente a 2000/3000 metri e in qualche posto si scende anche più sotto.

Non è mai stato fatto uno studio sulle risorse idriche, nonostante le centrali geotermiche sorgano in posti siccitosi, sempre a corto di acqua in estate, soprattutto nella zona di Larderello e dintorni. Non sappiamo quanto incida la geotermia ad alta entalpia e nemmeno se sta inquinando le falde potabili.
Nei vari incontri avuti nel passato con gli assessori all’ambiente, anche assieme agli altri comitati attivi contro la geotermia speculativa ed inquinante nei vari territori interessati, non è mai stata data risposta ai quesiti di cui sopra e, sorprendentemente, non è mai stato reso noto nessuno studio in merito!

Un ‘altro problema che non si tocca mai è il rischio di subsidenza e terremoti indotti viste le profondità dei pozzi. Anche qui non abbiamo studi certi, ma il principio di precauzione a mio avviso dovrebbe essere d’obbligo.

Un altro tema che mi è caro è il futuro economico che si profila nelle zone ultimamente interessate da richieste di coltivazione geotermica, ma nuove sulla scena geotermica. Ad esempio Montalcino, con le sue colture di grande pregio vitivinicolo; oppure zone paesaggisticamente molto note come il Masso delle Fanciulle, lungo il fiume Cecina, con 5000 firme raccolte per la sua salvaguardia, assolutamente non recepite dalla Regione Toscana.

A tutto questo bisogna aggiungere il gran numero di aziende piccole e grandi che hanno investito in agricoltura di pregio e biologica ed il successo di tanti agriturismi che danno lavoro a molti cittadini nel territorio.

Cosa ne sarebbe di queste economie se si scegliesse di insediare la geotermia elettrica industriale nei territori dove si sono sviluppate? Persone che hanno investito e rischiano di perdere tutto, e ciò vale anche per l’indotto creato, in cambio di un’energia la cui produzione non risulta portare un aumento dell’occupazione, salvo che in maniera temporanea per la costruzione delle centrali, dato che può contare su tecnologie moderne che necessitano di pochissima manodopera, circa 5 addetti per ogni centrale. Uno scenario quindi, a mio avviso, decisamente deficitario dal punto di vista occupazionale.

Ho elencato una serie di dubbi che spero farete vostri. Sarebbe un piacere incontrarvi, magari con gli altri comitati contrari allo sviluppo della geotermia nei territori abitati, possibilmente per cercare assieme delle soluzioni. Sottolineo che, come Comitato, non siamo contrari allo sfruttamento della geotermia a bassa entalpia e siamo convinti che un maggiore incentivo dato alle famiglie per l’istallazione di pannelli solari costerebbe meno allo Stato, alla salute dei cittadini, all’ambiente, all’aria e all’acqua, rispetto alla scelta geotermica.
Incontriamoci, promuoviamo insieme uno studio serio sull’acqua, sulla salute, sul rischio terremoti e subsidenza, sul rischio economico e scopriamo veramente chi ci perde e chi ci guadagna nello sviluppo della geotermia elettrica industriale.

Cordialità
Marina Sartor
Casole D’Elsa

Attivista Comitato Difensori della Toscana

 

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Un pensiero su “Chi ci perde e chi ci guadagna nello sviluppo della geotermia elettrica industriale?

  1. Roberto

    dovremo produrre uno studio di comparazione tra kilowatt prodotto da altre fonti rinnovabili vere(eolico,fotovoltaico,idroelettrico,)e geotermia elettrica, con i relativi impatti ambientali e costi sanitari.

    Rispondi

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