Archivio mensile:aprile 2016

Tempa Rossa: lo scandalo di Potenza sui conflitti di interesse al Mise si allarga alla geotermia

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LO SCANDALO DI POTENZA SUI CONFLITTI DI INTERESSE AL MISE SI ALLARGA ALLA GEOTERMIA: LO STESSO GRUPPO DI AFFARI “QUELLI DEL QUARTIERINO” DA ANNI BRIGAVA PER FACILITARE IN TUTTI I MODI I PROGETTI PERICOLOSI MA LUCROSI CHE I CITTADINI RIFIUTANO

Articoli de “Il Sole 24 ore” e de “Il Fatto Quotidiano” riportano stralci delle indagini compiute dalla polizia nei confronti del gruppo collegato al compagno della ex-Ministra del MISE, Federica Guidi. Costretta alle dimissioni proprio per la gravità dei fatti emersi, che coinvolgevano le attività del Ministero. Oltre al filone “Tempa Rossa” e al tema del pontile di Augusta, emerge con forza nelle ultime ore un altro scandalo: lo stesso gruppo si sarebbe dato molto da fare per facilitare in ogni modo l’espansione della geotermia a media entalpia, sia per una serie di impianti definiti “pilota” che per un faraonico piano di decine e decine di permessi di ricerca propedeutici alla costruzione di numerosi impianti in Umbria, Lazio, Toscana, Campania e Sardegna. Finanziati con elevati incentivi statali pagati dai cittadini nelle loro già elevatissime bollette elettriche.

Una serie di piccole società improvvisate, prive di qualsiasi esperienza, a volte risalenti a paradisi fiscali, ha dato l’assalto a questo filone aureo della speculazione. Un filone che è partito dal decreto Romani del 2010, elaborato da Scajola nel governo Berlusconi, e che – da quanto emerge dall’inchiesta di Potenza – ha visto una precisa lobby darsi da fare per sostenere il mega-affare.

I cittadini delle zone coinvolte, come Castel Giorgio e Acquapendente ed una vasta area della Tuscia umbro-laziale, attraverso i loro sindaci, le associazioni e i comitati, hanno in tutti i modi cercato di opporsi a questa campagna speculativa. Ma la banda di società raccogliticce ha continuato ad andare avanti senza particolari ostacoli nella golosa opportunità speculativa aperta dal decreto Romani. Del tutto indifferente al fatto che numerosi sono i rischi sismici, di inquinamento di aria e acqua e di devastazione del paesaggio, connessi a questi impianti. E si è dimostrata capace di mettere in campo deputati compiacenti, lobbisti abili a compiere scippi di legalità notturni nelle aule parlamentari, settori di ministeri, regioni e persino dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) pronti a favorire le imprese anche a costo di ripetute illegalità e patenti conflitti di interessi.

Con l’inchiesta potentina finalmente sta venendo alla luce l’arcano: il gruppetto di società della geotermia speculativa aveva a disposizione “quelli del quartierino”, come li definisce nelle intercettazioni la stessa ex- ministra Guidi. Un gruppo di lobbisti con influenza in Parlamento e al Governo, nei ministeri interessati al progetto. Ecco perché i cittadini ed i sindaci non venivano affatto ascoltati nei loro gravi timori. Ecco perché i loro documenti che dimostravano liste di illegalità e di gravi conflitti di interesse non venivano affatto presi in considerazione al MISE o al MATTM o in certe regioni.  Semplicemente perché una banda di lobbisti ben protetta ed influente aveva le entrature giuste per spegnere la voce dei cittadini e favorire gli intenti speculativi. Il direttore di una delle società speculatrici coinvolte arrivava addirittura ad irridere i comitati e i sindaci dicendo che quando inviavano le loro denunce e osservazioni ai ministeri questi non solo non ne tenevano conto, ma si facevano “grasse risate”.

Ma chi erano, secondo i giornali nazionali che riportano le inchieste in corso, i protagonisti di questa fumosa e fangosa vicenda geotermica?

Due in particolare: Stefano Boco, ex-sottosegretario, ex-onorevole, ora presidente della società geotermica Magma Energy Italia (con le collegate ToscoGeo e Graziella Green Power di una nota famiglia di gioiellieri di Arezzo, città da cui proviene anche il deputato PD Marco Donati, di cui si parla nelle intercettazioni) che viene favorito dal sig. Gemelli, compagno della Ministra Guidi, per un incontro con la Ministra sul tema di questi impianti. E che dalle intercettazioni risulta darsi molto da fare per trovare vie preferenziali per la campagna speculativa, insieme con gli altri protagonisti del “quartierino”. Ma i cittadini sono vigili: diverso trattamento è riservato al Boco, durante una sua recente visita al comune di Radicondoli,  accolto con cori di protesta da parte dei cittadini che sono scesi in piazza per contestare lui e i piani industriali speculativi che portano la sua firma.

E l’altro è l’Onorevole Ignazio Abrignani, che probabilmente segue dalle origini l’iniziativa, essendo stato Capo della Segreteria dell’On Scajola. Le imprese pro-quartierino dell’onorevole sono numerose. E di sue attività notturne in Parlamento per infilare emendamenti pro-geotermia parlano le carte dell’inchiesta potentina, collegandole in qualche modo all’attività del Boco. Ma già prima dell’inchiesta i cittadini dei comitati avevano evidenziato lo scandalo di un suo intervento nel 2013 in Parlamento, quando era riuscito a far passare con una strana azione notturna un emendamento che scippava alle regioni la competenza sui progetti pilota geotermici e la trasferiva allo Stato, proprio quando la Regione Umbria si apprestava a rifiutare l’approvazione della Valutazione di Impatto Ambientale per l’impianto di Castel Giorgio. E per di più, cosa gravissima, faceva escludere questi impianti dalla “direttiva Seveso”, che impone il pagamento dei danni in caso di incidenti provocati dagli impianti stessi.

Un vero pozzo di fango, che i cittadini, i comitati e tanti sindaci avevano già ampiamente subodorato, si sta aprendo con l’inchiesta potentina. Speriamo che tutto venga alla luce e che la giustizia faccia rapidamente il suo corso.

Ma soprattutto confidiamo che il governo si renda  ”immune” da queste influenze ed interferenze affaristiche. Che i Ministeri e i Governi Regionali ascoltino la voce delle popolazioni e dei sindaci, le loro preoccupazioni e le loro giuste osservazioni e rimostranze. E non sempre e solo la voce delle lobbies affaristiche a caccia di denaro pubblico.

Confidiamo che il Governo compia una svolta sana e precisa: chiuda il pozzo di fango e ripensi totalmente il piano geotermico. Evidentemente sorto per favorire gruppi di amici a danno di cittadini e territori. E che decida una seria programmazione di forme di geotermia veramente efficienti, prive di aspetti speculativi e di malaffare e esenti da rischi per l’incolumità dei cittadini e dell’ambiente.

BY: RETE NAZIONALE NO GEOTERMIA ELETTRICA SPECULATIVA E INQUINANTE

per approfondire: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-04-18/gli-interessi-quartierino-settore-geotermico-075851.shtml?uuid=ACKbqq9C

 

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Firenze, 9 aprile 2016. Dal convegno sulla geotermia un chiaro “no” al piano Rossi

Sala piena all’Auditorium regionale e presidio in strada per il convegno “Geotermia: Focus Toscana”. Messe in evidenza tutte le criticità, i danni sociali e sanitari nella regione “geotermica” per eccellenza.

La geotermia non ha una accettazione sociale neppure in Toscana.

Renzi e Rossi contestati sulla geotermia a Firenze

Geotermia, difensori della Toscana a Firenze

E’ stato un convegno molto partecipato quello che si è svolto sabato 9 aprile 2016 a Firenze presso l’Auditorium del Consiglio Regionale della Toscana dal titolo “Geotermia: Focus Toscana” organizzato dai comitati della Rete Nazionale NOGESI (No geotermia elettrica speculativa e inquinante).

I tempi per organizzare un focus sulla geotermia erano maturi. Il Governo infatti ha finora disatteso l’impegno, preso con una Risoluzione approvata dalla Camera dei Deputati, di emanare le linee guida su tale argomento entro ottobre 2015. Nell’attesa di tale normativa in Toscana i progetti per nuovi insediamenti industriali stanno andando avanti in base a regole vecchie che non tutelano i territori soprattutto per quanto riguarda la tutela ambientale e sanitaria.

I dieci relatori invitati rappresentavano i settori professionali più legati al tema in discussione. Una serie di interventi interessanti si sono susseguiti davanti ad un pubblico attento e desideroso di capire meglio cosa sta avvenendo nei territori coinvolti dai progetti di costruzione di nuovi impianti geotermici: centrali geotermiche che fino a pochi anni fa venivano percepite come una risorsa, oggi vengono vissute come un problema per l’economia locale, la salute e l’ambiente.

L’aria che si respirava durante tutte le trattazioni era di chiaro dissenso verso la politica nazionale e regionale. Sia per il modo in cui viene sfruttata oggi la geotermia esistente sia per i permessi di ricerca rilasciati dalla Regione che preludono all’industrializzazione forzata di territori dove sono presenti economie che hanno investito tutte le loro energie e risorse puntando sullo sviluppo del settore dell’agricoltura e del turismo di qualità.

La consapevolezza che purtroppo tale attività industriale gode di particolari protezioni politiche è stata chiara fin da subito a tutti i presenti in sala. Un tipo di energia che per anni è stata propagandata come pulita e rinnovabile oggi mostra “tutti i suoi contro”. In tutti gli interventi sono state dimostrate le criticità collegate allo sfruttamento geotermico per come viene attuato oggi in Italia e in Toscana.

Fin dal primo intervento è stato ben chiarito quanto è avvenuto dal 2010 ad oggi con la liberalizzazione del mercato geotermoelettrico. Gli incentivi economici stanziati per le fonti rinnovabili e una normativa rivelatasi inefficace sin dalla sua nascita, hanno spinto società, fino a quel momento puramente finanziarie, a lanciarsi in una nuova corsa all’oro. La diffusione a macchia di leopardo dei nuovi permessi di ricerca ha quindi creato preoccupazione e malcontento nelle comunità locali. A questo proposito durante il convegno è stata portata la testimonianza di alcuni attivisti dei comitati nati sul territorio per contrastare la geotermia industriale. Emblematico il caso del “Masso delle Fanciulle” che ha visto i cittadini doversi impegnare in molteplici attività tra cui raccolte di firme e fondi per poter difendere i territori minacciati. Si è passati poi a parlare della non sostenibilità e dell’incompatibilità tra produzioni agricole di qualità e insediamenti di nuove centrali geotermiche.

L’intervento di un rappresentante sindacale ha messo in luce quanto sia elevato il tasso di disoccupazione nelle aree geotermiche “storiche”, sfatando il mito che questa tipologia di insediamenti industriali crei nuovi posti di lavoro, rispetto ai settori legati all’economia del paesaggio.

Un altro argomento trattato è stata la drammatica situazione sanitaria ed ambientale in Amiata. In particolare sono state esposte le tabelle riportanti le grosse quantità di ammoniaca ed altre sostanze velenose immesse in atmosfera dalle torri di raffreddamento delle centrali. I danni sociali e sanitari che provocano le sole emissioni di ammoniaca ammontano a decine di milioni di euro e sono stati confermati da recenti studi di affermati ricercatori indipendenti. Clamorosa poi la ricostruzione delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per le ultime due centrali realizzate in Amiata da Enel Green Power, rammentate dall’arch. Fabio Zita, ex responsabile della Regione Toscana del Settore VIA. Se i documenti citati dall’arch. Zita saranno confermati, tutte le forze sane di questa Regione dovranno chiedere con forza le dimissioni del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. (link video interventi convegno)

L’avv. Michele Greco ha quindi riportato la sua testimonianza di collaborazione con i comitati impegnati nella lotta alla geotermia industriale. E’ stato spiegato all’uditorio come sia debole ed inefficace l’impianto normativo statale.

Successivamente alcuni consiglieri regionali presenti in sala di SI-Toscana a Sinistra e M5S hanno preso a turno la parola per esporre le proprie posizioni sulla questione geotermica, concordando con la Rete NOGESI mozioni e interrogazioni da portare in Consiglio Regionale. La assenza di posizioni da parte del PD regionale testimonia della difficoltà di contrapporsi alle argomentazioni presentate nel convegno. E’ intervenuto poi l’on. Samuele Segoni che si è soffermato sul ritardo del Governo nella definizione di nuove regole per la geotermia.

Sul finale due docenti universitari, il prof. Andrea Borgia -geologo di chiara fama- e l’ing. Giorgio Santucci affrontavano le questioni più tecniche in relazione alle vistose problematiche legate allo sfruttamento geotermico dell’area amiatina – a rilascio libero in atmosfera- con la riduzione dell’acquifero, sismicità indotta e subsidenza e le criticità anche di quelle “binarie” proposte come “buona geotermia”. Veniva quindi presentata la tecnologia cosiddetta di terza generazione, con sonde geotermiche di sofisticata costruzione che hanno la caratteristica-non muovendo i fluidi sotterranei- di limitare al minimo l’impatto ambientale.

Concludeva il convegno Piero Pii, Sindaco di Casole d’Elsa. Nella sua relazione i temi toccati riassumevano tutti gli interventi precedenti: normativa, procedimenti amministrativi, strategie di sviluppo alternative alla geotermia industriale, partecipazione democratica e la proposta di una commissione di inchiesta sull’Amiata, nonché la possibilità di una class action collettiva.

Un successo quindi che rilancia le attività dei comitati della Rete NOGESI contrari al piano geotermico del governatore Rossi e delle vecchie centrali Enel Green Power, a partire dalla Giornata “100 fiori contro la geotermia “del prossimo 24 aprile.