Storia dell’inquinamento geotermico, 2007 annus horribilis, ma fortunatamente le cose cambiano

30 settembre 2018

Storia dell’inquinamento geotermico, 2007 annus horribilis, ma fortunatamente le cose cambiano

La storia degli ultimi decenni ha visto la chiusura di miniere di carbone, la chiusura di vecchie centrali termoelettriche, la chiusura di vecchie acciaierie, il divieto di produzione e di utilizzo del DDT, dell’eternit, della benzina al piombo. Recentemente alcune case automobilistiche hanno annunciato che entro pochi anni smetteranno di produrre le auto diesel. Le centrali geotermiche invece non le vogliono proprio levare di torno.

Il problema è politico, o meglio sono i politici che continuano a difendere la geotermia industriale pur essendo consapevoli di quanto sia nociva. Un momento storico in cui la politica ha fatto grossi danni in questo senso è stato l’anno 2007, ma per capire meglio cos’è successo in quell’anno occorre prima fare un breve riassunto di cosa è avvenuto negli ultimi decenni a livello europeo per quanto riguarda il settore energia. Dagli anni ’80 in poi il tessuto economico dell’Europa ha cominciato a trasformarsi e gli stati membri hanno aperto le proprie frontiere per favorire la liberalizzazione del mercato in molti settori economici compresi quelli energetici. La prima direttiva europea che parla esplicitamente di liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica è la 96/92/CE del 1996. Si stava diffondendo l’idea che non dovevano più esserci situazioni di monopolio ma solo libera concorrenza. Nel 2002 si arrivava alla moneta unica, ma in Italia non tutto stava andando come avrebbero voluto gli altri Stati europei in quanto permanevano situazioni di monopolio. Va detto che le società industriali serie non hanno problemi ad operare in regime di concorrenza. Le società meno serie invece, se abituate ad essere protette dallo Stato, quando arriva la concorrenza, e specialmente quando è straniera, rischiano di finire fuori mercato.

Cosa succede nel 2007? Enel, che intasca dallo Stato centinaia di milioni di euro attraverso certificati verdi (ottenuti con la geotermia inquinante), offre qualche milione alle amministrazioni locali per poter rinnovare le concessioni in scadenza, per poter costruire nuove centrali occupando anche nuovi territori e per far eseguire ad altri (es Cosvig) varie attività anche di “immagine” (marketing, convegni, studi, ecc.) che servano a scongiurare o ad allontanare nel tempo la fuoriuscita dalla posizione di mercato occupata.

E’ così che nel 2007 Enel, la Regione Toscana (PD) e il Ministero dello Sviluppo Economico (Bersani, PD) si mettono d’accordo e firmano un documento intitolato “Accordo Generale sulla Geotermia”.

Va ricordato che questo accordo “volontario” i cittadini non l’hanno mai richiesto. Per quanto sia stato firmato anche dai sindaci geotermici e dai presidenti degli enti locali (in maggioranza provenienti da liste di centro-sinistra in cui erano presenti anche dipendenti Enel), non risulta che i cittadini siano mai stati direttamente informati o consultati, come dovrebbe avvenire nei territori europei quando ci sono decisioni che riguardano l’ambiente. La partecipazione del pubblico, prevista dalle normative europee, forse è un concetto che non appartiene a questi politici.

Cosa ottiene la monopolista Enel con questo accordo: per ogni nuovo MW di potenza che le verrà permesso di installare, dando per scontato che tutti i progetti otterranno VIA positiva da parte della Regione, pagherà solo 650000 € spalmati su 10 anni, cioè 65000 € ogni anno. Tali somme verranno versate da Enel solo dopo aver intascato i certificati verdi finanziati con i soldi pubblici. Vengono previsti 112 nuovi MW con nuove centrali da costruire tra il 2007 e il 2011 con la possibilità di aggiungere altri 88 nuovi MW e arrivare a 200 MW totali entro il 2024. Se per ogni MW installato vengono mediamente prodotti 8000 MWh di energia elettrica all’anno, per ogni MW installato l’incasso annuo si aggira intorno a 1184000 € ( per ogni MWh circa 50 € prezzo di mercato + 98 € di incentivi = 148 € ). La cifra di 65000 € allora corrisponde a solo il 5,5% dell’incasso annuale e viene pagata per soli dieci anni. Dall’undicesimo anno in poi Enel incassa gli incentivi e non versa più un soldo. Dopo aver fatto questo ottimo affare Enel negli anni a venire avrà altre occasioni per intessere buoni rapporti con gli uomini del PD. Nel 2014 ad esempio l’avvocato Alberto Bianchi, il presidente “cassiere” della fondazione di Renzi, verrà eletto nel consiglio d’amministrazione di Enel.

Nel frattempo i lavoratori Enel del settore geotermia dal 2007 al 2017 sono passati da 700 a 600 unità. A livello locale l’accordo ha fatto aumentare il numero di centrali e la produzione di energia, ma i soldi sono finiti da altre parti. Ai territori sfruttati sono rimaste le aree inquinate e l’aumento della disoccupazione (aree di crisi).

Parliamo ora dei principali firmatari dell’accordo. Nella primavera del 2006 le elezioni politiche venivano vinte dalla coalizione di partiti e raggruppamenti di centro-sinistra chiamata “l’Unione”. Iniziava così il governo Prodi II. I partiti DS e Margherita, che formavano il raggruppamento chiamato “L’Ulivo”, si sarebbero fusi tra di loro nell’autunno del 2007 trasformandosi in PD. In tale governo il ministro del Mise era Pier Luigi Bersani. Bersani durante il suo mandato di ministro emanava tra le altre cose il Decreto n. 7/2007 sulle liberalizzazioni conosciuto anche come Decreto Bersani. Nei discorsi ufficiali Bersani parlava di Europa e di bisogno di concorrenza mentre nelle interviste televisive dava il meglio di sé come imbonitore. Famose erano le sue battute, tipo quelle sul tempo che lui non perdeva a pettinare le bambole o smacchiare i giaguari. Intanto, mentre l’opinione pubblica veniva distratta dalle storielle, lui senza perder tempo firmava accordi volontari che garantivano entrate per milioni di euro alla monopolista Enel. Nel 2009 Bersani diventava segretario del PD. Nel 2007 il presidente della Regione Toscana era Claudio Martini (PD), che avendo lavorato bene (per il partito) è stato premiato con un posto da senatore nella legislatura 2013-2018. L’amministratore delegato di Enel era Fulvio Conti, che oggi è diventato presidente di Telecom. Tutti questi personaggi in qualche modo sono stati premiati dopo aver favorito un enorme giro di soldi pubblici provenienti da incentivi fatti intascare a chi inquina. Invece di premiarli la cosa più giusta sarebbe stata obbligarli a respirare a vita i gas in uscita dalle centrali. Per noi cittadini l’accordo del 2007 ha avuto e sta avendo pesanti ripercussioni e purtroppo ne avrà anche per le future generazioni.

Ma le cose cambiano. Hanno chiuso le fabbriche di amianto, hanno chiuso le miniere di mercurio, hanno dismesso tanti impianti inquinanti, verrà il giorno in cui verranno spazzati via questi elementi dannosi e verranno chiuse anche queste insostenibili e velenose centrali.

 

Fine della prima parte

Nei prossimi post approfondiremo gli argomenti Cosvig, Arpat, Ars, ecc.

By Difensori della Toscana

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Chi ci perde e chi ci guadagna nello sviluppo della geotermia elettrica industriale?

19.09.2018

Cari segretari CGIL Maurizio Brotini, Simone Porzio, Fabio Berni e Giulia Bartoli,

come membro Comitato Difensori Della Toscana del comune di Casole D’Elsa vorrei ribattere alle vostre certezze a favore della geotermia.

Sono Marina Sartor del Comitato Difensori della Toscana e ho letto su Notizie in un Click del 17 settembre scorso un vostro comunicato a favore dello sviluppo della geotermia elettrica industriale in Toscana. Ritenete la geotermia un’energia rinnovabile, rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Da dati Arpat risulta che le centrali geotermiche per la produzione industriale di energia elettrica emettono anidride carbonica quanto una centrale a gas e sono fonte di emissioni di arsenico, acido solfidrico, mercurio, radon e altri metalli, tutte sostanze altamente nocive per la salute. In Amiata, dove è stata fatta un’indagine epidemiologica, emerge una mortalità superiore del 13% rispetto alla media toscana, frequentemente per tumori ai polmoni e malattie cardiovascolari. Nell’area di Larderello non sono ancora state fatte indagini di questo tipo.
Sorge spontaneo avere qualche dubbio sullo stato di salute dei cittadini e sulla qualità dell’aria che si respira nei dintorni delle centrali e riguardo alla quantità e varietà dei metalli pesanti che si depositano sui terreni circostanti.
Affermare che incentivare la geotermia possa incentivare lo sviluppo economico a vantaggio di altre realtà produttive, partendo dal presupposto che il costo dell’energia elettrica risulti ridotto se prodotto da fonte geotermica, mi sembra una vana speranza. Tutti i nuovi insediamenti geotermici in progetto godranno di sovvenzioni in quanto produttori di energia ritenuta rinnovabile, e sono proprio questi i cespiti su cui contano i concessionari delle coltivazioni per realizzare i loro lauti guadagni. Penso che le società investitrici siano interessate ad avere un ritorno economico e non a fare beneficenza.

Inoltre, vorrei far notare che ad oggi nei territori dove è già insediata la geotermia, la corrente elettrica si paga con tariffe identiche al resto del paese e che tali territori non sono diventati aree di notevole sviluppo economico. Per colmo del ridicolo succede persino che a Radicondoli dove era previsto il teleriscaldamento, come beneficio derivante dalla geotermia, i cittadini che lo volevano dovevano pagare fior di quattrini per allacciarsi poiché nulla veniva regalato dagli imprenditori geotermici. Il risultato, dopo qualche anno di lavori, è che la strada principale del paese è ancora sventrata ma del teleriscaldamento non c’è ancora traccia.

L’economia a Larderello (area storicamente ad alta concentrazione di centrali geotermiche) si regge faticosamente in piedi solo grazie alle sovvenzioni degli industriali della geotermia; le quotazioni immobiliari delle case nel suo territorio, che sta peraltro subendo un importante spopolamento, sono fra le più basse della regione, e in Amiata, altra zona vocata alla geotermia industriale, non mi risulta ci sia stato un incremento produttivo e i vivai nati con la geotermia non sono floridi.

Che dire della rinnovabilità della risorsa? Dall’inizio della geotermia in Toscana sono stati fatti quasi 1000 pozzi . All’inizio il vapore necessario, si trovava ad una profondità di 150 metri; ora lo si trova mediamente a 2000/3000 metri e in qualche posto si scende anche più sotto.

Non è mai stato fatto uno studio sulle risorse idriche, nonostante le centrali geotermiche sorgano in posti siccitosi, sempre a corto di acqua in estate, soprattutto nella zona di Larderello e dintorni. Non sappiamo quanto incida la geotermia ad alta entalpia e nemmeno se sta inquinando le falde potabili.
Nei vari incontri avuti nel passato con gli assessori all’ambiente, anche assieme agli altri comitati attivi contro la geotermia speculativa ed inquinante nei vari territori interessati, non è mai stata data risposta ai quesiti di cui sopra e, sorprendentemente, non è mai stato reso noto nessuno studio in merito!

Un ‘altro problema che non si tocca mai è il rischio di subsidenza e terremoti indotti viste le profondità dei pozzi. Anche qui non abbiamo studi certi, ma il principio di precauzione a mio avviso dovrebbe essere d’obbligo.

Un altro tema che mi è caro è il futuro economico che si profila nelle zone ultimamente interessate da richieste di coltivazione geotermica, ma nuove sulla scena geotermica. Ad esempio Montalcino, con le sue colture di grande pregio vitivinicolo; oppure zone paesaggisticamente molto note come il Masso delle Fanciulle, lungo il fiume Cecina, con 5000 firme raccolte per la sua salvaguardia, assolutamente non recepite dalla Regione Toscana.

A tutto questo bisogna aggiungere il gran numero di aziende piccole e grandi che hanno investito in agricoltura di pregio e biologica ed il successo di tanti agriturismi che danno lavoro a molti cittadini nel territorio.

Cosa ne sarebbe di queste economie se si scegliesse di insediare la geotermia elettrica industriale nei territori dove si sono sviluppate? Persone che hanno investito e rischiano di perdere tutto, e ciò vale anche per l’indotto creato, in cambio di un’energia la cui produzione non risulta portare un aumento dell’occupazione, salvo che in maniera temporanea per la costruzione delle centrali, dato che può contare su tecnologie moderne che necessitano di pochissima manodopera, circa 5 addetti per ogni centrale. Uno scenario quindi, a mio avviso, decisamente deficitario dal punto di vista occupazionale.

Ho elencato una serie di dubbi che spero farete vostri. Sarebbe un piacere incontrarvi, magari con gli altri comitati contrari allo sviluppo della geotermia nei territori abitati, possibilmente per cercare assieme delle soluzioni. Sottolineo che, come Comitato, non siamo contrari allo sfruttamento della geotermia a bassa entalpia e siamo convinti che un maggiore incentivo dato alle famiglie per l’istallazione di pannelli solari costerebbe meno allo Stato, alla salute dei cittadini, all’ambiente, all’aria e all’acqua, rispetto alla scelta geotermica.
Incontriamoci, promuoviamo insieme uno studio serio sull’acqua, sulla salute, sul rischio terremoti e subsidenza, sul rischio economico e scopriamo veramente chi ci perde e chi ci guadagna nello sviluppo della geotermia elettrica industriale.

Cordialità
Marina Sartor
Casole D’Elsa

Attivista Comitato Difensori della Toscana

 

Il misterioso caso delle 21 centrali geotermiche e della subsidenza del bacino del Fiume Cornia

Toscana, Europa, 21 luglio 2018

I due post che abbiamo pubblicato in precedenza sulla subsidenza da geotermia contenevano alcune domande lasciate in sospeso tra cui: “Subsidenza da sfruttamento geotermico. Perchè nessuno ne parla?”. Oggi proponiamo un’ennesima risposta che formula una nuova domanda: “forse perchè è sconveniente per chi manovra il denaro pubblico che viene utilizzato per finanziare la geotermia elettrica speculativa e inquinante?”.

Cerchiamo allora con questo post di spiegare cosa succede in Val di Cornia a causa dello sfruttamento geotermico. Come avevamo già accennato in precedenza, l’Agenzia Spaziale Europea ha lanciato nel corso degli ultimi anni numerosi satelliti spaziali a scopo scientifico. Per merito dei satelliti ERS, Envisat e Sentinel, dotati di sofisticati strumenti di misura radar, è stata data ai paesi membri l’opportunità di poter studiare e misurare con grande precisione la subsidenza di tutte le aree a livello locale. Cercando in rete pubblicazioni scientifiche sull’area della Val di Cornia abbiamo finalmente trovato un coraggioso documento datato 2013, scritto in inglese e firmato da due ricercatori italiani, Ascanio Rosi e Andrea Agostini, intitolato: “Subsidence analysis in the Cornia river basin (Southern Tuscany, Italy) by using PSInSAR technique”. L’unica parte scritta in italiano di tutto il documento è il riassunto iniziale che fedelmente riportiamo:

“RIASSUNTO  Analisi della subsidenza del bacino del Fiume Cornia (Toscana meridionale) mediante uso della tecnica PSInSAR.

Questo lavoro è stato finalizzato alla mappatura, tramite interferometria radar satellitare a riflettori permanenti (PSInSAR), dei fenomeni di subsidenza che interessano il bacino del fiume Cornia e le aree limitrofe. Dall’analisi dei dati interferometrici sono stati individuate due aree a maggiori velocità di subsidenza, entrambe già note in letteratura: l’area geotermica di Larderello e la pianura nei pressi dell’abitato di Venturina, nel comune di Campiglia Marittima. Dalle analisi è emerso che le subsidenze che interessano l’area geotermica sono caratterizzate da velocità di deformazione di circa 25 mm/anno nei pressi di Larderello, e di circa 35 mm/anno nei pressi di Sasso Pisano. Nei pressi di Venturina la mappatura dell’area in subsidenza ha riportato risultati simili a quelli presenti in letteratura, con velocità di abbassamento di circa 10 mm/anno.”

La parte restante dello studio è scritta in inglese. Seguono le quattro righe conclusive dello studio:  “In the geothermal fields area, the subsidence trend resulted to be concentric, with a  maximum subsidence velocity in Sasso Pisano area, in correspondence with the deepest geothermal well of the whole area (4093 m).” Tradotto in italiano in termini semplici: nell’area di sfruttamento geotermico di Sasso Pisano la subsidenza appare distribuita in modo concentrico e la massima velocità di sprofondamento si registra in corrispondenza del pozzo geotermico più profondo dell’intera area (4093 m), come visibile in fig. 6 (sotto a sinistra).
Abbiamo provato a georeferenziare e rendere trasparente la figura 6 dello studio per capire quante centrali sono presenti nell’area. Ogni pallino rosso nell’immagine a destra rappresenta una centrale, quindi il risultato è il seguente: ben 21.

   

(cliccando sulla figura a destra si apre una mappa in google maps in cui sono visibili tutte le centrali toscane aggiornate al 2010)

La subsidenza a Sasso Pisano è causata dall’estrazione di grandissimi quantitativi di fluidi (acqua, vapore e gas vari) che invece di essere reiniettati vengono dispersi in atmosfera, per circa il 70 % del loro peso, attraverso le torri di raffreddamento delle centrali. Nel caso della centrale da 20 MW in costruzione a Monterotondo Marittimo il progetto dichiara che dalle torri di raffreddamento verranno fatte evaporare mediamente 90-105 tonnellate/ora di acqua (progetto-Milia vedi pag. 19). Considerato che le centrali posizionate all’interno del bacino idrografico del fiume Cornia sono 15, sarebbe interessante capire quanta acqua viene dispersa complessivamente. Noi azzardiamo una cifra: circa 12 milioni di metri cubi annui, ma forse, considerato che l’acqua è un bene comune, qualche ente pubblico dovrebbe pubblicare ufficialmente la quantità esatta.

Ma chissà perché nessuno la pubblica. Non se ne parla nemmeno nel progetto Life Rewat, una specie di contratto di fiume del bacino del basso Cornia che permette di ricevere soldi dalla Comunità Europea. Un incredibile progetto pagato con soldi pubblici studiato per risparmiare l’acqua a valle di un fiume ignorando completamente quello che succede a monte (Delibera Giunta Regionale 329/2018).

By Difensori della Toscana

Geotermia e subsidenza, la verità negata ai cittadini

Toscana, Europa, 10 giugno 2018

Il titolo del precedente post sulla subsidenza geotermica conteneva una domanda lasciata in sospeso: “Subsidenza da sfruttamento geotermico. Perchè nessuno ne parla?”. Oggi proponiamo una risposta che formula una nuova domanda: “forse perchè Enel non vuole?”.

Negli ultimi decenni l’Agenzia Spaziale Europea, che è finanziata anche dall’Italia, ha speso miliardi di euro nel campo delle più moderne tecnologie per poter disporre di strumenti che fossero in grado di compiere misurazioni precisissime sui parametri che riguardano l’atmosfera, i mari, la superficie terrestre e l’ambiente in generale. Un progetto di successo che ha avuto corso dal 2002 al 2012 è stato il lancio in orbita da parte dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) del satellite Envisat (Environmental Satellite, cioè satellite ambientale). Al pari dei satelliti ERS, che l’hanno preceduto, Envisat aveva a bordo alcuni sofisticati strumenti tra cui un ASAR (Advanced Synthetic Aperture Radar), un radar capace di rilevare variazioni di quota delle superfici con precisione millimetrica. La tecnica di misurazione originale denominata Interferometria Differenziale SAR (DInSAR) è stata nel tempo ancor più perfezionata con l’introduzione di nuove tecniche aggiuntive tra cui la cosiddetta Persistent Scatterer Interferometry (PSI). Negli anni successivi al lancio di Envisat sono fiorite in tutta Europa numerose ricerche scientifiche basate sui dati inviati dal satellite. Le mappature della subsidenza delle varie regioni europee sono diventate oggi ancora più precise e facili da elaborare per tutte le comunità che ne abbiano necessità.
Se cerchiamo in rete pubblicazioni scientifiche sulla subsidenza nelle aree geotermiche toscane abbiamo però una sorpresa: su tale argomento gli italiani hanno condotto pochissimi studi, quasi tutti sono scritti in lingua inglese e parlano in modo generico delle tecniche di misurazione senza però riportare i risultati delle misure effettuate sulle aree colpite dal problema. Sappiamo bene che generalmente nel mondo viene utilizzata la lingua inglese per diffondere informazioni di tipo scientifico, tuttavia appare strano che per quanto riguarda il fenomeno della subsidenza da sfruttamento geotermico non si trovino documenti scritti in italiano che possano essere letti dagli italiani direttamente interessati.  Per dare un aiutino a chi non conosce la lingua inglese abbiamo preso a campione un lavoro di quattro ricercatori dell’Università di Firenze e ne abbiamo estratto un frammento cartografico sviluppando alcune osservazioni.
E’ uno studio pubblicato nel 2014 dal titolo:  A Procedure to Map Subsidence at the Regional Scale Using the Persistent Scatterer Interferometry (PSI) Technique
In questo studio vengono descritti i metodi con cui si può arrivare a calcolare la subsidenza con estrema accuratezza, in particolare viene descritto come si possa misurare lo sprofondamento lungo l’asse verticale distinguendolo dagli spostamenti che avvengono lungo gli assi laterali. A pag. 10517 dello studio si trova una pittoresca mappa multicolor, piena di pallini colorati, che anche il cartografo più bravo farebbe fatica a collocare con precisione viste le coordinate segnate in modo approssimativo. La legenda che accompagna la mappa spiega che i pallini sono:

  • rossi se lo sprofondamento è massimo (da -5,16 a -3 mm/anno),
  • gialli se lo sprofondamento è medio (da -2,99 a -1,50 mm/anno),
  • verdi se lo spostamento sulla verticale è prossimo allo zero (da -1,49 a +1,5 mm/anno)
  • celesti o blu se è stato rilevato uno spostamento del suolo verso l’alto, questo può verificarsi quando in un’area vengono reiniettati grossi quantitativi di fluidi.

La mappa multicolor riesce sicuramente a trasmettere l’idea che i satelliti spaziali valgono la spesa ma ci segnala che in qualche area del sud della Toscana la subsidenza si manifesta in modo preoccupante. Lo studio si limita a differenziare alcune piccole aree della mappa per grado di subsidenza evitando con cura di entrare nel merito del perché tale fenomeno sia più accentuato in alcuni precisi punti. Per poter capire quale potesse essere il motivo di sprofondamenti particolarmente rilevanti segnalati con pallini rossi, abbiamo sovrapposto l’immagine della mappa alla foto aerea dell’area oggetto di studio.  Tutto è stato chiaro: si tratta della zona di Piancastagnaio, comune che ospita diverse centrali geotermiche. Avendo a disposizione le foto aeree ad alta risoluzione abbiamo infine potuto scoprire che sotto a diversi pallini rossi si nascondevano pozzi e centrali. L’animazione che segue ne mostra un esempio.

(mappa su file kmz da scaricare e aprire con Google Earth)

Molti territori della Toscana hanno la caratteristica di essere franosi. Il territorio di Piancastagnaio è uno di essi e lo sfruttamento geotermico non può che peggiorarne la situazione già critica.
Se i ricercatori dell’Università di Firenze, finanziata con soldi pubblici, non parlano dei danni causati dalla geotermia per qualche sconosciuto motivo, lo facciamo noi.
Parliamo ora di altri soldi italiani spesi male. Sapete come si mantiene l’Agenzia Spaziale Europea? Le attività dell’Esa sono finanziate con il contributo economico di tutti gli stati membri, contributo  calcolato in base al prodotto interno lordo di ciascun Paese. L’Italia versa 512 milioni di euro l’anno, un contributo che corrisponde al 13,7% dell’intero budget ESA (dati 2017).
Mentre l’Italia spende 512 milioni di euro l’anno per partecipare ai programmi spaziali europei, i dati degli studi effettuati non vengono divulgati e i cittadini toscani non vengono nemmeno informati di quanto i loro territori stiano sprofondando per colpa della geotermia.

By Difensori della Toscana

 

 

 

 

 

Subsidenza da sfruttamento geotermico. Perchè nessuno ne parla?

26-05-2018

Che cos’è la subsidenza?

La subsidenza è un fenomeno di abbassamento del suolo che può avere cause naturali, legate a processi geologici, e cause artificiali o antropiche legate alle azioni dell´uomo, una di queste è il prelievo di fluidi dal sottosuolo.

Proviamo ad immaginare i serbatoi geotermici come delle grandissime spugne immerse nel sottosuolo formate da rocce porose, fratturate in più punti, dove il fluido geotermico a temperature e pressioni elevate riesce a scorrere e diffondersi lentamente e liberamente (ricordiamo che il fluido geotermico è composto da acqua per circa il 95%, per il restante 5% da gas, acidi, sali ed altre sostanze più o meno velenose). Dopo anni di sfruttamento in cui il fluido viene sottratto dai pozzi geotermici, senza un’adeguata reiniezione che compensi quanto sottratto, sotto la compressione dei pesanti strati geologici soprastanti le spugne indebolite dallo svuotamento inesorabilmente collassano e si schiantano. Il processo avviene lentamente nel tempo, centimetro dopo centimetro, con microterremoti che si ripetono a breve distanza di tempo altrimenti con terremoti più potenti ogni tot anni. Questo processo di sprofondamento è irreversibile. La spugna di roccia non ha proprietà elastiche e una volta schiacciata rimane in questa condizione per sempre. Anche se finisce lo sfruttamento il volume perso non potrà più tornare. Le generazioni future potranno sicuramente ingegnarsi nello sviluppare nuove tecnologie per sfruttare l’energia geotermica in modo rispettoso per l’ambiente, ma la terra che troveranno sarà già stata profondamente modificata da chi purtroppo oggi l’ambiente non lo rispetta, così come troveranno ormai impoveriti i serbatoi di energia presenti nel sottosuolo.

Nell’area circostante le centrali di Larderello, in un raggio di 5 km, tra il 1923 e il 1986 lo sprofondamento medio è stato di 120 cm, come dire 2 cm all’anno. In quell’area sono presenti centinaia di case abitate. Inutile ricordare che dove c’è subsidenza ci sono dissesti e frane. Nell’area vicina alle centrali di Sasso Pisano la velocità di sprofondamento ha raggiunto i 3,5 cm all’anno. Intorno alle centrali di Radicondoli, nelle vicinanze di Montalcinello, tra il 1973 e il 1991 lo sprofondamento è arrivato fino a 40 cm (Arpat). Prendendo questi ultimi dati abbiamo provato a calcolare il volume scomparso sotto agli impianti di Radicondoli: in soli diciotto anni il serbatoio sotterraneo si è ridotto di oltre un milione di metri cubi.

Parliamo ora della reiniezione dei fluidi. Viene raccontato da Arpat che la reiniezione mitiga i fenomeni di subsidenza. Arpat si è però dimenticata di dire che quando la reiniezione non viene fatta nello stesso serbatoio di provenienza non mitiga un bel niente. Gli acquedotti aziendali che Enel ha cominciato a costruire negli anni ’90 per convogliare le acque di condensa verso i pozzi di reiniezione, purtroppo per noi non si fermano negli immediati dintorni delle singole centrali, ma viaggiano per decine di chilometri (rete acquedotti). Accade così che i fluidi in uscita dalle centrali di Radicondoli, invece di essere reiniettati sul posto, vengono dirottati verso Larderello per essere reiniettati in altri serbatoi lontani da Radicondoli.  Per negare la dannosità di tale attività qualche geologo prezzolato potrà sempre raccontare che la Toscana è caratterizzata dall’avere un unico grande serbatoio geotermico e che anche dal punto di vista normativo non esiste nessun problema.

C’è un’altra questione sulla reiniezione e riguarda anche i progetti relativi alle centrali binarie. Anche se fosse effettuata la reiniezione totale la subsidenza ci sarebbe lo stesso perchè non possono essere reiniettati i fluidi troppo vicino al punto di estrazione e perché il volume dei fluidi raffreddati in uscita dall’impianto è inferiore rispetto al volume dei fluidi entranti. Per quanto riguarda le centrali Enel è ancora peggio, forse nemmeno il 35% del quantitativo totale di fluido estratto viene recuperato per essere reiniettato. Per la maggior parte i fluidi vengono dispersi in atmosfera attraverso le torri evaporative (es. progetto-Milia pag. 19). Sull’argomento spreco di acqua e soldi pubblici torneremo prossimamente e parleremo di cosa succede in Val di Cornia.

Ma come viene affrontato il problema della subsidenza a livello europeo? L’Europa affronta la questione in modo molto serio. L’ESA, l’ente spaziale europeo, ha avviato fin dal 1991 un progetto di monitoraggio dei vari parametri della superficie terrestre lanciando nello spazio i satelliti ERS a cui sono seguiti i satelliti Envisat e i Sentinel. Questi satelliti riescono a misurare la subsidenza anche se è solo di un millimetro.

Ma cosa fa la Regione? Mentre con una mano stanzia 650000 euro per monitorare dissesti, frane e subsidenza con l’altra mano firma un’autorizzazione che in pratica consente ad Enel di poter reiniettare i fluidi dove e come gli pare  disinteressandosi completamente della subsidenza (decreto-5756-2015).

Fine della prima parte

Fonti: Arpat, Enel, Regione Toscana, ESA

by Difensori della Toscana

Geotermia e ministri uscenti, ultimi colpi di coda prima che la nave affondi

7 Maggio 2018

Sono passati più di due mesi dalle elezioni del  4 marzo 2018 e forse pochi di noi si rendono conto di una cosa: finchè non verrà formato un nuovo governo i vecchi ministri piazzati da Renzi, Gentiloni ed ex maggioranza varia, resteranno al loro posto e nella distrazione generale potranno continuare a fare quello che vogliono, anche emettere decreti a favore di lobbies amiche e portare a termine iniziative di ogni tipo, anche dannose per l’ambiente. In questo periodo di transizione tra un governo e l’altro questi ministri potrebbero fare ancora molti danni. Ripensandoci,  forse era stato previsto anche questo. Confezionata una legge elettorale perditempo, ogni giorno di ritardo nella formazione del governo è un giorno in più nei posti di potere per coloro che restano in carica. Questi individui possono così completare quanto era già stato programmato dal loro gruppo politico/economico ignorando il fatto di essere stati bocciati dagli Italiani ed insistendo nel perseguire i propri obiettivi.

Ne è un esempio il DECRETO  29 marzo 2018 che porta le firme del ministro dell’Ambiente Galletti e del ministro dello Sviluppo Economico Calenda. I curriculum di tali personaggi purtroppo parlano da soli (Galletti era il commercialista di Casini…, Calenda riguardo al Tap ha detto “i tubi in Puglia passeranno, certo che passeranno…” ).

Analizziamo il decreto cominciando dal titolo.

“Modalità di verifica delle condizioni per il riconoscimento, nell’ambito degli schemi di incentivazione alle fonti energetiche rinnovabili, di premi e tariffe speciali per gli impianti geotermici che utilizzano tecnologie avanzate con prestazioni ambientali elevate.”

Già il titolo butta fumo negli occhi: “Le tecnologie avanzate con prestazioni ambientali elevate”  in realtà non esistono. Quando si parla di centrali ad emissioni libere la tecnologia utilizzata è per forza di cose vecchia. Le “prestazioni ambientali” inoltre sono negative, infatti Enel ogni anno versa al Cosvig circa 30 milioni di euro di compensazioni ambientali. Con le “modalità di verifica” escogitate dal decreto le centrali dotate dei famigerati filtri Amis potranno far incassare ad Enel altri soldi pubblici in più pur continuando l’inquinamento.

Mentre l’Italia sta vivendo un periodo storico di grave crisi economica qualcuno ha confezionato questo decreto per regalare ancora più soldi pubblici a chi inquina con la geotermia. Lo riteniamo un insulto ai cittadini e agli imprenditori che rispettano l’ambiente.

In un nostro recente post avevamo parlato del principio “Chi inquina paga”, torniamo ora sull’argomento cercando di approfondirlo.

Talvolta la sete di denaro spinge i vertici dei grossi gruppi industriali a fare scelte nefaste per l’ambiente con conseguenti danni agli sfortunati territori che vengono presi di mira. Per ostacolare la ricerca di profitto a danno dell’ambiente sarebbe sufficiente tassare pesantemente i gestori degli impianti inquinanti. Chi inquina troppo andrebbe tassato così tanto da costringerlo a cambiare. Chi inquina meno dovrebbe pagare comunque cifre importanti. Le pratiche industriali inaccettabili devono essere disincentivate e le attività produttive devono essere indirizzate verso il solo utilizzo di tecnologie pulite.

Con questo decreto ministeriale succede l’esatto contrario. Oggi chi inquina con la geotermia invece di essere tassato viene incentivato con i fondi riservati alle rinnovabili pulite, e se mette un filtro di dubbia efficacia, che utilizza la soda caustica, viene addirittura premiato con ulteriori tariffe speciali. Inutile ricordare che i soldi degli incentivi e dei premi speciali li mettono i cittadini.

Analizziamo la parte del decreto che riguarda le centrali in attività: l’articolo 4.

Art. 4.  Premio per l’abbattimento di almeno il 95% del livello di idrogeno solforato e di mercurio   

A rigor di logica, per tutelare la salute dei cittadini, un impianto che emette idrogeno solforato e mercurio oltre a numerose altre sostanze inquinanti, che in questo decreto non vengono nemmeno citate, dovrebbe essere chiuso. L’inquinamento da geotermia invece non viene nemmeno tassato, ma premiato. In Italia i cittadini fanno fatica ad arrivare a fine mese e qualsiasi scelta fatta dal governo in tema di distribuzione di soldi pubblici dovrebbe essere validamente motivata. In questo caso a noi sembra di essere di fronte ad un enorme sperpero di soldi pubblici. Nel documento non sono state citate tutte le sostanze inquinanti perché sarebbe stato uno scandalo ipotizzare dei premi. Le migliaia di tonnellate di ammoniaca emessa, per esempio, producono ancor più danni ambientali e sanitari dell’idrogeno solforato. E l’arsenico? E gli altri veleni? Di che razza di “tecnologie avanzate” parliamo se questi filtri consumano migliaia di tonnellate di soda caustica e riescono ad interagire solo su due sostanze, per giunta in modo poco affidabile?  Es. di comunicazioni fermo impianti

Ma sfogliando il decreto l’assurdo deve ancora venire. Leggendo “abbattimento di almeno il 95% del livello di idrogeno solforato e di mercurio” una persona onesta penserebbe:  essendo due sostanze completamente diverse verrà misurato l’abbattimento dell’ idrogeno solforato, poi verrà misurato l’abbattimento del mercurio e solo se entrambe le due sostanze risulteranno abbattute ognuna per almeno il 95% avranno il pretesto per poter premiare, per quanto sia ingiusto, un inquinatore. Non è così…  viene astutamente creata confusione affinché l’inquinatore possa vincere facilmente, e vi spieghiamo come.

Nell’allegato 1 presente nel decreto vengono confuse per bene le carte in tavola riguardo alle uniche due sostanze inquinanti su cui i filtri Amis riescono parzialmente ad agire: il mercurio (Hg) e l’idrogeno solforato detto anche acido solfidrico (H2S).

Il mercurio, che tra i due a parità di peso è quello molto più pericoloso in quanto ne basta un microgrammo per inquinare un litro d’acqua, viene emesso in quantità spaventose nonostante siano presenti i famigerati filtri Amis. Tra tutte le 35 centrali si parla di una tonnellata e mezza l’anno. Quantità che è stata da noi stimata consultando i dati Arpat degli ultimi dieci anni.

Le emissioni dell’acido solfidrico si aggirano invece sulle 5000 tonnellate l’anno (dati Enel). Per rendere l’idea, una centrale dotata di filtri potrebbe emettere in un’ora dieci kg di acido solfidrico e  due grammi di mercurio.

Il problema che si poneva per gli inquinatori a caccia di premi è che questi filtri non possono mai fermare il mercurio con percentuali superiori al 95% anche perchè nelle centrali i filtri vengono installati sulla linea dei gas non condensabili ed il mercurio, non essendo un gas e non trovandosi sotto forma di vapore al 100%, si mescola in percentuale variabile ai liquidi di condensa che lo trascinano fino alle torri evaporative. Da lì in parte finisce in cielo.

La soluzione per non perdere il premio si trova nell’allegato 1. Se il mercurio viene considerato equivalente all’acido solfidrico, la tonnellata del primo viene inglobata nelle 5000 tonnellate del secondo. Con una formuletta matematica opportuna le due sostanze vengono accomunate anche se l’acido solfidrico è migliaia di volte più abbondante in peso del mercurio. Invece di considerare i flussi di massa singoli è stato creato il “flusso di massa (m) della specie «i» (H2S e Hg)”. In questo modo il mercurio scompare nel flusso di massa totale e la percentuale finale la fa l’acido solfidrico da solo, che è più abbondante, meno pericoloso e più facile da filtrare.

A favore del rialzo del farlocco coefficiente di abbattimento, al fine di portarlo al di sopra del 95%, nella formula troviamo inserita al denominatore della frazione anche la parte di fluido geotermico che alla turbina nemmeno ci arriva, la cosiddetta fase liquida. Tale parte di fluido, presente in alcune aree,  viene deviata e reiniettata nel sottosuolo essendo inutilizzabile ai fini della produzione di energia (mi2).

Mancava solo questa. Ci vengono a raccontare che il separatore fa parte dell’impianto di produzione mentre invece è solo uno smistatore piazzato a valle dei pozzi di produzione e a monte dei pozzi di reiniezione e della turbina. Il fluido in ingresso in centrale è solo il vapore. La parte in fase liquida è ininfluente. E’ il vapore che produce energia. La fase liquida semmai è in ingresso nei pozzi di reiniezione, non in centrale, e rimane confinata nel circuito chiuso dei vapordotti e delle tubazioni per essere reimmessa nel sottosuolo da dove è stata prelevata. Sarà una coincidenza, ma in qualche centrale dell’Amiata dove sono più abbondanti i veleni è anche più abbondante la fase liquida, variabile discutibile che aggiunta opportunamente alla formula fa vincere ancor più facilmente i premi.

Lasciamo a chi legge le conclusioni ricordando alcune cose:

la posta in gioco supera gli 80 milioni di euro.

Il decreto che per primo ha parlato dei premi è stato firmato da Corrado Clini e da Corrado Passera nel 2012.

I controlli sulle centrali vengono eseguiti da Arpat, i cui vertici sono stati scelti dal PD.

Nel CDA di Enel siede Alberto Bianchi che è il cassiere della fondazione di Renzi.

By Difensori della Toscana

 

 

 

 

 

 

Aree non idonee alla geotermia: il sonno della Regione genera ecomostri

15 aprile 2018

Vi ricordate che nel 2017 fu chiesto ai sindaci di comunicare le aree da proteggere dall’insediamento di nuovi impianti geotermici?

Ebbene, i progetti industriali vanno avanti indisturbati e visto che la Regione non ha ancora deliberato né pubblicato niente su questo argomento, nonostante avesse dovuto farlo entro il 30 novembre 2017, per avere qualche informazione abbiamo dovuto arrangiarci e cercare pazientemente sugli albi pretori dei Comuni i singoli documenti.

La notizia è che i nostri sindaci si stanno opponendo all’espansione della geotermia e la tabella riassuntiva che segue lo dimostra: tabella riassuntiva aree non idonee

Dai dati raccolti ben 28 sindaci hanno dichiarato non geotermico il 100% del territorio comunale!

Ultimi aggiornamenti al 15.04.2018 : i Comuni che ad oggi hanno deliberato e inviato i documenti alla Regione sono in totale 51: Castel del Piano, Montecatini Val di Cecina, Radicofani, Castelnuovo Val di Cecina, Radicondoli, Abbadia San Salvatore, Chiusdino, Monteverdi Marittimo, Piancastagnaio, Pomarance, Roccalbegna, San Casciano dei Bagni, Monterotondo Marittimo, Montieri, Castagneto Carducci, Guardistallo, Casole d’Elsa, Castell’Azzara, Castiglione d’Orcia, Follonica, Montalcino, Monticiano, Riparbella, Scansano, Scarlino, Seggiano, Bibbona, Campagnatico, Cinigiano, Roccastrada, Semproniano, Volterra, Cetona, Gavorrano, Pienza, Sarteano, Sovicille, Casale Marittimo, Empoli, Ponsacco, Chianni, Magliano in Toscana, Palaia, Terricciola, Montescudaio, San Quirico d’Orcia, Bientina, Capannoli, Casciana Terme/Lari, Castelfiorentino e Pistoia.

Ecco la casella dropbox dove abbiamo raggruppato le proposte che i Comuni hanno inviato alla Regione:

https://www.dropbox.com/sh/e4t03r09vb5akoj/AAA34BEVHC9vo3VYiJM_m7FDa?dl=0

Mancano all’appello i documenti e le delibere dei seguenti Comuni: Piancastagnaio, Monterotondo Marittimo, Montieri, Ponsacco, Gavorrano, Pistoia, Castelfiorentino. Appena recuperati li pubblicheremo.

By Difensori della Toscana