Il misterioso caso delle 21 centrali geotermiche e della subsidenza del bacino del Fiume Cornia

Toscana, Europa, 21 luglio 2018

I due post che abbiamo pubblicato in precedenza sulla subsidenza da geotermia contenevano alcune domande lasciate in sospeso tra cui: “Subsidenza da sfruttamento geotermico. Perchè nessuno ne parla?”. Oggi proponiamo un’ennesima risposta che formula una nuova domanda: “forse perchè è sconveniente per chi manovra il denaro pubblico che viene utilizzato per finanziare la geotermia elettrica speculativa e inquinante?”.

Cerchiamo allora con questo post di spiegare cosa succede in Val di Cornia a causa dello sfruttamento geotermico. Come avevamo già accennato in precedenza, l’Agenzia Spaziale Europea ha lanciato nel corso degli ultimi anni numerosi satelliti spaziali a scopo scientifico. Per merito dei satelliti ERS, Envisat e Sentinel, dotati di sofisticati strumenti di misura radar, è stata data ai paesi membri l’opportunità di poter studiare e misurare con grande precisione la subsidenza di tutte le aree a livello locale. Cercando in rete pubblicazioni scientifiche sull’area della Val di Cornia abbiamo finalmente trovato un coraggioso documento datato 2013, scritto in inglese e firmato da due ricercatori italiani, Ascanio Rosi e Andrea Agostini, intitolato: “Subsidence analysis in the Cornia river basin (Southern Tuscany, Italy) by using PSInSAR technique”. L’unica parte scritta in italiano di tutto il documento è il riassunto iniziale che fedelmente riportiamo:

“RIASSUNTO  Analisi della subsidenza del bacino del Fiume Cornia (Toscana meridionale) mediante uso della tecnica PSInSAR.

Questo lavoro è stato finalizzato alla mappatura, tramite interferometria radar satellitare a riflettori permanenti (PSInSAR), dei fenomeni di subsidenza che interessano il bacino del fiume Cornia e le aree limitrofe. Dall’analisi dei dati interferometrici sono stati individuate due aree a maggiori velocità di subsidenza, entrambe già note in letteratura: l’area geotermica di Larderello e la pianura nei pressi dell’abitato di Venturina, nel comune di Campiglia Marittima. Dalle analisi è emerso che le subsidenze che interessano l’area geotermica sono caratterizzate da velocità di deformazione di circa 25 mm/anno nei pressi di Larderello, e di circa 35 mm/anno nei pressi di Sasso Pisano. Nei pressi di Venturina la mappatura dell’area in subsidenza ha riportato risultati simili a quelli presenti in letteratura, con velocità di abbassamento di circa 10 mm/anno.”

La parte restante dello studio è scritta in inglese. Seguono le quattro righe conclusive dello studio:  “In the geothermal fields area, the subsidence trend resulted to be concentric, with a  maximum subsidence velocity in Sasso Pisano area, in correspondence with the deepest geothermal well of the whole area (4093 m).” Tradotto in italiano in termini semplici: nell’area di sfruttamento geotermico di Sasso Pisano la subsidenza appare distribuita in modo concentrico e la massima velocità di sprofondamento si registra in corrispondenza del pozzo geotermico più profondo dell’intera area (4093 m), come visibile in fig. 6 (sotto a sinistra).
Abbiamo provato a georeferenziare e rendere trasparente la figura 6 dello studio per capire quante centrali sono presenti nell’area. Ogni pallino rosso nell’immagine a destra rappresenta una centrale, quindi il risultato è il seguente: ben 21.

   

(cliccando sulla figura a destra si apre una mappa in google maps in cui sono visibili tutte le centrali toscane aggiornate al 2010)

La subsidenza a Sasso Pisano è causata dall’estrazione di grandissimi quantitativi di fluidi (acqua, vapore e gas vari) che invece di essere reiniettati vengono dispersi in atmosfera, per circa il 70 % del loro peso, attraverso le torri di raffreddamento delle centrali. Nel caso della centrale da 20 MW in costruzione a Monterotondo Marittimo il progetto dichiara che dalle torri di raffreddamento verranno fatte evaporare mediamente 90-105 tonnellate/ora di acqua (progetto-Milia vedi pag. 19). Considerato che le centrali posizionate all’interno del bacino idrografico del fiume Cornia sono 15, sarebbe interessante capire quanta acqua viene dispersa complessivamente. Noi azzardiamo una cifra: circa 12 milioni di metri cubi annui, ma forse, considerato che l’acqua è un bene comune, qualche ente pubblico dovrebbe pubblicare ufficialmente la quantità esatta.

Ma chissà perché nessuno la pubblica. Non se ne parla nemmeno nel progetto Life Rewat, una specie di contratto di fiume del bacino del basso Cornia che permette di ricevere soldi dalla Comunità Europea. Un incredibile progetto pagato con soldi pubblici studiato per risparmiare l’acqua a valle di un fiume ignorando completamente quello che succede a monte (Delibera Giunta Regionale 329/2018).

By Difensori della Toscana

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Geotermia e subsidenza, la verità negata ai cittadini

Toscana, Europa, 10 giugno 2018

Il titolo del precedente post sulla subsidenza geotermica conteneva una domanda lasciata in sospeso: “Subsidenza da sfruttamento geotermico. Perchè nessuno ne parla?”. Oggi proponiamo una risposta che formula una nuova domanda: “forse perchè Enel non vuole?”.

Negli ultimi decenni l’Agenzia Spaziale Europea, che è finanziata anche dall’Italia, ha speso miliardi di euro nel campo delle più moderne tecnologie per poter disporre di strumenti che fossero in grado di compiere misurazioni precisissime sui parametri che riguardano l’atmosfera, i mari, la superficie terrestre e l’ambiente in generale. Un progetto di successo che ha avuto corso dal 2002 al 2012 è stato il lancio in orbita da parte dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) del satellite Envisat (Environmental Satellite, cioè satellite ambientale). Al pari dei satelliti ERS, che l’hanno preceduto, Envisat aveva a bordo alcuni sofisticati strumenti tra cui un ASAR (Advanced Synthetic Aperture Radar), un radar capace di rilevare variazioni di quota delle superfici con precisione millimetrica. La tecnica di misurazione originale denominata Interferometria Differenziale SAR (DInSAR) è stata nel tempo ancor più perfezionata con l’introduzione di nuove tecniche aggiuntive tra cui la cosiddetta Persistent Scatterer Interferometry (PSI). Negli anni successivi al lancio di Envisat sono fiorite in tutta Europa numerose ricerche scientifiche basate sui dati inviati dal satellite. Le mappature della subsidenza delle varie regioni europee sono diventate oggi ancora più precise e facili da elaborare per tutte le comunità che ne abbiano necessità.
Se cerchiamo in rete pubblicazioni scientifiche sulla subsidenza nelle aree geotermiche toscane abbiamo però una sorpresa: su tale argomento gli italiani hanno condotto pochissimi studi, quasi tutti sono scritti in lingua inglese e parlano in modo generico delle tecniche di misurazione senza però riportare i risultati delle misure effettuate sulle aree colpite dal problema. Sappiamo bene che generalmente nel mondo viene utilizzata la lingua inglese per diffondere informazioni di tipo scientifico, tuttavia appare strano che per quanto riguarda il fenomeno della subsidenza da sfruttamento geotermico non si trovino documenti scritti in italiano che possano essere letti dagli italiani direttamente interessati.  Per dare un aiutino a chi non conosce la lingua inglese abbiamo preso a campione un lavoro di quattro ricercatori dell’Università di Firenze e ne abbiamo estratto un frammento cartografico sviluppando alcune osservazioni.
E’ uno studio pubblicato nel 2014 dal titolo:  A Procedure to Map Subsidence at the Regional Scale Using the Persistent Scatterer Interferometry (PSI) Technique
In questo studio vengono descritti i metodi con cui si può arrivare a calcolare la subsidenza con estrema accuratezza, in particolare viene descritto come si possa misurare lo sprofondamento lungo l’asse verticale distinguendolo dagli spostamenti che avvengono lungo gli assi laterali. A pag. 10517 dello studio si trova una pittoresca mappa multicolor, piena di pallini colorati, che anche il cartografo più bravo farebbe fatica a collocare con precisione viste le coordinate segnate in modo approssimativo. La legenda che accompagna la mappa spiega che i pallini sono:

  • rossi se lo sprofondamento è massimo (da -5,16 a -3 mm/anno),
  • gialli se lo sprofondamento è medio (da -2,99 a -1,50 mm/anno),
  • verdi se lo spostamento sulla verticale è prossimo allo zero (da -1,49 a +1,5 mm/anno)
  • celesti o blu se è stato rilevato uno spostamento del suolo verso l’alto, questo può verificarsi quando in un’area vengono reiniettati grossi quantitativi di fluidi.

La mappa multicolor riesce sicuramente a trasmettere l’idea che i satelliti spaziali valgono la spesa ma ci segnala che in qualche area del sud della Toscana la subsidenza si manifesta in modo preoccupante. Lo studio si limita a differenziare alcune piccole aree della mappa per grado di subsidenza evitando con cura di entrare nel merito del perché tale fenomeno sia più accentuato in alcuni precisi punti. Per poter capire quale potesse essere il motivo di sprofondamenti particolarmente rilevanti segnalati con pallini rossi, abbiamo sovrapposto l’immagine della mappa alla foto aerea dell’area oggetto di studio.  Tutto è stato chiaro: si tratta della zona di Piancastagnaio, comune che ospita diverse centrali geotermiche. Avendo a disposizione le foto aeree ad alta risoluzione abbiamo infine potuto scoprire che sotto a diversi pallini rossi si nascondevano pozzi e centrali. L’animazione che segue ne mostra un esempio.

(mappa su file kmz da scaricare e aprire con Google Earth)

Molti territori della Toscana hanno la caratteristica di essere franosi. Il territorio di Piancastagnaio è uno di essi e lo sfruttamento geotermico non può che peggiorarne la situazione già critica.
Se i ricercatori dell’Università di Firenze, finanziata con soldi pubblici, non parlano dei danni causati dalla geotermia per qualche sconosciuto motivo, lo facciamo noi.
Parliamo ora di altri soldi italiani spesi male. Sapete come si mantiene l’Agenzia Spaziale Europea? Le attività dell’Esa sono finanziate con il contributo economico di tutti gli stati membri, contributo  calcolato in base al prodotto interno lordo di ciascun Paese. L’Italia versa 512 milioni di euro l’anno, un contributo che corrisponde al 13,7% dell’intero budget ESA (dati 2017).
Mentre l’Italia spende 512 milioni di euro l’anno per partecipare ai programmi spaziali europei, i dati degli studi effettuati non vengono divulgati e i cittadini toscani non vengono nemmeno informati di quanto i loro territori stiano sprofondando per colpa della geotermia.

By Difensori della Toscana

 

 

 

 

 

Subsidenza da sfruttamento geotermico. Perchè nessuno ne parla?

26-05-2018

Che cos’è la subsidenza?

La subsidenza è un fenomeno di abbassamento del suolo che può avere cause naturali, legate a processi geologici, e cause artificiali o antropiche legate alle azioni dell´uomo, una di queste è il prelievo di fluidi dal sottosuolo.

Proviamo ad immaginare i serbatoi geotermici come delle grandissime spugne immerse nel sottosuolo formate da rocce porose, fratturate in più punti, dove il fluido geotermico a temperature e pressioni elevate riesce a scorrere e diffondersi lentamente e liberamente (ricordiamo che il fluido geotermico è composto da acqua per circa il 95%, per il restante 5% da gas, acidi, sali ed altre sostanze più o meno velenose). Dopo anni di sfruttamento in cui il fluido viene sottratto dai pozzi geotermici, senza un’adeguata reiniezione che compensi quanto sottratto, sotto la compressione dei pesanti strati geologici soprastanti le spugne indebolite dallo svuotamento inesorabilmente collassano e si schiantano. Il processo avviene lentamente nel tempo, centimetro dopo centimetro, con microterremoti che si ripetono a breve distanza di tempo altrimenti con terremoti più potenti ogni tot anni. Questo processo di sprofondamento è irreversibile. La spugna di roccia non ha proprietà elastiche e una volta schiacciata rimane in questa condizione per sempre. Anche se finisce lo sfruttamento il volume perso non potrà più tornare. Le generazioni future potranno sicuramente ingegnarsi nello sviluppare nuove tecnologie per sfruttare l’energia geotermica in modo rispettoso per l’ambiente, ma la terra che troveranno sarà già stata profondamente modificata da chi purtroppo oggi l’ambiente non lo rispetta, così come troveranno ormai impoveriti i serbatoi di energia presenti nel sottosuolo.

Nell’area circostante le centrali di Larderello, in un raggio di 5 km, tra il 1923 e il 1986 lo sprofondamento medio è stato di 120 cm, come dire 2 cm all’anno. In quell’area sono presenti centinaia di case abitate. Inutile ricordare che dove c’è subsidenza ci sono dissesti e frane. Nell’area vicina alle centrali di Sasso Pisano la velocità di sprofondamento ha raggiunto i 3,5 cm all’anno. Intorno alle centrali di Radicondoli, nelle vicinanze di Montalcinello, tra il 1973 e il 1991 lo sprofondamento è arrivato fino a 40 cm (Arpat). Prendendo questi ultimi dati abbiamo provato a calcolare il volume scomparso sotto agli impianti di Radicondoli: in soli diciotto anni il serbatoio sotterraneo si è ridotto di oltre un milione di metri cubi.

Parliamo ora della reiniezione dei fluidi. Viene raccontato da Arpat che la reiniezione mitiga i fenomeni di subsidenza. Arpat si è però dimenticata di dire che quando la reiniezione non viene fatta nello stesso serbatoio di provenienza non mitiga un bel niente. Gli acquedotti aziendali che Enel ha cominciato a costruire negli anni ’90 per convogliare le acque di condensa verso i pozzi di reiniezione, purtroppo per noi non si fermano negli immediati dintorni delle singole centrali, ma viaggiano per decine di chilometri (rete acquedotti). Accade così che i fluidi in uscita dalle centrali di Radicondoli, invece di essere reiniettati sul posto, vengono dirottati verso Larderello per essere reiniettati in altri serbatoi lontani da Radicondoli.  Per negare la dannosità di tale attività qualche geologo prezzolato potrà sempre raccontare che la Toscana è caratterizzata dall’avere un unico grande serbatoio geotermico e che anche dal punto di vista normativo non esiste nessun problema.

C’è un’altra questione sulla reiniezione e riguarda anche i progetti relativi alle centrali binarie. Anche se fosse effettuata la reiniezione totale la subsidenza ci sarebbe lo stesso perchè non possono essere reiniettati i fluidi troppo vicino al punto di estrazione e perché il volume dei fluidi raffreddati in uscita dall’impianto è inferiore rispetto al volume dei fluidi entranti. Per quanto riguarda le centrali Enel è ancora peggio, forse nemmeno il 35% del quantitativo totale di fluido estratto viene recuperato per essere reiniettato. Per la maggior parte i fluidi vengono dispersi in atmosfera attraverso le torri evaporative (es. progetto-Milia pag. 19). Sull’argomento spreco di acqua e soldi pubblici torneremo prossimamente e parleremo di cosa succede in Val di Cornia.

Ma come viene affrontato il problema della subsidenza a livello europeo? L’Europa affronta la questione in modo molto serio. L’ESA, l’ente spaziale europeo, ha avviato fin dal 1991 un progetto di monitoraggio dei vari parametri della superficie terrestre lanciando nello spazio i satelliti ERS a cui sono seguiti i satelliti Envisat e i Sentinel. Questi satelliti riescono a misurare la subsidenza anche se è solo di un millimetro.

Ma cosa fa la Regione? Mentre con una mano stanzia 650000 euro per monitorare dissesti, frane e subsidenza con l’altra mano firma un’autorizzazione che in pratica consente ad Enel di poter reiniettare i fluidi dove e come gli pare  disinteressandosi completamente della subsidenza (decreto-5756-2015).

Fine della prima parte

Fonti: Arpat, Enel, Regione Toscana, ESA

by Difensori della Toscana

Geotermia e ministri uscenti, ultimi colpi di coda prima che la nave affondi

7 Maggio 2018

Sono passati più di due mesi dalle elezioni del  4 marzo 2018 e forse pochi di noi si rendono conto di una cosa: finchè non verrà formato un nuovo governo i vecchi ministri piazzati da Renzi, Gentiloni ed ex maggioranza varia, resteranno al loro posto e nella distrazione generale potranno continuare a fare quello che vogliono, anche emettere decreti a favore di lobbies amiche e portare a termine iniziative di ogni tipo, anche dannose per l’ambiente. In questo periodo di transizione tra un governo e l’altro questi ministri potrebbero fare ancora molti danni. Ripensandoci,  forse era stato previsto anche questo. Confezionata una legge elettorale perditempo, ogni giorno di ritardo nella formazione del governo è un giorno in più nei posti di potere per coloro che restano in carica. Questi individui possono così completare quanto era già stato programmato dal loro gruppo politico/economico ignorando il fatto di essere stati bocciati dagli Italiani ed insistendo nel perseguire i propri obiettivi.

Ne è un esempio il DECRETO  29 marzo 2018 che porta le firme del ministro dell’Ambiente Galletti e del ministro dello Sviluppo Economico Calenda. I curriculum di tali personaggi purtroppo parlano da soli (Galletti era il commercialista di Casini…, Calenda riguardo al Tap ha detto “i tubi in Puglia passeranno, certo che passeranno…” ).

Analizziamo il decreto cominciando dal titolo.

“Modalità di verifica delle condizioni per il riconoscimento, nell’ambito degli schemi di incentivazione alle fonti energetiche rinnovabili, di premi e tariffe speciali per gli impianti geotermici che utilizzano tecnologie avanzate con prestazioni ambientali elevate.”

Già il titolo butta fumo negli occhi: “Le tecnologie avanzate con prestazioni ambientali elevate”  in realtà non esistono. Quando si parla di centrali ad emissioni libere la tecnologia utilizzata è per forza di cose vecchia. Le “prestazioni ambientali” inoltre sono negative, infatti Enel ogni anno versa al Cosvig circa 30 milioni di euro di compensazioni ambientali. Con le “modalità di verifica” escogitate dal decreto le centrali dotate dei famigerati filtri Amis potranno far incassare ad Enel altri soldi pubblici in più pur continuando l’inquinamento.

Mentre l’Italia sta vivendo un periodo storico di grave crisi economica qualcuno ha confezionato questo decreto per regalare ancora più soldi pubblici a chi inquina con la geotermia. Lo riteniamo un insulto ai cittadini e agli imprenditori che rispettano l’ambiente.

In un nostro recente post avevamo parlato del principio “Chi inquina paga”, torniamo ora sull’argomento cercando di approfondirlo.

Talvolta la sete di denaro spinge i vertici dei grossi gruppi industriali a fare scelte nefaste per l’ambiente con conseguenti danni agli sfortunati territori che vengono presi di mira. Per ostacolare la ricerca di profitto a danno dell’ambiente sarebbe sufficiente tassare pesantemente i gestori degli impianti inquinanti. Chi inquina troppo andrebbe tassato così tanto da costringerlo a cambiare. Chi inquina meno dovrebbe pagare comunque cifre importanti. Le pratiche industriali inaccettabili devono essere disincentivate e le attività produttive devono essere indirizzate verso il solo utilizzo di tecnologie pulite.

Con questo decreto ministeriale succede l’esatto contrario. Oggi chi inquina con la geotermia invece di essere tassato viene incentivato con i fondi riservati alle rinnovabili pulite, e se mette un filtro di dubbia efficacia, che utilizza la soda caustica, viene addirittura premiato con ulteriori tariffe speciali. Inutile ricordare che i soldi degli incentivi e dei premi speciali li mettono i cittadini.

Analizziamo la parte del decreto che riguarda le centrali in attività: l’articolo 4.

Art. 4.  Premio per l’abbattimento di almeno il 95% del livello di idrogeno solforato e di mercurio   

A rigor di logica, per tutelare la salute dei cittadini, un impianto che emette idrogeno solforato e mercurio oltre a numerose altre sostanze inquinanti, che in questo decreto non vengono nemmeno citate, dovrebbe essere chiuso. L’inquinamento da geotermia invece non viene nemmeno tassato, ma premiato. In Italia i cittadini fanno fatica ad arrivare a fine mese e qualsiasi scelta fatta dal governo in tema di distribuzione di soldi pubblici dovrebbe essere validamente motivata. In questo caso a noi sembra di essere di fronte ad un enorme sperpero di soldi pubblici. Nel documento non sono state citate tutte le sostanze inquinanti perché sarebbe stato uno scandalo ipotizzare dei premi. Le migliaia di tonnellate di ammoniaca emessa, per esempio, producono ancor più danni ambientali e sanitari dell’idrogeno solforato. E l’arsenico? E gli altri veleni? Di che razza di “tecnologie avanzate” parliamo se questi filtri consumano migliaia di tonnellate di soda caustica e riescono ad interagire solo su due sostanze, per giunta in modo poco affidabile?  Es. di comunicazioni fermo impianti

Ma sfogliando il decreto l’assurdo deve ancora venire. Leggendo “abbattimento di almeno il 95% del livello di idrogeno solforato e di mercurio” una persona onesta penserebbe:  essendo due sostanze completamente diverse verrà misurato l’abbattimento dell’ idrogeno solforato, poi verrà misurato l’abbattimento del mercurio e solo se entrambe le due sostanze risulteranno abbattute ognuna per almeno il 95% avranno il pretesto per poter premiare, per quanto sia ingiusto, un inquinatore. Non è così…  viene astutamente creata confusione affinché l’inquinatore possa vincere facilmente, e vi spieghiamo come.

Nell’allegato 1 presente nel decreto vengono confuse per bene le carte in tavola riguardo alle uniche due sostanze inquinanti su cui i filtri Amis riescono parzialmente ad agire: il mercurio (Hg) e l’idrogeno solforato detto anche acido solfidrico (H2S).

Il mercurio, che tra i due a parità di peso è quello molto più pericoloso in quanto ne basta un microgrammo per inquinare un litro d’acqua, viene emesso in quantità spaventose nonostante siano presenti i famigerati filtri Amis. Tra tutte le 35 centrali si parla di una tonnellata e mezza l’anno. Quantità che è stata da noi stimata consultando i dati Arpat degli ultimi dieci anni.

Le emissioni dell’acido solfidrico si aggirano invece sulle 5000 tonnellate l’anno (dati Enel). Per rendere l’idea, una centrale dotata di filtri potrebbe emettere in un’ora dieci kg di acido solfidrico e  due grammi di mercurio.

Il problema che si poneva per gli inquinatori a caccia di premi è che questi filtri non possono mai fermare il mercurio con percentuali superiori al 95% anche perchè nelle centrali i filtri vengono installati sulla linea dei gas non condensabili ed il mercurio, non essendo un gas e non trovandosi sotto forma di vapore al 100%, si mescola in percentuale variabile ai liquidi di condensa che lo trascinano fino alle torri evaporative. Da lì in parte finisce in cielo.

La soluzione per non perdere il premio si trova nell’allegato 1. Se il mercurio viene considerato equivalente all’acido solfidrico, la tonnellata del primo viene inglobata nelle 5000 tonnellate del secondo. Con una formuletta matematica opportuna le due sostanze vengono accomunate anche se l’acido solfidrico è migliaia di volte più abbondante in peso del mercurio. Invece di considerare i flussi di massa singoli è stato creato il “flusso di massa (m) della specie «i» (H2S e Hg)”. In questo modo il mercurio scompare nel flusso di massa totale e la percentuale finale la fa l’acido solfidrico da solo, che è più abbondante, meno pericoloso e più facile da filtrare.

A favore del rialzo del farlocco coefficiente di abbattimento, al fine di portarlo al di sopra del 95%, nella formula troviamo inserita al denominatore della frazione anche la parte di fluido geotermico che alla turbina nemmeno ci arriva, la cosiddetta fase liquida. Tale parte di fluido, presente in alcune aree,  viene deviata e reiniettata nel sottosuolo essendo inutilizzabile ai fini della produzione di energia (mi2).

Mancava solo questa. Ci vengono a raccontare che il separatore fa parte dell’impianto di produzione mentre invece è solo uno smistatore piazzato a valle dei pozzi di produzione e a monte dei pozzi di reiniezione e della turbina. Il fluido in ingresso in centrale è solo il vapore. La parte in fase liquida è ininfluente. E’ il vapore che produce energia. La fase liquida semmai è in ingresso nei pozzi di reiniezione, non in centrale, e rimane confinata nel circuito chiuso dei vapordotti e delle tubazioni per essere reimmessa nel sottosuolo da dove è stata prelevata. Sarà una coincidenza, ma in qualche centrale dell’Amiata dove sono più abbondanti i veleni è anche più abbondante la fase liquida, variabile discutibile che aggiunta opportunamente alla formula fa vincere ancor più facilmente i premi.

Lasciamo a chi legge le conclusioni ricordando alcune cose:

la posta in gioco supera gli 80 milioni di euro.

Il decreto che per primo ha parlato dei premi è stato firmato da Corrado Clini e da Corrado Passera nel 2012.

I controlli sulle centrali vengono eseguiti da Arpat, i cui vertici sono stati scelti dal PD.

Nel CDA di Enel siede Alberto Bianchi che è il cassiere della fondazione di Renzi.

By Difensori della Toscana

 

 

 

 

 

 

Aree non idonee alla geotermia: il sonno della Regione genera ecomostri

15 aprile 2018

Vi ricordate che nel 2017 fu chiesto ai sindaci di comunicare le aree da proteggere dall’insediamento di nuovi impianti geotermici?

Ebbene, i progetti industriali vanno avanti indisturbati e visto che la Regione non ha ancora deliberato né pubblicato niente su questo argomento, nonostante avesse dovuto farlo entro il 30 novembre 2017, per avere qualche informazione abbiamo dovuto arrangiarci e cercare pazientemente sugli albi pretori dei Comuni i singoli documenti.

La notizia è che i nostri sindaci si stanno opponendo all’espansione della geotermia e la tabella riassuntiva che segue lo dimostra: tabella riassuntiva aree non idonee

Dai dati raccolti ben 28 sindaci hanno dichiarato non geotermico il 100% del territorio comunale!

Ultimi aggiornamenti al 15.04.2018 : i Comuni che ad oggi hanno deliberato e inviato i documenti alla Regione sono in totale 51: Castel del Piano, Montecatini Val di Cecina, Radicofani, Castelnuovo Val di Cecina, Radicondoli, Abbadia San Salvatore, Chiusdino, Monteverdi Marittimo, Piancastagnaio, Pomarance, Roccalbegna, San Casciano dei Bagni, Monterotondo Marittimo, Montieri, Castagneto Carducci, Guardistallo, Casole d’Elsa, Castell’Azzara, Castiglione d’Orcia, Follonica, Montalcino, Monticiano, Riparbella, Scansano, Scarlino, Seggiano, Bibbona, Campagnatico, Cinigiano, Roccastrada, Semproniano, Volterra, Cetona, Gavorrano, Pienza, Sarteano, Sovicille, Casale Marittimo, Empoli, Ponsacco, Chianni, Magliano in Toscana, Palaia, Terricciola, Montescudaio, San Quirico d’Orcia, Bientina, Capannoli, Casciana Terme/Lari, Castelfiorentino e Pistoia.

Ecco la casella dropbox dove abbiamo raggruppato le proposte che i Comuni hanno inviato alla Regione:

https://www.dropbox.com/sh/e4t03r09vb5akoj/AAA34BEVHC9vo3VYiJM_m7FDa?dl=0

Mancano all’appello i documenti e le delibere dei seguenti Comuni: Piancastagnaio, Monterotondo Marittimo, Montieri, Ponsacco, Gavorrano, Pistoia, Castelfiorentino. Appena recuperati li pubblicheremo.

By Difensori della Toscana

Geotermia, Enrico Rossi corre in aiuto di Enel. Chi paga può continuare ad inquinare.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Buongiorno.
Il Tirreno riportava alcuni giorni fa che Enrico Rossi ha chiesto ad Enel di versare 60 milioni all’anno per poter continuare a sfruttare i campi geotermici toscani.
Enel con la geotermia ha inquinato per decenni i territori toscani e li sta inquinando tuttora. I filtri Amis non sono così efficienti come viene raccontato da Enel, e Arpat è complice in tutto questo non facendo i controlli come si dovrebbe e pubblicando documenti lacunosi.
Nel diritto comunitario in campo ambientale è consolidato dai primi anni del 2000 un principio che dice: “chi inquina paga”.
Questo principio è nato con l’intento di scoraggiare i grandi inquinatori penalizzandoli economicamente,  mettendoli un poco alla volta fuori mercato e facendoli desistere dalle loro attività.
In Italia questo principio è stato reinterpretato da qualcuno come: “io ti pago un tot se tu mi lasci continuare ad inquinare. I soldi non mi mancano perchè me li garantisce lo Stato, cioè i cittadini, con gli incentivi per le fonti rinnovabili. Basta che la Regione mi aiuti a diffondere la storiella che la geotermia è una fonte rinnovabile pulita e sostenibile”. L’accordo veniva presto fatto. Le dazioni avrebbero avuto il nome di “compensazioni ambientali” e nessuno sarebbe andato fuori mercato.
Bisognava decidere a quel punto come quantificare le cifre che dovevano essere sborsate. Se l’opinione pubblica fosse rimasta addormentata sarebbe bastato dare pochi spiccioli a quattro comuni sventurati. La storia più recente ha voluto invece che i cittadini cominciassero ad arrabbiarsi…
Di fatto nel 2007, in un periodo in cui cominciavano a prospettarsi problemi per la tenuta della cosiddetta “pace sociale”, gli accordi volontari tra Enel, Stato e Regione Toscana portavano ad un meccanismo che vale ancora oggi e che in modo estremamente semplificato si può riassumere così:
Enel può continuare ad inquinare. In cambio deve versare ogni anno al Cosvig una piccola percentuale sui suoi fatturati (all’inizio era circa il 2%). Il Cosvig utilizza questi soldi per le sue iniziative e si impegna a parlar bene della geotermia, facendo anche marketing, sempre, comunque e dovunque. Se proprio devono essere fatti degli studi sanitari sulle popolazioni i soldi vanno attinti da questi fondi così bisogna pure ringraziare Enel per la sua bontà… Inutile dire che alla fine questi studi non portano mai a niente di preciso. Chi sarebbe così folle da accusare il proprio finanziatore?
Per dare un’idea dell’andamento dei versamenti effettuati da Enel nel corso degli anni, prima degli accordi volontari, con mercurio ed altri inquinanti emessi a tonnellate, i milioni versati annualmente per legge come “royalties” erano solo 3,3.
Nel 2007 per via degli accordi volontari (io pago e tu mi lasci inquinare) i versamenti aggiuntivi concordati tra le parti mettevano altri 6,7 milioni nel piatto arrivando a 10 milioni totali.
I vertici di Enel si impegnavano inoltre a versare altri 130 milioni, spalmati su rate decennali, se fossero riusciti a costruire altre nuove centrali per 200 MW totali (650.000 euro una-tantum per ogni nuovo MW installato). La Regione invece di farli chiudere è stata complice dell’inquinamento e ha permesso loro il sacco del territorio.

Oggi la cifra versata si aggira intorno ai 30 milioni annui. Quello che è profondamente cambiato da allora è il clima sociale, che vede Pd, Rossi e Enel sempre più invisi alla popolazione.

Qualcuno di noi si è chiesto: e se Enrico Rossi prima di fare questa sparata dei 60 milioni fosse stato contattato dai diretti interessati e fossero stati proprio questi ultimi a suggerirgli di chiedere pubblicamente il raddoppio delle cifre versate per poter mantenere in essere accordi volontari e centrali inquinanti?

Chicco P.

Firenze, 24 marzo 2018. Convegno NoGESI sulla geotermia. Pubblicato il video

clicca sulla foto per vedere il video del convegno  (link al canale youtube di SOS Geotermia)

Tempo e ordine degli interventi:

0.00.00 Apertura lavori Giovanna Limonta, Difensori della Toscana/rete NoGesi;
0.02.00 Saluti e intervento Tommaso Fattori, consigliere regionale SI Toscana a Sinistra;
0.17.00 Relazione introduttiva Velio Arezzini, portavoce rete NoGESI;
0.32.00 Intervento Pino Merisio, Sos Geotermia/rete NoGESI;
0.45.30 Intervento Ugo Corrieri, ISDE medici per l’ambiente;
1.03.00 Collegamento Valerio Gennaro, ISDE, Medicina Democratica;
1.13.30 Fabio Zita, ex funzionario regionale ufficio VIA;
1.27.00 Maurizio Marchi, Medicina Democratica;
1.51.00 Luigi Micheli, geologo ex funzionario regionale;
2.10.33 Michele Greco, avvocato;
2.30.00 Andrea Borgia, geologo università di Perugia;
2.43.00 Giuseppe Mastrolorenzo, ricercatore Osservatorio naz.vesuviano;
2.59.00 Dario Tamburrano, deputato M5S parlamento europeo;
3.14.30 Monica Pecori, consigliere regionale Gruppo misto;
3.18.00 Giacomo Giannarelli, consigliere regionale M5S;
3.36.00 Conclusioni Roberto Barocci, rete NoGESI.