Archivio mensile:gennaio 2015

Geotermia elettrica, come incentivare lo spreco

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Qualche anima pia dovrebbe recarsi al parlamento europeo per informare i legislatori comunitari di come i politici italiani abbiano interpretato a modo loro la direttiva sulle “fonti rinnovabili” per quanto riguarda la geotermia. Gli europarlamentari forse ci stanno concedendo troppa fiducia e le pressioni della lobby energetica italiana (Enel & c.) in questo caso sono state eccessive. Ricordiamo che in tutta la UE sono presenti 45 centrali geotermoelettriche. 34 sono in Italia, 5 in Germania, 3 in Austria, 2 nelle isole Azzorre (Portogallo) e 1 in Francia (http://map.thinkgeoenergy.com/index.php).
Le 34 centrali italiane sono tutte a scarico libero (quindi emettono anche CO2 e metano), le 11 centrali all’estero sono tutte a ciclo binario (ciclo chiuso).
La Direttiva 2009/28/CE (la famosa 20-20-20) stabilisce un quadro comune per l’utilizzo di fonti rinnovabili al fine di limitare le emissioni di gas ad effetto serra (es. CO2 e metano) e di promuovere un trasporto più pulito. A tale scopo, sono stati definiti dei piani di azione nazionali (burden sharing) e le modalità di utilizzo dei biocarburanti. Una particolare attenzione è riservata ai piccoli impianti di riscaldamento geotermico che utilizzano pompe di calore e alla formazione degli installatori.
DIRETTIVA 2009/28/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
… Articolo 2 Definizioni Ai fini della presente direttiva si applicano le definizioni della direttiva 2003/54/CE.
Si applicano inoltre le seguenti definizioni:
a)«energia da fonti rinnovabili»: energia proveniente da fonti rinnovabili non fossili, vale a dire energia eolica, solare, aerotermica, geotermica, idrotermica e oceanica, idraulica, biomassa, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas;
b)«energia aerotermica»: l’energia accumulata nell’aria ambiente sotto forma di calore;
c)«energia geotermica»: energia immagazzinata sotto forma di calore sotto la crosta terrestre;
d)«energia idrotermica»: l’energia immagazzinata nelle acque superficiali sotto forma di calore;
e)«biomassa»: la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l’acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani;
f)«consumo finale lordo di energia»: i prodotti energetici … ecc.

Leggendo l’articolo 2 della direttiva si può notare che la lettera a) si limita ad elencare i tipi di “energie da fonti rinnovabili” mentre le lettere successive specificano con precisione ogni singola tipologia di energia. Le definizioni b, c e d sembrano scritte col copia-incolla e parlano di energia termica. In tutti i casi appare evidente che per diminuire il consumo dei combustibili fossili bisogna risolvere da subito il problema del riscaldamento degli ambienti. In particolare occorre incentivare gli impianti di riscaldamento che scambiano calore con l’aria, l’acqua (fiumi o laghi) o la terra (con serpentine o sonde profonde poche decine di metri) senza liberare CO2 e implicitamente senza sprecare acqua. Bisogna tenere in mente un concetto fondamentale: in tutte le definizioni si parla di calore, e il calore è una cosa ben diversa dall’aria, dall’acqua e dal suolo che sono i “serbatoi” che lo contengono. Al punto c) non c’è scritto: “l’energia geotermica si ricava estraendo il vapore dal sottosuolo” perché si parla di riscaldamento di ambienti. Non si accenna in nessuna definizione all’energia geotermoelettrica e in tutto il testo della direttiva non vengono mai citate le centrali geotermoelettriche. Vengono considerati importanti e da incentivare i sistemi geotermici poco profondi per riscaldamento fatto con pompe di calore. Se nelle normative europee la geotermia elettrica non viene tenuta in grande considerazione, nell’Italia delle lobbies deve evidentemente succedere il contrario. Il Decreto Legislativo 28/2011 introduce con l’art. 9 le “disposizioni specifiche in materia geotermica” promuovendo “la ricerca e lo sviluppo di nuove centrali geotermoelettriche a ridotto impianto ambientale…”.
La geotermia elettrica all’italiana ha estratto tutta l’acqua e il vapore (e i vari gas) che ha sempre voluto dalla crosta terrestre (Larderello trasformato in HDR), al punto di far sprofondare interi territori (subsidenza di due metri a Larderello) e prosciugare le falde idriche (Amiata, studio EDRA). La questione è ancora più inaccettabile se pensiamo all’incredibile spreco di calore che c’è dietro alla produzione di questo tipo di energia elettrica strapagata con gli incentivi pubblici, ovvero con i soldi prelevati dalle tasche degli italiani. Il rendimento medio delle centrali geotermoelettriche è inferiore al 14% e per teleriscaldare le attuali 5000 utenze viene utilizzato meno dell’1% (30KTEP) dell’energia termica estratta. Questo significa che in Italia da decenni più dell’85% del calore estratto dal sottosuolo (bene comune) viene buttato via, in barba alle direttive europee che suggeriscono di incentivare la geotermia (a bassa entalpia) proprio per avere il riscaldamento. Ma noi siamo i soliti fessi: le torri di raffreddamento delle incentivate italiche centrali sono enormi termosifoni piazzati sotto al cielo lasciati impudentemente accesi alla massima potenza 24 ore su 24, estate e inverno.
Appare motivata la richiesta di riconsiderare la classificazione delle fonti energetiche rinnovabili per distinguere in modo inequivocabile una geotermia rinnovabile da una che invece dissipa risorse.
Fonti: EUR-Lex, Cosvig, Enel, Arpat

La geotermia non è una energia pulita

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La geotermia elettrica non è una energia pulita anzi è decisamente sporca (a volte mortale).
Le energie pulite sono quelle che non lasciano veleni nell’ambiente. Nell’eolico il vento, dopo aver colpito le pale dell’aerogeneratore, continua la sua corsa senza che l’aria subisca modificazioni. Nell’idroelettrico l’acqua cade dall’alto, percorre le condotte forzate, arriva alla centrale e mette in movimento la turbina. Quando l’acqua viene scaricata a valle dell’impianto non ha subito contaminazioni. Nel fotovoltaico i raggi solari colpiscono i pannelli e producono energia senza rilasciare alcuna sostanza nell’ambiente. L’aria e l’acqua in tutti questi casi non subiscono modificazioni o contaminazioni.
La geotermia elettrica invece è sporca. Più si scava in profondità nel sottosuolo terrestre più si rinvengono minerali e sostanze pericolose, velenose e cancerogene, in forma solida, liquida o gas. Basti ricordare che il calore che si trova nel sottosuolo è dovuto all’energia termica rilasciata dai processi di decadimento nucleare naturale degli elementi radioattivi quali l’uranio, il torio e il potassio, contenuti all’interno della Terra (nucleo, mantello e crosta terrestre). Per quanto riguarda le nostre aree le sostanze più diffuse nel sottosuolo sono: acido solfidrico, acido borico, arsenico, mercurio, antimonio, selenio, cadmio, cromo, manganese, nichel, piombo, vanadio, ammoniaca, metano e radon ( il radon è un gas radioattivo). L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce il Radon come seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo. La prima per i non fumatori.
I pozzi geotermici profondi fino a 4000 metri intercettano, insieme al vapore, tutto quello che trovano e lo portano in superficie. Nel caso delle centrali ad alta entalpia a scarico libero queste sostanze velenose vengono abbondantemente liberate, attraverso le torri di raffreddamento, sopra le teste degli incolpevoli cittadini. Vengono filtrati solo l’acido solfidrico e il mercurio in percentuali dichiarate dai gestori intorno al 90%. Tutto quello che non si condensa viene trascinato dai vapori nelle torri e si disperde nell’ambiente.
Per quanto riguarda l’acqua non fa differenza il tipo di centrale: i pozzi di produzione estraggono vapore e acqua caldissima (surriscaldata) dalla falda geotermica che si trova a grande profondità, e poi, dopo aver ad essa sottratto calore, la reiniettano raffreddata attraverso pozzi profondi, ubicati a qualche chilometro di distanza. Nella falda dove viene reiniettato il fluido geotermico raffreddato si crea attorno al pozzo una vasta zona di sovrapressione la cui estensione dipende dalla permeabilità del terreno e dalla pressione e portata del fluido iniettato. Nelle nostre zone il fluido geotermico in pressione anziché diffondersi nella falda potrebbe trovare una facile via di risalita attraverso le numerose fratture presenti nel sottosuolo che non è mai perfettamente impermeabile. Il fluido geotermico ed i gas contenendo alte percentuali di sostanze tossiche e cancerogene risalendo inquinerebbero l’acquifero superficiale sovrastante. Il flusso ascendente di acqua geotermica potrebbe avvenire anche attraverso l’intercapedine fra il diametro del pozzo trivellato e quello del tubo metallico di rivestimento che necessariamente ha un diametro inferiore. L’intercapedine è di norma cementata, ma la cementazione non offre assoluta garanzia di ermeticità. Si ricorderà il recente immenso disastro ambientale causato dalla British Petroleum nel golfo del Messico a causa di una cementazione non riuscita. D’altra parte l’ermeticità della cementazione non è eterna, particolarmente in presenza di eventi sismici che possono fratturarla, oltre che provocare ulteriori fratture nel terreno circostante in sovrapressione. Neppure il tubo di rivestimento è eterno perché in presenza di fluidi geotermici si ossida e se sollecitato da movimenti del terreno può rompersi, come avvenuto nel luglio 2013 a Montalcinello in provincia di Siena. Dei casi di inquinamento e morti da amianto nelle centrali ENEL parleremo prossimamente.
Fonti: Arpat, Enel, OMS, Wikipedia, MISE

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Il cinismo della geotermia industriale

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Il cinismo della geotermia industriale.
Riprendendo spunto dallo studio Cappetti et al. pubblicato negli anni 90’ parliamo di acqua bene comune.
La ricarica del campo geotermico avviene anche in modo naturale, ma se lo sfruttamento è eccessivo, come avvenuto a Larderello, i gestori delle centrali devono trovare grandi quantità di fluidi e ricorrere alla reiniezione. La reiniezione può essere fatta con le acque di condensa (ma anche con acqua dolce) e i dati più recenti dicono che il reiniettato non riesce ad arrivare neanche al 40% di quanto estratto. Quindi il 60% del vapore viene perso.
Proviamo ora a fare una stima approssimativa dei MWh prodotti in più per ogni metro cubo (1m3=1t) di acqua dolce reiniettata nei campi geotermici basandoci sullo studio Cappetti.
Consultando i dati Arpat riferiti alle centrali di Larderello dalle tabelle si evince che occorrono circa 8 tonnellate di vapore per produrre 1 MWh di energia elettrica. Dagli studi effettuati a Larderello alla Valle del Secolo tra il 1979 ed il 1994 risultava che, in media, circa 2/3 del reiniettato si ritrovavano nel vapore dei pozzi in produzione. Quindi 1 MWh è ottenibile se poi vengono reiniettati circa 12 m3 di fluidi.
1 MWh elettrico è quotato oggi sul mercato energetico a 55€ (12/01/2015), ma se proviene da un impianto geotermico costruito prima del 2014 viene emesso anche un certificato verde da 95€ (dicembre 2015), in totale quindi 1 MWh geotermico rende con buona approssimazione circa 150€ (per le centrali future la normativa prevede incentivi più bassi).
Ricapitolando, se 2/3 dell’acqua ritorna in vapore, 12m3 di acqua reiniettata frutterebbero 150€ (circa 12€/m3). Ricordiamo che questa è una stima approssimativa. Il guadagno €/m3 che può fruttare l’acqua (bene comune) agli industriali della geotermia sarebbe comunque altissimo.
Non capiamo perchè Info Enel Green Power sostenga che: “la geotermia non fa assolutamente nessun consumo di acqua dolce nel suo processo industriale per la produzione di energia elettrica” e lo studio di Cappetti sulla reiniezione parli di: “water pumped from a well located in the aquifer bordering the Larderello field” (acqua pompata da un pozzo collocato nell’acquifero confinante con il campo di Larderello)”. Intanto l’acqua dolce viene captata da diversi pozzi e prelevata da acque superficiali, consumata a scopo industriale e pagata prezzi ridicoli.
Considerando che “l’uso dell’acqua per il consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi” e calcolando che in Italia una persona consuma mediamente 175 litri di acqua al giorno scopriamo che i 43000 cittadini residenti (escluse le aziende) nei comuni geotermici utilizzano annualmente una quantità di acqua tale (2,7 milioni di m3) che se fosse assorbita interamente dal sottosuolo o se fosse reiniettata frutterebbe produzione elettrica per 32 milioni di €.
Specialmente in caso di crisi idrica ci immaginiamo che i cittadini residenti vengano visti come concorrenti (chissà i turisti… ) perché teoricamente avrebbero la precedenza sull’uso dell’acqua. Ma durante le crisi idriche degli ultimi anni che tipo di ordinanze sono state emesse dai Comuni e dalle Province? L’uso dell’acqua a scopo industriale è stato limitato e controllato? Ci ritorneremo prossimamente.
Tutto sommato se le aree geotermiche si spopolano l’industria della geotermia ci guadagna. Le case abbandonate e diroccate di Larderello forse metteranno tristezza alle famiglie rimaste, ma non escludiamo che qualcun altro si sfregherà le mani. Meno popolazione significa anche meno opposizione, meno comitati, meno proteste, meno soldi da spendere per marketing e costosi (e surreali) convegni necessari per tranquillizzare l’opinione pubblica.
Per non favorire l’aumento di popolazione in un territorio devono sopravvenire cambiamenti importanti dal punto di vista sociale. La diminuzione dei posti di lavoro disponibili è uno di questi. La disoccupazione non aiuta la nascita di eventuali nuove famiglie e non aiuta il sostentamento di quelle esistenti che devono farsi carico dei congiunti disoccupati: nel 1995 i lavoratori della geotermia erano 1600, oggi sono 600 nonostante l’aumento della produzione elettrica (un anno da record per la geotermia).
I padri, fedeli lavoratori, che pensavano di vedere sistemati i propri figli sono stati ben ricompensati…
Le famiglie, che lentamente si estinguono, ringraziano i responsabili di tutto questo (gli industriali e i politici).
Non sorprende che a Pomarance il sindaco, percettore di pensione Enel, annunci con orgoglio tra i lavori pubblici impellenti la risistemazione dei cimiteri , come dire è tutto un programma.
Il titolo “Anno da record per la geotermia” in effetti potrebbe essere utilizzato come triste epitaffio.
Geotermia e controinformazione. Fine seconda parte
Fonti: Istat, Arpat, GSE, Enel, Comune di Pomarance

Enel e la geotermia italiana da terzo mondo

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Enel e la geotermia italiana da terzo mondo
Da una email ricevuta da Info Enel Green Power. Maggio 2014: “Per quanto concerne il consumo di acqua dolce, precisiamo che la geotermia non fa assolutamente nessun consumo di acqua dolce nel suo processo industriale per la produzione di energia elettrica.
Se guardiamo con attenzione le immagini che raffigurano schematicamente i vari tipi di centrali geotermoelettriche sui più diffusi testi scientifici e divulgativi dedicati alla materia possiamo notare che i pozzi di produzione e di reiniezione appaiono sempre collocati a breve distanza gli uni dagli altri (stessa formazione di provenienza). Le indicazioni dell’ONU riguardanti la geotermia, redatte per aiutare i paesi in via di sviluppo (il terzo mondo), mettono in guardia le inesperte popolazioni locali dai pericoli che potrebbero presentarsi con l’arrivo delle prime centrali geotermiche. In particolare per quanto riguarda la sostenibilità della risorsa, la subsidenza, la sismicità indotta ed il rischio di contaminazione delle falde idropotabili gli esperti dell’ONU ribadiscono che occorre mantenere il più possibile invariata la pressione originale del campo geotermico oggetto dello sfruttamento, facendo un prelievo commisurato alla ricarica naturale e recuperando totalmente i fluidi del fine-ciclo per reiniettarli nelle stesse formazioni di provenienza.
In Italia dagli anni ’70 in poi Enel, per incrementare la produzione geotermoelettrica che stava rapidamente declinando, ha fatto tutto l’opposto. Continuando ad estrarre vapore ha cominciato a recuperare le acque di condensa dalle centrali di Travale-Radicondoli per inviarle con un nuovo acquedotto aziendale (lungo più di 20 chilometri) da tutt’altra parte. Evidentemente avevano deciso di salvare prima di tutto le centrali di Valle Secolo a Larderello sacrificando alla causa qualche altra zona. A Larderello, per poter ricreare la pressione esauritasi nel corso degli anni a causa di centinaia di trivellazioni, avevano bisogno di tutta l’acqua disponibile.
Il risultato di queste scelte ha visto a Travale-Radicondoli tra il 1973 e il 1991 la subsidenza dell’area occupata dalle centrali con un abbassamento del livello del suolo di 40 cm.
Non paghi di ciò, per aumentare ulteriormente la produzione ed il profitto, L’Enel ha cominciato a collegare gli impianti tra di loro con una speciale rete di acquedotti per poter inviare l’acqua presumibilmente alle centrali più redditizie, quand’anche fossero distanti e appartenenti a concessioni diverse, cominciando ad utilizzare perfino acque superficiali prelevate nelle vicinanze (quantità ed acquifero non vengono precisati nei documenti. Potrebbe trattarsi del subalveo del Cecina?).
Considerando che l’uso dell’acqua per il consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi, ora dovremmo cominciare a porci qualche domanda. Perché in questi anni non è mai apparso uno studio serio sul bilancio idrico di tutta la zona geotermica? Le emergenze idriche occorse a Volterra negli ultimi anni potrebbero essere collegate in qualche modo ai prelievi idrici della geotermia? Quanto è costato e chi ha pagato il conto delle autobotti intervenute per soccorrere la popolazione di Volterra e dintorni rimasta senz’acqua? Perché sono stati stanziati soldi dei fondi geotermici per pompare l’acqua dal fiume Trossa ai depositi di Puretta? Ma soprattutto, chi ha permesso che avvenisse tutto questo?
Fonti: Arpat, Enel, Ministero Sviluppo Economico
https://www.enel.it/it-IT/doc/azienda/ambiente/dichiarazioni_ambientali/Geotermia_DA2008_2008.pdf
…Dichiarazione ambientale Enel 2008. L’articolo 1, al comma 9, della Legge 896/86 detta le norme di riferimento per l’iniezione di acqua e la reiniezione dei fluidi geotermici nelle stesse formazioni di provenienza o comunque al di sotto di falde autorizzate utilizzabili per scopo civile o industriale. La reiniezione delle acque in esubero provenienti dall’esercizio degli impianti avviene nelle formazioni geologiche profonde nelle stesse falde di provenienza o comunque al di sotto di falde utilizzabili per scopo civile o industriale. L’autorizzazione viene resa su apposita istanza che comprende una relazione tecnica ed un programma dei controlli da attuarsi. (Mappe acquedotti pag. 93/94)
Utilizzo risorse (pag. 81, pag. 80 pdf)
Tabella 23 Vapore utilizzato per produzione di energia elettrica
Tonnellate            2005                      2006                        2007
Vapore utilizzato  41.629.689            43.937.123              44.215.198
Si tratta di un dato calcolato.
Tabella 24 Acqua reiniettata
Metri cubi             2005                      2006                        2007
Acqua reiniettata 13.724.139            16.590.916              17.515.592
Si tratta di un dato calcolato.
Tabella 25 Acqua primaria
Metri cubi              2005                     2006                        2007
Acqua prelevata    42.787                  47.316                     48.819
Acqua prelevata dai corpi idrici superficiali ad uso industriale* ( n.d.r. secondo noi questi dati sono da verificare)

Decreto Legislativo 11 febbraio 2010, n. 22
Riassetto della normativa in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche, a norma dell’articolo 27, comma 28, della legge 23 luglio 2009, n.99
Testo coordinato con le modifiche introdotte dall’articolo 9 del Decreto Legislativo 3 marzo 2011, n. 28.
… Capo I Disposizioni preliminari e programmatiche
Art.1 – Ambito di applicazione della legge e competenze
… comma 10. L’iniezione di acque e la reiniezione di fluidi geotermici nelle stesse formazioni di provenienza, o comunque al di sotto di falde utilizzabili a scopo civile o industriale, anche in area marina, sono autorizzate dall’autorità competente.

http://www.arpat.toscana.it/temi-ambientali/aria/aree-geotermiche/geotermia/progetto-geotermia-reiniezione-acque-di-condensa Dagli studi effettuati alla Valle del Secolo tra il 1979 ed il 1994 risultava che, in media, oltre 2/3 del reiniettato si ritrovavano nel vapore dei pozzi in produzione (non è specificato a quale distanza si trovavano tra di loro i pozzi di reiniezione e produzione)

Elenco pozzi geotermici http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/geotermia/pozzi/pozzi.asp

http://www.arpat.toscana.it/temi-ambientali/aria/aree-geotermiche/geotermia/progetto-geotermia-subsidenza Secondo Celati et al. (1991), lo sfruttamento del campo di vapore, a Larderello, avrebbe influito positivamente sulle velocità di ricarica ad opera di acque superficiali che appaiono contribuire, in maniera tutt’altro che marginale, alla ricostituzione del vapore nel serbatoio.
L’ordine di grandezza della portata di ricarica naturale, a Larderello, è di 1000 t/h. (8.760.000 t/anno)

http://www.geothermal-energy.org/pdf/IGAstandard/WGC/1995/3-cappetti.pdf
Installations have therefore been constructed to transfer to Valle Secolo both the steam condensate discharged by the power plants in operation at the Travale-Radicondoli geothermal field (about 20 km away) and the water pumped from a well located in the aquifer bordering the Larderello field.
…These installations increase the injection rate from 65 l/s to 130-140 l/s and were started at the beginning of 1993 for a short testing period. The operation of these installations was begun in 1994
…The exploitation strategy is therefore progressively moving from a strategy typical of hydrothermal systems to one typical of hot Dry Rock systems, according to the HDR definition: “Any system where injection is necessary to extract the heat at a commercial rate for a prolonged period”.  ( assolutamente nessun consumo di acqua dolce…)
Geotermia e controinformazione. Fine prima parte

Magma Energy insiste nonostante la contrarietà dei cittadini

Progetti sottoposti a procedura di verifica di assoggettabilità

Art. 48 L.R. 10/2010

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Progetto di esecuzione di rilievi geofisici sismici a riflessione nel permesso di ricerca per risorse geotermiche “Mensano”, ” nei comuni di Casole d’Elsa (SI), Castelnuovo Val di Cecina (PI), Colle di Val d’Elsa (SI), Radicondoli (SI), San Gimignano (SI), Volterra (PI). Scheda web (pdf) –  Avviso BURT (pdf) Progetto preliminare (pdf)Studio preliminare ambientale (pdf)Mappa linee sismiche (pdf)