Geotermia, Enrico Rossi corre in aiuto di Enel. Chi paga può continuare ad inquinare.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Buongiorno.
Il Tirreno riportava alcuni giorni fa che Enrico Rossi ha chiesto ad Enel di versare 60 milioni all’anno per poter continuare a sfruttare i campi geotermici toscani.
Enel con la geotermia ha inquinato per decenni i territori toscani e li sta inquinando tuttora. I filtri Amis non sono così efficienti come viene raccontato da Enel, e Arpat è complice in tutto questo non facendo i controlli come si dovrebbe e pubblicando documenti lacunosi.
Nel diritto comunitario in campo ambientale è consolidato dai primi anni del 2000 un principio che dice: “chi inquina paga”.
Questo principio è nato con l’intento di scoraggiare i grandi inquinatori penalizzandoli economicamente,  mettendoli un poco alla volta fuori mercato e facendoli desistere dalle loro attività.
In Italia questo principio è stato reinterpretato da qualcuno come: “io ti pago un tot se tu mi lasci continuare ad inquinare. I soldi non mi mancano perchè me li garantisce lo Stato, cioè i cittadini, con gli incentivi per le fonti rinnovabili. Basta che la Regione mi aiuti a diffondere la storiella che la geotermia è una fonte rinnovabile pulita e sostenibile”. L’accordo veniva presto fatto. Le dazioni avrebbero avuto il nome di “compensazioni ambientali” e nessuno sarebbe andato fuori mercato.
Bisognava decidere a quel punto come quantificare le cifre che dovevano essere sborsate. Se l’opinione pubblica fosse rimasta addormentata sarebbe bastato dare pochi spiccioli a quattro comuni sventurati. La storia più recente ha voluto invece che i cittadini cominciassero ad arrabbiarsi…
Di fatto nel 2007, in un periodo in cui cominciavano a prospettarsi problemi per la tenuta della cosiddetta “pace sociale”, gli accordi volontari tra Enel, Stato e Regione Toscana portavano ad un meccanismo che vale ancora oggi e che in modo estremamente semplificato si può riassumere così:
Enel può continuare ad inquinare. In cambio deve versare ogni anno al Cosvig una piccola percentuale sui suoi fatturati (all’inizio era circa il 2%). Il Cosvig utilizza questi soldi per le sue iniziative e si impegna a parlar bene della geotermia, facendo anche marketing, sempre, comunque e dovunque. Se proprio devono essere fatti degli studi sanitari sulle popolazioni i soldi vanno attinti da questi fondi così bisogna pure ringraziare Enel per la sua bontà… Inutile dire che alla fine questi studi non portano mai a niente di preciso. Chi sarebbe così folle da accusare il proprio finanziatore?
Per dare un’idea dell’andamento dei versamenti effettuati da Enel nel corso degli anni, prima degli accordi volontari, con mercurio ed altri inquinanti emessi a tonnellate, i milioni versati annualmente per legge come “royalties” erano solo 3,3.
Nel 2007 per via degli accordi volontari (io pago e tu mi lasci inquinare) i versamenti aggiuntivi concordati tra le parti mettevano altri 6,7 milioni nel piatto arrivando a 10 milioni totali.
I vertici di Enel si impegnavano inoltre a versare altri 130 milioni, spalmati su rate decennali, se fossero riusciti a costruire altre nuove centrali per 200 MW totali (650.000 euro una-tantum per ogni nuovo MW installato). La Regione invece di farli chiudere è stata complice dell’inquinamento e ha permesso loro il sacco del territorio.

Oggi la cifra versata si aggira intorno ai 30 milioni annui. Quello che è profondamente cambiato da allora è il clima sociale, che vede Pd, Rossi e Enel sempre più invisi alla popolazione.

Qualcuno di noi si è chiesto: e se Enrico Rossi prima di fare questa sparata dei 60 milioni fosse stato contattato dai diretti interessati e fossero stati proprio questi ultimi a suggerirgli di chiedere pubblicamente il raddoppio delle cifre versate per poter mantenere in essere accordi volontari e centrali inquinanti?

Chicco P.

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