Osservazioni al Piano d’Ambito dell’Autorità Idrica Toscana

 

pianoAlla cortese attenzione di

Autorità Idrica Toscana
Via Verdi n. 16 – Firenze
Email: info@autoritaidrica.toscana.it
PEC: protocollo@pec.autoritaidrica.toscana.it
N.U.R.V. – Regione Toscana
Piazza dell’Unità 1 – Firenze
Email: vas.consultazioni@regione.toscana.it
PEC: regionetoscana@postacert.toscana.it

Casole d’Elsa 31 agosto 2015
OGGETTO: Presentazione delle Osservazioni alla
“Procedura di VAS – Rapporto Ambientale, Sintesi non tecnica e Proposta di Piano d’Ambito dell’Autorità Idrica Toscana.
AUTORITÀ PROPONENTE: Autorità Idrica Toscana
AUTORITÀ COMPETENTE: N.U.R.V. della Regione Toscana

Documenti esaminati
– PIANO DI AMBITO incluse APPENDICE 5.1, APPENDICE 5.2, APPENDICE 8.1, APPENDICE 8.2, APPENDICE 8.3
– RAPPORTO AMBIENTALE
– STUDIO DI INCIDENZA incluso l’allegato cartografico
– SINTESI NON TECNICA

Premessa
– L’Autorità Idrica Toscana (di seguito “AIT”) è stata istituita ai sensi della L.R. n. 69/2011, quale ente rappresentativo di tutti i Comuni appartenenti all’ambito territoriale ottimale dell’intera circoscrizione territoriale regionale, in sostituzione delle preesistenti Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale, utilizzandone i vecchi e carenti Piani di Ambito ed i relativi Piani degli Interventi e relazionandosi ai diversi Gestori del Servizio Idrico Integrato (SII) titolari delle convenzioni in essere (GAIA SpA, GEAL SpA, Publiacqua , Acque SpA, Nuove Acque SpA, ASA SpA, Acquedotto del Fiora SpA).
– In ottemperanza alla normativa vigente, AIT ha avviato l’iter di revisione di tali atti; nel settembre 2012 ha predisposto un documento per l’individuazione degli interventi strategici regionali. Tale documento è stato recepito nel Piano Ambientale Energetico Regionale 2012-2015 (PAER).
– Con Deliberazione n. 6/2014 del 24 aprile 2014 l’Assemblea dell’AIT ha approvato i Programmi degli Interventi dei Gestori per il periodo a partire dal 2014.
– Con Decreto del Direttore Generale dell’AIT n. 48 del 18.07.2014 è stato avviato il Procedimento di VAS relativo al Piano d’Ambito.
– Con Decreto del Direttore Generale dell’AIT n. 54 del 18.06.2015 è stata adottata la proposta di Piano d’Ambito (di seguito “PdA”), ai sensi dell’art. 19 Legge R.T. n. 69/2011, e contestualmente il Rapporto Ambientale e la Sintesi non tecnica dello stesso, ai sensi della Legge R.T. n. 10 del 12.02.2010 e s.m.ei.
– L’avviso è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana n. 26 del 01.07.2015.
– La presentazione del Piano d’Ambito è stata effettuata a mezzo di un convegno in data 22 luglio 2015 presso la sala delle Feste di Palazzo Bastogi (via Cavour 18) a Firenze.
– Le osservazioni e pareri in forma scritta devono pervenire entro 60 giorni da tale data cioè entro il 31 agosto 2015.
– In relazione a questo termine, che cade nel periodo di congedo estivo della maggior parte dei cittadini italiani, si deve lamentare, oltre le modalità di comunicazione alquanto limitanti adottate da AIT, l’impossibilità di poter esaminare la documentazione prodotta da AIT con la dovuta attenzione e completezza.
– In relazione alla scarsità di tempo a disposizione, pertanto, le osservazioni formulate sono limitate ai contenuti del PdA dell’AIT relativi al Servizio di Acquedotto.
– In relazione all’espressione dei Pareri da parte degli Enti e Soggetti coinvolti nell’ambito della procedura di VIA, si richiede che gli stessi vengano rilasciati solo a valle dell’esame delle osservazioni presentate dai vari Soggetti interessati aventi titolo, e non prima della scadenza dei termini di presentazione delle osservazioni stesse perché tale condizione inficia e impoverisce il valore del processo di partecipazione del pubblico. Le presenti osservazioni sono inviate a tutti i Soggetti proprio al fine di contribuire all’espressione di Pareri che tengano in considerazioni tutti gli elementi di valutazione.

Tutto ciò premesso si ritiene opportuno formulare, con spirito costruttivo e collaborativo le seguenti osservazioni.

Osservazioni generali
I. La Direttiva Quadro Europea per un’azione comunitaria in materia d’acqua (n.60/2000) stabilisce che la politica ambientale deve contribuire a perseguire gli obiettivi della salvaguardia, tutela e miglioramento delle qualità dell’ambiente, dell’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali che deve essere fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, alla fonte dei danni causati all’ambiente. In particolare è confermato che:
– l’acqua non è un prodotto commerciale bensì un patrimonio che va protetto, difeso e trattato come tale;
– le politiche dei prezzi dell’acqua devono incentivare adeguatamente gli utenti ad usare le risorse in modo efficiente ed a contribuire agli obiettivi ambientali di tutela delle acque;
– tutti i settori devono partecipare al recupero dei costi dei servizi idrici.
II. Il D.Lgs. 152/2006 stabilisce che:
– le acque costituiscono una risorsa che va tutelata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà;
– qualsiasi uso è effettuato salvaguardando le aspettative ed i diritti delle generazioni future;
– l’uso delle acque, e la relativa disciplina, deve essere basato sul principio di razionalità al fine di evitarne gli sprechi e di favorirne il rinnovo;
– gli usi diversi dal consumo umano sono consentiti nei limiti nei quali le risorse idriche siano sufficienti e a condizione che non ne pregiudichino la qualità.
III. Il Piano di Tutela delle Acque, approvato con DCR n. 6 del 25 gennaio 2005, sancisce il principio che l’acqua è un “bene comune”, la cui disponibilità è limitata temporalmente e spazialmente. Le politiche pubbliche si devono porre l’obiettivo di contenere la crescita dei consumi al fine di garantire a tutti l’accesso generalizzato all’acqua, in armonia con gli obiettivi di equilibrio territoriale e di sviluppo economico e sociale, nel rispetto dei principi di “sostenibilità degli usi idrici”.
IV. La questione del risparmio idrico è poi trattata nell’Art. 27 della Legge Regionale n. 69/2011 che rimanda ad uno specifico regolamento per la riduzione e l’ottimizzazione dei consumi di acqua erogata dal gestore del Servizio Idrico Integrato (SII) attraverso l’adozione, anche da parte degli utenti del servizio stesso, di comportamenti miranti al conseguimento di obiettivi di risparmio e di tutela della risorsa destinata, in particolare, al consumo umano.
V. Il DPCM 4.3.1996 all’allegato 5.5 pone un obiettivo di riduzione delle perdite di adduzione e di distribuzione al 20%.
VI. Il programma degli interventi per il recupero delle perdite in rete è uno dei contenuti del “Piano straordinario di emergenza per la gestione della crisi idrica ed idropotabile” (approvato con DPGR 142/2012) elaborato a seguito dell’emergenza idrica del 2012.
VII. Il Piano di Tutela delle Acque della Regione Toscana, già citato, conferma l’importanza di raggiungere il limite del 20% per le perdite di rete considerato economicamente accettabile dal legislatore nazionale.
VIII. La Proposta di PdA ha individuato le seguenti criticità del SII:
– Mancanza di una “governance” chiara e condivisa degli usi della risorsa.
– Uso conflittuale delle risorse idriche.
– Sostenibilità dell’uso delle risorse.
– Vulnerabilità delle fonti.
– Cambiamenti climatici in essere.
IX. Quanto alla questione “uso conflittuale della risorsa”, il PdA non contiene un bilancio idrico da cui si possano comprendere lo stato di fatto della disponibilità delle risorse, dei fabbisogni relativi ai diversi usi, delle modalità attuali di ripartizione e distribuzione delle risorse fra gli stessi.
X. Per quanto attiene alle strategie di intervento, in particolar modo in relazione alla “sostenibilità dell’uso delle risorse”, si ritiene contraddittorio attivare e rendere disponibili per il SII nuove fonti di approvvigionamento integrative e/o sostitutive di quelle esistenti, che hanno manifestato problemi di sostenibilità e vulnerabilità senza prima avere attivato e realizzato tutte le modalità utili ad ottenere realmente il risparmio idrico auspicato dalle norme citate in precedenza.
XI. Nel PdA non è sufficientemente enfatizzata la riduzione delle perdite nell’approvvigionamento e nella distribuzione della risorsa e non è presente un programma con tali specifiche e prioritarie finalità.
XII. Il volume prelevato complessivamente nel territorio toscano nel 2012 è stato pari a 452.847.597 mc.
Nello stesso periodo il volume immesso in rete è stato pari a 406.592.699 mc. La perdita primaria di risorsa, calcolata come differenza tra volume prelevato e immesso in rete è pari a 46.254.898 mc pari al 10,22% del volume prelevato.
Il volume fatturato totale è pari a 237.703.804 mc.
La differenza tra il volume immesso in rete e il volume fatturato totale è quindi pari a 168.888.895 mc. pari al 41,54% del volume immesso in rete. Se si somma questo valore alla perdita primaria sopra indicata si raggiungono i 215.143.793 mc. pari al 47,51 % del volume prelevato.
Considerando un valore di “perdite consentite” (volumi di acqua che il gestore può ritenere economicamente non vantaggiosi da recuperare ai sensi del DPCM 4 marzo 1996) pari al 20% del volume prelevato, si ottiene un valore pari a 90.569.519 mc e, sottraendolo quindi al valore precedentemente riportato, ne risulta pertanto che, il volume di risorsa idrica prelevata dalle diverse fonti di approvvigionamento dissipato ogni anno in Regione Toscana, senza che venga adottata alcuna misura risolutiva, ammonta a ben 124.574.274 mc.
Tale volume coprirebbe i consumi annuali complessivi delle CT1, CT4, CT5 e CT6.
XIII. Il PdA, sulla base dei dati forniti da alcune Conferenze Territoriali (CT1, CT2, CT3) e sulla mancanza di dati delle altre (CT4, CT5, CT6), riconosce che lo stato di conservazione delle reti e degli impianti che costituiscono il sistema di adduzione e distribuzione sia ammalorato; le principali infrastrutture prevalentemente realizzate dai Comuni presentano ormai un’età media superiore a 50 anni e ciò impone la necessità di prevedere una sistematica opera di sostituzione e rinnovo. Spesso le vite utili dei cespiti sono già superiori agli standard individuati dall’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas (AEEG) per l’ammortamento tecnico delle opere compromettendo la garanzia del servizio e della sua qualità con perdite e rotture frequenti. E’ evidente che tale vetustà aumenterà nel corso del periodo di validità del PdA.
XIV. Si può pertanto affermare che nel PdA non si riscontri alcuna priorità alla conservazione, al risparmio e all’uso razionale dell’acqua. Non è presente una corretta visione in prospettiva della gestione di un bene che è rinnovabile ma non in misura sufficiente alla scala dei tempi richiesti.
XV. Il PdA, per quanto riguarda le perdite, suggerisce che …Per mettere a fuoco il peso delle perdite fisiche rispetto a quelle amministrative sarebbe opportuno incentivare gli investimenti sui sistemi di misura dei volumi in rete con telelettura da estendere anche all’utenza secondo criteri di priorità: in fase iniziale potrebbe essere utile avere delle utenze campione che consentano di estendere con metodi statistici i consumi effettuati all’intera popolazione d’utenza rappresentata….
E inoltre ipotizza che ….Una riduzione delle perdite del 5% renderebbe disponibili 10.742.722 mc, un valore prossimo al volume fatturato dalle utenze ubicate nel Comune di Livorno (c.ca 160.000 abitanti), terzo comune più idroesigente della Toscana dopo Firenze e Prato. Pertanto anche dalla riduzione delle perdite è possibile reperire la risorsa necessaria a garantire la soddisfazione di eventuali fabbisogni futuri senza dover ricorrere ad un incremento dei prelievi ma anzi confermando il trend di diminuzione… E ancora …L’investimento teoricamente necessario per un completo superamento dell’obsolescenza tecnico/funzionale dei cespiti risulta rilevante e superiore agli investimenti sinora attuati…
XVI. Le affermazioni contenute nel PdA quali …Una corretta politica di riduzione delle perdite non può comunque prescindere da un’analisi costi-benefici che ne avalli un ritorno in termini anche economico-finanziari…. o …Gestire le perdite significa quindi determinare quale sia la quantità di risorsa che fisiologicamente è accettabile che venga perduta, definire il valore di perdita economicamente più conveniente e, sulla base di questo riferimento, programmare le attività di controllo perdite… rendono evidente come il tema sia affrontato unicamente dal punto di vista economico e commerciale partendo dal presupposto che un fabbisogno possa crescere senza limiti e che in ogni caso vada soddisfatto reperendo esclusivamente nuove risorse dato che i costi vivi, quant’anche ingenti, saranno reperibili tramite tariffa, assicurando redditività degli investimenti e che la realizzazione degli interventi utili a tale reperimento risulti più facile rispetto ad una corretta, continua ed esaustiva attività di manutenzione.
E’ altrettanto evidente che in queste analisi economiche non vengano assolutamente computati i “costi ambientali” diretti e indiretti, a breve e a lungo termine causati, da un lato, dal mancato intervento correttivo e, dall’altro, dalla realizzazione degli interventi strategici prefissati. In caso contrario il bilancio costi-benefici non sarebbe così scontato.
XVII. Sulla base di queste ultime considerazioni, nel PdA, ci si aspetterebbe un elenco di interventi strategici ben diverso da quello prospettato.
XVIII. Nel PdA inoltre non sono presenti azioni e programmi di educazione ed informazione sulle forme di risparmio e sugli strumenti da adottare, pubblicazioni, promozione di progetti pilota e di campagne locali come nelle altre Regioni italiane. Non c’è un programma per il risparmio idrico, benché sia presumibile che per esperienza diretta la popolazione Toscana sia incline alla riduzione degli sprechi.
XIX. La definizione della dotazione idrica è un elemento molto importante che nel PdA viene ricondotto solo all’applicazione dell’Allegato 1/8 del DPCM 04.03.1996 “Disposizioni in materia di risorse idriche” che fissa per le utenze potabili domestiche una dotazione pro-capite giornaliera alla consegna, non inferiore a 150 l/ab/giorno, intesa come volume attingibile dall’utente nelle 24 ore. Il PdA non fa alcuna considerazione sui dati di dotazione idrica e la loro variabilità all’interno delle Conferenze Territoriali e a livello dei singoli Comuni. Essa varia drammaticamente passando dai 246 l/ab/gg di Castiglione della Pescaia ai 55 l/ab/gg di Cortona.
XX. I consumi idrici della Toscana (anno 2012) sono generati per il 74% da utenze domestiche (abitazioni private ad uso residenziale) pari a 176.116.580 mc e per il 26% da utenze non domestiche (attività industriali, artigianali, commerciali, servizi, uffici e gli usi pubblici) pari a 61.587.224 mc.
XXI. Il PdA considera la Dotazione Giornaliera Lorda (Residenti) l/ab: che include le perdite e gli usi non domestici.
Non si comprende perché nel PdA non vengano indicati e distinti i fabbisogni/consumi non domestici per i quali ovviamente devono e possono esistere priorità e modalità di approvvigionamento idrico diversificato rispetto a quello potabile che deve essere privilegiato ad ogni costo.
XXII. Analogamente non si comprende perché nel PdA non vengano indicati i fabbisogni/consumi industriali in relazione alle diverse tipologie produttive considerando ad esempio l’industria mineraria ed estrattiva e, in particolare, quella geotermica, di grande rilevanza in Toscana, che risulta caratterizzata da un’ingente idroesigenza e, nella quale, l’utilizzo della risorsa idrica produce impatti ed effetti ambientali rilevanti come storicamente documentato.
XXIII. Si richiede che vengano forniti i dati disaggregati dei consumi non domestici in funzione delle tipologie produttive presenti.
XXIV. Per quanto il PdA abbia il ruolo di ricognizione delle criticità e di individuazione dei fabbisogni, delle strategie e delle priorità e di strumento di pianificazione territoriale con il miglior livello di analisi (effettivi fabbisogni, criticità, priorità, scelte strategiche) per la successiva pianificazione economico finanziaria (PEF) si deve sottolineare che si debbano considerare e valutare già in questa fase le problematiche ambientali, e i relativi costi, a grande scala della sostenibilità che gli interventi strategici previsti avranno sul territorio.
XXV. Si ricorda anche la correlazione tra risparmio energetico e risparmio idrico: circa il 30% dei consumi energetici domestici sono generati dall’utilizzo d’acqua calda a scopi igienici e dall’energia di pompaggio. Riducendo l’uso dell’acqua si possono ottenere sostanziosi risparmi energetici.
Osservazioni specifiche in merito al Piano degli interventi strategici
A. La Proposta di PdA contiene due sezioni: Sezione 1-Piano degli Interventi; Sezione 2-Modello Gestionale.
Per quanto riguarda la Sezione 1, partendo dal documento preliminare di programmazione strategica contenuto nel PAER, nel corso del 2013-2014, AIT e Gestori con il coordinamento della Regione Toscana hanno elaborato il “Piano degli Interventi Strategici” e specifiche “Schede Interventi dei …contenuti di progettazioni/idee progetto esistenti… …caratterizzati da ridotte criticità in termini di fattibilità…
Nel PdA sono contemplati 12 interventi strategici del valore complessivo di 778.000.000 €. ma il PdA …non individua direttamente gli interventi di dettaglio con cronoprogramma annuale tipico del Programma degli Interventi e Piano Economico Finanziario che sono elementi di contratto e che si declinano periodicamente (ogni 4 anni secondo le delibere AEEGSI) con puntuali dettagli operativi.
Con l’indicazione “breve periodo” si intendono interventi da attuarsi entro il 2021, “medio periodo” entro il 2029, “lungo periodo” quelli da attuarsi oltre il 2030.
Nei PdI quadriennali dei Gestori del SII dovranno essere valutate le effettive priorità in linea con la cornice pianificatoria qui indicata.
B. Si devono rilevare le incongruenze, ad es, tra il PdA e il PdI 2014-2026 predisposto da ASA Azienda Servizi Ambientali Spa (CT5-Toscana Costa) che attualmente ha una percentuale di popolazione servita pari al 99,5%. Per quanto riguarda l’aumento della risorsa idrica disponibile nel PdI ASA Spa è indicata unicamente, oltre al collegamento e completamento con la Dorsale Alta-Bassa Val di Cecina, la realizzazione dell’invaso di Puretta per l’Alta e Bassa Val di Cecina prevista nel periodo 2014-2017, come si può dedurre dalle tabelle di seguito allegate.

La realizzazione dell’invaso di Puretta per l’Alta e Bassa Val di Cecina è prevista nell’elenco degli interventi strategici del PAER (Obiettivo D. 2 Tutelare la qualità delle acque interne, attraverso la redazione di un piano di tutela e promuovere un uso sostenibile della risorsa idrica. D. 2 allegato 1 Programma degli Interventi Strategici Regionali, 2013) con tempi di realizzazione a “breve periodo” a beneficio dei comuni di Volterra, Pomarance e Castelnuovo Val di Cecina.

Con le seguenti caratteristiche:

Il volume totale invasato previsto è pari a 700.000 mc mentre il volume utile invasato previsto è pari 500.000 mc.
Il progetto definitivo ha ottenuto il parere VIA con DGR 3 ottobre 2011, n. 837 e la necessaria copertura finanziaria di 14 Mil. € per 9,650 Mil. € da fonti pubbliche/private ed il resto da risorse tariffarie.
Nello Studio di Incidenza del PdA è stata valutata la realizzazione di invasi per uso potabile a Puretta e a Pian di Goro, oltre al completamento della dorsale AVC-BCV e la interconnessione con la centrale di Badia a Coneo (intervento “G”).
In considerazione dell’interessamento, diretto o indiretto, di alcuni Siti Natura 2000, e in particolare del Sito Natura 2000 fluviale “Fiume Cecina da Berignone a Ponteginori” (SIR/SIC/ZPS), per rilevanti elementi di criticità, le previsioni relative agli invasi di Puretta e di Pian di Goro sono state sottoposte alla fase di valutazione appropriata ed è stata formulata una previsione alternativa, l’intervento “Gbis”, che esclude l’invaso di Puretta, valorizzando quello di Pian di Goro per il quale è previsto un volume totale invasato pari a 6.000.000 mc e un volume utile invasato previsto è pari 4.800.000 mc.
La realizzazione dell’invaso di Pian di Goro, non è però prevista nel PdI 2014-2026 predisposto da ASA Azienda Servizi Ambientali Spa (CT5-Toscana Costa); con tempi di realizzazione a “lungo periodo”, è prevista nell’elenco degli interventi strategici del PAER (Obiettivo D. 2 Tutelare la qualità delle acque interne, attraverso la redazione di un piano di tutela e promuovere un uso sostenibile della risorsa idrica. D. 2 allegato 1 Programma degli Interventi Strategici Regionali, 2013) a beneficio dell’autonomia della Val di Cecina per tutti gli usi, con integrazione alle falde della fascia costiera, sino a Piombino.

Con le seguenti caratteristiche:

Il progetto non risulta esistere analogamente alla necessaria copertura finanziaria di 50 Mil. €
C. Innanzitutto si deve denunciare il tentativo di far passare l’invaso di Pian di Goro (intervento “G bis”) quale alternativa all’invaso di Puretta (intervento G):
– il primo ha una previsione di volume totale invasato pari a 6.000.000 mc e un volume utile invasato previsto è pari 4.800.000 mc mentre il secondo di soli 700.000 mc (volume totale invasato) e 500.000 mc (volume utile invasato).
– Il primo è destinato a tutti gli usi (non solo idropotabile quindi) per una popolazione residente di 120.000 e una popolazione fluttuante di 100.000 in Val di Cecina e Val di Cornia; il secondo è destinato ad esclusivo uso potabile per una popolazione residente di 23.000 (+35.000) e una popolazione fluttuante: 7.000 (+25.000) dei comuni di Volterra Pomarance e Castelnuovo VdCecina (marginalmente altri comuni sulla interconnessione Alta-Bassa Val di Cecina)
– Il primo ha un costo stimato pari a 50 Mil. € mentre il secondo 14 Mil. € già coperti finanziariamente. Il PdA prevede per l’intervento “G bis” un costo totale di investimento pari a 93 Mil. €.
– Il secondo non dispone di un progetto in quanto enunciato fin dagli anni ’60 e mai realizzato (è un intervento di lungo periodo cioè almeno trentennale) mentre il secondo ha un livello di progettazione definitiva, il parere VIA e un finanziamento a copertura dei costi previsti. Nel PAER e nel PdI ASA SpA il secondo è identificato come intervento di breve periodo.
D. Si chiede di esplicitare le vere ragioni dell’eliminazione di un intervento già autorizzato e finanziato e, soprattutto, la sua sbrigativa sostituzione con un altro privo di elementi progettuali significativi che, senza averne valutato minimamente gli effetti ambientali (lo Studio di Incidenza si è limitato ad affermare che la proposta alternativa “G bis”, nonostante sia, dimensionalmente, quasi dieci volte l’intervento “G”, costituisce una previsione di minore incidenza potenziale sul Sito fluviale e a suggerire uno studio di incidenza a livello di piano di maggior dettaglio e/o di progetto), viene ritenuto accettabile e sostenibile.
E. Le motivazioni addotte dallo Studio di Incidenza del PdA in merito all’esclusione dell’invaso di Puretta (…costituisce un elemento di potenziale e significativa incidenza in considerazione delle caratteristiche dell’opera, del Sito e in particolare dell’area interessata. Si tratta della ex zona agricola di Molino di Berignone, interna alla Riserva Naturale provinciale “Foresta di Berignone”, di elevato interesse conservazionistico ed elevata vulnerabilità…) riferite all’ubicazione dello stesso sono note ed evidenti. Esse però non sono state considerate elemento ostativo in fase di procedura di VIA che si è conclusa positivamente con prescrizioni operative proprio in merito alla presenza del SIC. Avverso tale autorizzazione peraltro non risulta sia stata fatta alcuna opposizione.
F. Il procedimento di VAS dovrebbe fare emergere le criticità ambientali indotte dalle scelte del Piano.
Nel fatto di specie si rimanda la valutazione ambientale di una scelta di Piano (in questo caso l’alternativa “G bis”) ad un altro livello di approfondimento che compete invece alla fase di progettazione.
Si omette cioè la funzione di selezione preventiva propria della VAS rispetto all’instaurarsi e al verificarsi di condizioni che, in fasi successive, possano creare impatti ambientali indesiderabili.
G. L’intervento “G bis”, nel PdA, prevede l’eventuale realizzazione di un invaso per uso potabile di Pian di Goro. Ciò contrasta con quanto indicato dal PAER che si riferisce invece al soddisfacimento di tutti gli usi. Le dimensioni ipotizzate fanno propendere sicuramente per quest’ultima ipotesi.
Per le motivazioni espresse nelle pagine precedenti l’utilizzo potabile della risorsa idrica deve essere privilegiato soprattutto in una zona in sofferenza come il tratto di monte della valle del Cecina che non ricade solo nella suddivisione amministrativa di competenza della Conferenza Territoriale 5- Toscana Costa (comuni di di Volterra, Pomarance, Castelnuovo V.d.Cecina, Radicondoli) ma prevalentemente in territorio del Comune di Casole d’Elsa (Conferenza Territoriale 6-Ombrone) che non beneficerà dell’eventuale disponibilità di risorsa ma subirà, come Radicondoli, gli effetti ambientali dell’eventuale realizzazione dell’opera. Il PdA prevede che il territorio interessato dai benefici dell’intervento sia quello dei Comuni di Volterra, Pomarance, Castelnuovo V.C., Montecatini V.C., Cecina, Bibbona, Casale Marittimo, Guardistallo, Montescudaio.
H. Nell’area di localizzazione dell’intervento “G bis”, come precedentemente detto, sono già insediate attività dell’industria geotermica e sono in attesa di autorizzazione attività afferenti a quattro Permessi di Ricerca. Si tratta di:
– Progetto per la realizzazione di pozzi esplorativi nel permesso di ricerca di risorse geotermiche “Mazzolla”
– Realizzazione di sondaggi geognostici per la misura della conducibilità termica delle rocce e del gradiente geotermico locale nell’ambito del Permesso di Ricerca di fluidi geotermici “Mensano”
– Progetto di esecuzione di rilievi geofisici sismici a riflessione nel Permesso di Ricerca per risorse geotermiche “Mensano” nei comuni di Casole d’Elsa (SI), Castelnuovo Val di Cecina (PI), Colle di Val d’Elsa (SI), Radicondoli (SI), San Gimignano (SI), Volterra (PI)
– Permesso di Ricerca di risorse geotermiche finalizzato alla sperimentazione di un impianto pilota denominato “Lucignano” in comune di Radicondoli
– Permesso di Ricerca di risorse geotermiche finalizzato alla sperimentazione di un impianto pilota denominato “Castelnuovo” nei comuni di Castelnuovo Val di Cecina e Radicondoli.
I. E’ assolutamente lecito e giustificato ritenere che possa esservi una stretta relazione tra il cospicuo fabbisogno idrico di queste attività e la disponibilità di una risorsa non ad uso esclusivo potabile contrariamente a quella prevista per l’invaso di Puretta (500.000 mc) destinata, nelle condizioni di deficit idrico, ad alleggerire la pressione sull’acquifero dell’omonimo campo pozzi fornendo il volume ritenuto necessario allo scopo consentendone la progressiva ricarica.
J. Nel Rapporto Ambientale del PdA si afferma che …i 12 interventi selezionati consentono di ottenere due principali finalità: trasferimento di risorsa idropotabile di qualità da territori che ne sono provvisti in abbondanza e con continuità a zone ove la risorsa è scarsa, considerato che essa è strettamente correlata con l’andamento delle precipitazioni; sostituzione di acqua di qualità al posto di risorse che necessitano di trattamenti più o meno spinti…
Per quanto riguarda l’eventuale realizzazione dell’invaso di Pian di Goro, nessuna delle due finalità può ritenersi corrisposta:
– la risorsa idropotabile nel tratto di monte del Fiume Cecina è notoriamente scarsa e pressoché inesistente per la natura geologica, litologica e idrogeologica del bacino.
– la qualità della risorsa idrica è altrettanto scarsa per la presenza di diffusi inquinamenti, con valori ben sopra la norma per mercurio, arsenico, cromo, cadmio, nichel nei sedimenti dei torrenti affluenti al fiume Cecina, nel sito di progetto, come a Monteguidi, e a valle (Berignone, San Dalmazio, ecc) a causa delle attività di origine antropica, in particolare la geotermia.
K. Nel Rapporto Ambientale si legge anche che …In relazione alla possibilità di accumulare risorsa idropotabile in piccoli invasi distribuiti sul territorio, in grado di risolvere localmente i problemi, l’ipotesi è stata scartata per i seguenti motivi. L’esperienza consolidata in altre situazioni già occorse (si veda il caso dell’invaso del Calcione) ha evidenziato che anche invasi con potenzialità dell’ordine di 5-6 milioni di mc. non sono utilizzabili in maniera continuativa, in quanto nella stagione piovosa presentano sempre, causa la modesta dimensione, una elevata torbidità, mentre nel periodo estivo si ha spesso presenza di alghe in superficie. Ne consegue un mancato utilizzo per non compromettere l’impianto di filtrazione. In sostanza, si dovrebbero vincolare come aree di salvaguardia porzioni di territorio, che in Toscana sono spesso coltivate facendo uso di fitofarmaci, che potrebbero -per pochi mc invasati- non essere adatte nei lunghi periodi siccitosi. Si rileva, al proposito, che lo stesso Lago di Bilancino o anche l’invaso di Montedoglio erano arrivati a soglie di rischio durante il periodo di emergenza che si è avuto nel 2012…
Pertanto non si capisce come si possa sostenere invece che l’invaso a Pian di Goro, che ha proprio questa dimensione critica ed è ubicato in un territorio con le caratteristiche sopraelencate, possa avere “una notevole potenzialità” e rivestire un ruolo strategico.
L. Si segnala che l’area di imposta dello sbarramento e di sviluppo dell’invaso ricadono in aree complesse dal punto di vista geologico e strutturale, caratterizzate da diffuso dissesto idrogeologico. La realizzazione dell’invaso produrrebbe una modifica del precario stato di equilibrio dei versanti che sono già caratterizzati dalla presenza di numerosi fenomeni franosi in atto.
A tal proposito si segnala che, nel luglio 2014, il Comune di Casole d’Elsa, ha attivato un programma di interventi finalizzato allo studio della situazione del fenomeno di dissesto idrogeologico che interessa la testata del Botro dell’Acqua Salata e parte dell’abitato della frazione di Monteguidi, peraltro documentato ampiamente nella Tavola d 2.2.b-carta geomorfologica in scala 1:10.000 (febbraio 2011) allegata al Piano Strutturale Comunale.
M. Il Paesaggio del territorio di Casole d’Elsa-Monteguidi-Mensano-Radicondoli (il territorio in cui è ubicato l’invaso di Pian di Goro), ha caratteri rappresentativi e unici del paesaggio agrario tradizionale della Toscana senese.
Salvaguardare un siffatto paesaggio, significa salvaguardare una “componente essenziale della vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale e fondamento della loro identità” e riconoscerne così il valore fondamentale e fondante che ha per la popolazione che lo vive. Tale Paesaggio è minacciato da forti pressioni antropiche di cui il progetto in esame rappresenta non solo la più recente ma la più rilevante:
Si ricorda e segnala che
– in data 11 febbraio 2013 “I Cittadini della Toscana, dell’Italia e del Mondo”, il “Comitato Difensori della Toscana”, l’Associazione “Casolenostra”, l’Associazione “Ecomuseo Borgo La Selva” e “WWF”, raccogliendo circa 3000 firme, hanno presentato richiesta di attivazione della Procedura di Dichiarazione di notevole interesse pubblico (art. 136 e succ. D.Lgs. n. 42 del 22 gennaio 2004) del paesaggio di Casole d’Elsa-Monteguidi-Mensano-Radicondoli (SI). Tale richiesta è stata ufficialmente sostenuta con atto proprio dal FAI – Fondo Ambiente Italiano, che per statuto svolge attività di tutela, promozione e valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico di cui al D.Lgs. 22 gennaio 2004, n.42.
– Il 17 aprile 2014 “I Cittadini della Toscana, dell’Italia e del Mondo”, il “Comitato Difensori della Toscana”, l’Associazione “Casolenostra”, l’Associazione “Ecomuseo Borgo La Selva” e “WWF” hanno depositato in Regione Toscana una Relazione aggiornata che unificasse la loro iniziativa con quella precedentemente promossa nel 2008 dalla Sezione senese di Italia Nostra .
– il Consiglio Comunale di Casole d’Elsa con Deliberazione n. 31 del 17 marzo 2014 ha approvato l’attivazione della procedura di dichiarazione di notevole interesse pubblico (art.136 e succ. DLgs n.42 del 22.01.2014) del paesaggio di Casole d’Elsa” legittimando così la Regione Toscana alla prosecuzione dell’istruttoria del caso.
– Nella primavera 2014 è stata promossa la Petizione “SALVIAMO IL MASSO DELLE FANCIULLE” indirizzata al Presidente della Regione Toscana; il Masso delle Fanciulle minacciato dallo sviluppo del Permesso di Ricerca “Mazzolla”. La petizione è stata sottoscritta da circa 5.000 persone.
– Analogamente, sul web è stata pubblicata una petizione “SALVIAMO MONTECASTELLI PISANO” indirizzata al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e al Sindaco di Castelnuovo di Val di Cecina Alberto Ferrini al fine di impedire l’industrializzazione forzata dell’ultima area dedicata ad una economia sostenibile nel Comune di Castelnuovo di Val di Cecina.
N. E’ evidente che la realizzazione di un invaso, anche se ubicato esternamente ai SIC “Fiume Cecina da Berignone a Ponteginori” e “Macchia di Tatti-Berignone”, produrrà effetti rilevanti lungo tutta l‘asta fluviale a valle del sito d’imposta modificando in modo definitivo il paesaggio e le sue peculiarità ed emergenze (ad. es. il “Masso degli specchi”, la “Tormentaia” oltre il già citato “Masso delle Fanciulle”) e, soprattutto, l’ecosistema fluviale e ripariale che ospita numerosi habitat e specie di interesse comunitario e regionale. La previsione della diga sul Fiume Cecina a Pian di Goro si localizza all’interno di un’area critica per la funzionalità della rete ecologica e in un’area di estremo valore come elemento della rete ecologica fluviale e pertanto si caratterizza per livelli di incidenza significativa e negativa.
O. La realizzazione dell’invaso di Pian di Goro, come già previsto per l’invaso di Puretta, comporterà un’intensa attività di escavazione che per le sue caratteristiche dimensionali (circa 10 volte) sarà molto più cospicua di quella per la preparazione del sito di Puretta. Le proteste levatesi all’epoca in merito alla disponibilità di inerti derivanti dai lavori di preparazione dell’invaso di Puretta e alla loro commercializzazione, sono da ritenere più che giustificate soprattutto nel caso di Pian di Goro.
L’asta fluviale del fiume Cecina è stata qui oggetto di escavazione con effetto dell’abbassamento dell’alveo, con conseguenze sul rapporto tra substrato superficiale e acqua di falda, alterazione della pendenza del fiume, aumento fenomeni di erosione tali da imporre interventi di ripascimento del materasso alluvionale nell’ambito de “Il “Progetto Strategico per il Riequilibrio Idrogeologico del Bacino del Fiume Cecina con Rinaturalizzazione d’Alveo e Recupero Ecosistemi Fluviali” (Autorità di Bacino di Interesse Regionale Toscana Costa) recepito e sviluppato successivamente nel Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico Toscana Costa. Gli effetti negativi innestati dalle escavazioni continuano a sussistere, anche se in modo attenuato, nonostante la realizzazione di alcuni interventi e la drastica riduzione delle escavazioni. Lo scopo del progetto era quello di perseguire il riequilibrio del corso d’acqua ed una gestione fluviale più attenta, realizzando interventi di mitigazione dei dissesti rilevati, con tecniche a basso impatto ambientale. Gli interventi di ripascimento del materasso alluvionale nell’ambito del progetto strategico per il riequilibrio idrogeologico del Fiume Cecina, a partire dalla fine degli anni ’90 (Comunità Montana della Val di Cecina) fino al 2008 (Provincia di Siena) hanno interessato proprio l’area in cui è prevista la realizzazione dell’invaso di Pian di Goro.

P. Nel 2003 il bacino del Fiume Cecina è stato inoltre oggetto di uno specifico Accordo di Programma stipulato tra Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, la Regione Toscana, gli Enti Locali (Province di Livorno, Pisa, Siena, Grosseto; Comuni di Bibbona, Casale Marittimo, Casole d’Elsa, Castagneto Carducci, Castellina Marittima, Castelnuovo di Val di Cecina, Cecina, Guardistallo, Massa Marittima, Montecatini di Val di Cecina, Monterotondo Marittimo, Montescudaio, Monteverdi Marittimo, Montieri, Pomarance, Radicondoli, Riparbella, Sassetta, Volterra, Comunità Montana della Val di Cecina), la Conferenza del Bacino Toscana Costa, l’Autorità di Ambito Territoriale Ottimale n. 5–Toscana Costa, l’Autorità di Ambito Territoriale Ottimale n. 6–Ombrone e ARPAT per l’applicazione della direttiva comunitaria 2000/60/CE in qualità di Bacino Pilota con i seguenti obiettivi specifici:
– soddisfacimento dei fabbisogni idrici sull’intero territorio per i vari tipi di utilizzo, fornendo risorse per ogni uso di idonea qualità nella priorità d’uso stabilità dalla legge;
– perseguimento di usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche attraverso la riduzione dei consumi, il risparmio idrico ed il riutilizzo delle acque reflue depurate e l’eventuale utilizzo di acqua di mare per scopi industriali;
– mantenimento della capacità naturale dei corsi d’acqua di autodepurarsi e di sostenere comunità animali e vegetali ampie e diversificate;
– ripristino di adeguati flussi idrici negli alvei dei corsi d’acqua del bacino, con prioritario riferimento ai deflussi estivi e nel rispetto delle condizioni di naturalità;
– riduzione, regolamentazione e controllo dei prelievi ed emungimenti e la rimozione dei fattori antropici maggiormente impattanti;
– tutela delle aree sensibili, delle zone vulnerabili e delle aree di particolare pregio naturalistico;
– contrastare i processi di alterazione morfologica dell’alveo dei fiumi, e salvaguardare il materasso alluvionale, attraverso la ricostituzione, per quanto possibile, delle condizioni originarie dell’acquifero nelle zone escavate.
Q. Per l’intervento “G bis” è prevista una tempistica di realizzazione pari a 7 anni che quindi definisce l’opera di breve-medio periodo.
Gli effetti ambientali si manifesteranno fin dalla fase di cantiere.
R. Dato che il PdA per sua natura e per i suoi stessi obiettivi, dovrebbe essere un Piano che si propone la salvaguardia dell’ambiente e i suoi effetti sull’ambiente, in generale, necessariamente positivi: la realizzazione dell’invaso di Pian di Goro è in netto contrasto con tale principio e gli effetti negativi sull’ambiente non potranno essere che molto rilevanti e definitivi.
S. Poiché si ritiene comunque che vada affrontato il tema della carenza idrica dei Comuni della Val di Cecina, si sollecita l’AIT ad attivare progetti, strumenti e investimenti mirati in primo luogo a non creare nuove criticità ambientali ma mirando in primo luogo alla tutela del territorio.
T. Si invita pertanto AIT a considerare che, già all’interno dell’elenco del Piano degli Interventi Strategici, possano essere contenute, con i dovuti aggiustamenti, valide alternative all’invaso di Pian di Goro (e di Puretta):
– una parte sostanziale delle necessità potabili dei Comuni della Val di Cecina può essere affrontata e risolta con il collegamento con Badia a Coneo realizzando le dovute e già previste reti (Intervento “D – Montagnola della Val d’Elsa Senese” prevede la realizzazione di un nuovo campo pozzi in località Badia a Coneo e di un opportuno impianto di trattamento della risorsa emunta che renderanno disponibili 200 l/sec)
– la realizzazione dell’Intervento “M – Realizzazione di un dissalatore sulla costa nord della provincia di Grosseto” (situato nell’area industriale omonima in alternativa alla previsione, interna all’intervento strategico “C”, di una nuova diga lungo il torrente Merse) che prevede già il collegamento con la rete di distribuzione di Scarlino, Follonica e Piombino, potrebbe invece, se dimensionato correttamente, risolvere i problemi di Cecina e Bibbona senza incidere sul tratto a monte della valle del fiume Cecina.
– Sia il collegamento con Badia a Coneo che il collegamento con Cecina risultano già previsti nello Schema di prima ipotesi del Piano Strategico degli Interventi del PAER di seguito riportato. Si tratterebbe quindi di progettare le opere in tale prospettiva.

U. L’intervento “G bis” prevede anche la nuova alimentazione del serbatoio di Sensano, il collegamento e il completamento con la Dorsale Alta-Bassa Val di Cecina. A tal fine è prevista la realizzazione di un impianto di potabilizzazione nei pressi dell’invaso di Pian di Goro. E’ prevista inoltre la possibilità di collegamento con la zona di Puretta intercettando così la dorsale Alta Val di Cecina-Bassa Val di Cecina, tramite una condotta che potrà avere lunghezza variabile (fra 6 e 10 km) per potenziare la centrale di Puretta e garantire così la continuità dell’erogazione idrica per 365 giorni all’anno. Inoltre sarà possibile alimentare attraverso un acquedotto con sollevamenti, il serbatoio di Sensano.
La realizzazione degli interventi di interconnessioni di acquedotti esistenti, allo scopo di eliminare sistemi isolati al fine di garantire maggiore flessibilità al sistema acquedottistico regionale è invece da perseguire in quanto la mancanza di sistemi di approvvigionamento ridondanti e interconnessi impedisce di ottimizzare le gestione delle risorse sia in termini qualitativi che quantitativi soprattutto in caso di crisi idriche naturali o di guasti e rotture importanti. L’estrema frammentazione delle risorse esistenti genera il sovrasfruttamento delle risorse idriche e il conseguente rischio di inquinamento.
In tale ottica il collegamento e completamento con la Dorsale Alta-Bassa Val di Cecina previsto all’interno dell’intervento G-bis è auspicabile perché contribuisce all’ottimizzazione dell’interconnessione tra i vari sistemi acquedottistici locali in modo da mantenere gli standard qualitativi e quantitativi previsti e se ne chiede lo stralcio dalla realizzazione dell’invaso Pian di Goro.
Si auspica inoltre anche la interconnessione con la centrale di Badia a Coneo prevista nell’originario intervento “G” e attualmente incorporata nell’intervento “D Montagnola della Val d’Elsa Senese”.

Sulla base delle osservazioni riportate nelle pagine precedenti

si ritiene che
il Piano d’Ambito debba
– privilegiare gli interventi di risanamento della rete di captazione, adduzione e di distribuzione acquedottistica la cui inefficienza disperde e spreca il 43% delle risorse emunte con costi ambientali ed economici che ben giustificherebbero di per sé gli investimenti necessari
– stralciare gli interventi strategici dai costi ambientali insostenibili ed economici non giustificabili con i benefici presunti
– regolamentare gli usi diversi dal potabile operando politiche e azioni di risparmio e riutilizzo della risorsa idrica
– tutelare la risorsa idrica e preservare l’ambiente che rappresenta una enorme risorsa sostenibile per l’economia locale e regionale.

Per tale motivo, i sottoscritti

CHIEDONO ALL’AUTORITÀ IDRICA TOSCANA E ALLA REGIONE TOSCANA

– di stralciare definitivamente la previsione dell’Invaso di Pian di Goro in considerazione dei rilevanti effetti negativi sul delicato assetto ambientale, idrogeologico e paesaggistico del territorio interessato.
– di aprire un Tavolo Tecnico con le Amministrazioni comunali interessate (quelle impattate dall’eventuale progetto e quelle destinatarie della risorsa idrica) dalla realizzazione dell’invaso di Pian di Goro al fine di confrontarsi e di evitare scontri e conflittualità sociali.
– di negare e non consentire alcuna ipotesi di utilizzo della risorsa idrica, comunque individuata e resa disponibile, per coprire le necessità delle nuove previsioni di centrali geotermiche di cui ai precedenti punti tantomeno ipotizzando la realizzazione di un invaso a Pian di Goro.

Confidando in un favorevole accoglimento della presente si rimane a disposizione per ogni chiarimento a riguardo.

Distinti saluti.

In fede.
Comitato Difensori della Toscana

Associazione Casolenostra

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