Geotermia elettrica, come incentivare lo spreco

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Qualche anima pia dovrebbe recarsi al parlamento europeo per informare i legislatori comunitari di come i politici italiani abbiano interpretato a modo loro la direttiva sulle “fonti rinnovabili” per quanto riguarda la geotermia. Gli europarlamentari forse ci stanno concedendo troppa fiducia e le pressioni della lobby energetica italiana (Enel & c.) in questo caso sono state eccessive. Ricordiamo che in tutta la UE sono presenti 45 centrali geotermoelettriche. 34 sono in Italia, 5 in Germania, 3 in Austria, 2 nelle isole Azzorre (Portogallo) e 1 in Francia (http://map.thinkgeoenergy.com/index.php).
Le 34 centrali italiane sono tutte a scarico libero (quindi emettono anche CO2 e metano), le 11 centrali all’estero sono tutte a ciclo binario (ciclo chiuso).
La Direttiva 2009/28/CE (la famosa 20-20-20) stabilisce un quadro comune per l’utilizzo di fonti rinnovabili al fine di limitare le emissioni di gas ad effetto serra (es. CO2 e metano) e di promuovere un trasporto più pulito. A tale scopo, sono stati definiti dei piani di azione nazionali (burden sharing) e le modalità di utilizzo dei biocarburanti. Una particolare attenzione è riservata ai piccoli impianti di riscaldamento geotermico che utilizzano pompe di calore e alla formazione degli installatori.
DIRETTIVA 2009/28/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
… Articolo 2 Definizioni Ai fini della presente direttiva si applicano le definizioni della direttiva 2003/54/CE.
Si applicano inoltre le seguenti definizioni:
a)«energia da fonti rinnovabili»: energia proveniente da fonti rinnovabili non fossili, vale a dire energia eolica, solare, aerotermica, geotermica, idrotermica e oceanica, idraulica, biomassa, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas;
b)«energia aerotermica»: l’energia accumulata nell’aria ambiente sotto forma di calore;
c)«energia geotermica»: energia immagazzinata sotto forma di calore sotto la crosta terrestre;
d)«energia idrotermica»: l’energia immagazzinata nelle acque superficiali sotto forma di calore;
e)«biomassa»: la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l’acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani;
f)«consumo finale lordo di energia»: i prodotti energetici … ecc.

Leggendo l’articolo 2 della direttiva si può notare che la lettera a) si limita ad elencare i tipi di “energie da fonti rinnovabili” mentre le lettere successive specificano con precisione ogni singola tipologia di energia. Le definizioni b, c e d sembrano scritte col copia-incolla e parlano di energia termica. In tutti i casi appare evidente che per diminuire il consumo dei combustibili fossili bisogna risolvere da subito il problema del riscaldamento degli ambienti. In particolare occorre incentivare gli impianti di riscaldamento che scambiano calore con l’aria, l’acqua (fiumi o laghi) o la terra (con serpentine o sonde profonde poche decine di metri) senza liberare CO2 e implicitamente senza sprecare acqua. Bisogna tenere in mente un concetto fondamentale: in tutte le definizioni si parla di calore, e il calore è una cosa ben diversa dall’aria, dall’acqua e dal suolo che sono i “serbatoi” che lo contengono. Al punto c) non c’è scritto: “l’energia geotermica si ricava estraendo il vapore dal sottosuolo” perché si parla di riscaldamento di ambienti. Non si accenna in nessuna definizione all’energia geotermoelettrica e in tutto il testo della direttiva non vengono mai citate le centrali geotermoelettriche. Vengono considerati importanti e da incentivare i sistemi geotermici poco profondi per riscaldamento fatto con pompe di calore. Se nelle normative europee la geotermia elettrica non viene tenuta in grande considerazione, nell’Italia delle lobbies deve evidentemente succedere il contrario. Il Decreto Legislativo 28/2011 introduce con l’art. 9 le “disposizioni specifiche in materia geotermica” promuovendo “la ricerca e lo sviluppo di nuove centrali geotermoelettriche a ridotto impianto ambientale…”.
La geotermia elettrica all’italiana ha estratto tutta l’acqua e il vapore (e i vari gas) che ha sempre voluto dalla crosta terrestre (Larderello trasformato in HDR), al punto di far sprofondare interi territori (subsidenza di due metri a Larderello) e prosciugare le falde idriche (Amiata, studio EDRA). La questione è ancora più inaccettabile se pensiamo all’incredibile spreco di calore che c’è dietro alla produzione di questo tipo di energia elettrica strapagata con gli incentivi pubblici, ovvero con i soldi prelevati dalle tasche degli italiani. Il rendimento medio delle centrali geotermoelettriche è inferiore al 14% e per teleriscaldare le attuali 5000 utenze viene utilizzato meno dell’1% (30KTEP) dell’energia termica estratta. Questo significa che in Italia da decenni più dell’85% del calore estratto dal sottosuolo (bene comune) viene buttato via, in barba alle direttive europee che suggeriscono di incentivare la geotermia (a bassa entalpia) proprio per avere il riscaldamento. Ma noi siamo i soliti fessi: le torri di raffreddamento delle incentivate italiche centrali sono enormi termosifoni piazzati sotto al cielo lasciati impudentemente accesi alla massima potenza 24 ore su 24, estate e inverno.
Appare motivata la richiesta di riconsiderare la classificazione delle fonti energetiche rinnovabili per distinguere in modo inequivocabile una geotermia rinnovabile da una che invece dissipa risorse.
Fonti: EUR-Lex, Cosvig, Enel, Arpat

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Un pensiero su “Geotermia elettrica, come incentivare lo spreco

  1. francesca bacci

    I territori occupati dalla geotermia si sono negli anni sempre più spopolati. Questa “monotonia industriale” ingombrante, inquinante e paesaggisticamente devastante ha condizionato irrimediabilmente il futuro di chi è nato in questi paesi …per i giovani centrali e trivelle, l’alternativa è andarsene. Oltretutto il valore degli immobili nei paesi geotermici è tra i più bassi della Toscana ad oggi rimangono paesi vecchi (dati irpet), con case vuote in svendita…. qualcosa non torna: se per i territori la geotermia fosse davvero così conveniente la realtà per i paesi geotermici da anni non sarebbe così triste. Le compensazioni ambientali sono un tentativo di pagare danni ormai irrimediabili. Se i cittadini si mobilitano per opporsi ai nuovi permessi di ricerca è proprio perchè non vogliono subire la stessa sorte di chi in passato, sperando in posti di lavoro, ha aperto le porte a questi impianti industriali precludendosi un futuro diverso, perchè no: migliore.

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