Montecastelli non vuole la centrale di Magma Energy

89-20141219-213432 www.quinewsvolterra.it Montecastelli non vuole la centrale di Magma

Nascerà un comitato di cittadini: durante l’assemblea pubblica le risposte della società non hanno fugato i dubbi sollevati dagli abitanti

CASTELNUOVO VAL DI CECINA — Da una parte ci sono gli abitanti del borgo di Montecastelli, dall’altra una società che vuole investire nella ricerca del vapore. In mezzo la Regione Toscana che, dopo aver concesso i permessi di ricerca per la geotermia, adesso dovrà pronunciarsi sulle richieste di partire con i pozzi esplorativi.
E’ andata oltre la mezzanotte l’assemblea che si è svolta ieri sera, 19 dicembre, a Montecastelli Pisano, frazione del Comune di Castelnuovo Val di Cecina. Oltre 100 i cittadini presenti, arrivati anche dai paesi vicini per ascoltare il progetto che la società Magma Energy Italia vuole realizzare.

IL PROGETTO. La richiesta presentata alla Regione il 3 dicembre, nell’ambito del più ampio progetto di ricerca denominato Mensano, è per la realizzazione di due pozzi esplorativi nei pressi di Montecastelli. E’ evidente che se il vapore si troverà, lì dovrebbe sorgere una centrale geotermoelettrica.
Gli esperti di Magma, presenti all’incontro, illustrano che si tratta di una tecnologia innovativa, quella delle centrali con turbine a ciclo binario mai sperimentata in Italia, e di un progetto completamente “green”, senza rumore, senza i fumi ai quali siamo abituati e con ricadute per l’occupazione ed il territorio.

I CITTADINI. Non sono affatto convinti, però, gli abitanti del piccolo borgo di Montecastelli e delle campagne circostanti. Dal medico all’ex insegnante, dall’agricoltore all’operaio Enel in pensione: sono in tanti a sollevare dubbi ed a porre domande. Perchè qui non si tratta, come avvenuto ad esempio a Casole d’Elsa, di portare la geotermia in un territorio che non la conosce, ma di discutere su un progetto in un territorio che di geotermia vive e lavora.
I cittadini del borgo, che a poca distanza ha la centrale Enel di Sesta, chiedono di preservare il loro piccolo “diamante” come lo definisce qualcuno, tutelare i loro agriturismi, continuare a lavorare nelle loro campagne. E domandano “perchè visto che il territorio è pieno di pozzi già perforati che Enel non utilizza, non si possano usare quelli invece di andare a bucare ancora un territorio che forse ha già dato abbastanza”.
Sollevano dubbi anche sulla solidità economica della società e sui capitali investiti in queste ricerche che sarebbero di oltre 3 milioni, come spiegano da Magma, il cui 55 per cento è detenuto dalla holding italiana Graziella Green Power e l’altro da Alterra Power Corp, società con sede a Vancouver, in Canada… (continua la lettura su quinewsvolterra.it)

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