Cronache da un paesaggio motore di sviluppo, di Guido Ferrara

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Cronache da un paesaggio motore di sviluppo

di Guido Ferrara

Nel dibattito promosso a Casole d’Elsa il 23 novembre 2013 dal Comitato dei Difensori della Toscana riguardo al futuro del territorio, due schieramenti ben precisi hanno sostenuto le loro ragioni: da un lato un progetto industriale – quello della Magma Energy Italia – che si propone di vendere all’esterno sotto forma di energia proprio le risorse del sottosuolo richiamate nel suo nome, e dall’altro quello degli abitanti e dei proprietari dei suoli, delle ville, dei castelli, delle case coloniche, dei centri storici, in cui attualmente si realizzano fino a 140.000 presenze turistiche, che dichiarano la loro aperta ostilità ad un modello industriale che non ha alcun rapporto stabile con i bisogni del luogo. Il dibattito ha dimostrato senza ombra di dubbio che si tratta di un clamoroso conflitto di interessi, di obiettivi e di intenzioni: il primo progetto[1] propone quanto è stato realizzato finora nel mondo solo in luoghi desertici e privi di risorse ambientali alternative; il secondo esprime l’esigenza di un fermo presidio di quanto già realizzato su un territorio agricolo ad alta valenza ambientale, dove si vende con successo e in modo integrato, oltre al foraggio, al miele, al vino e all’olio, anche cultura, benessere, silenzio, bellezza e salute, e dove agricoltura, escursionismo, agriturismo, ricettività, ristorazione di pregio, caccia sono le modalità produttive consolidate da circa un trentennio.

Nel mezzo fra i contendenti si è levata la voce del Sindaco Pii, che da un lato si è impegnato a dirsi solidale con la causa dei suoi concittadini e dall’altro ha rivolto critiche invero curiose alla richiesta del Comitato Difensori della Toscana con l’insolita sottoscrizione di oltre 3000 firme per richiedere su questo territorio di qualità il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Toscana, in quanto paesaggio d’eccezione, ovvero del fondamentale motore di sviluppo, necessariamente da tutelare secondo gli ordinamenti vigenti.

L’Assemblea ha conclamato un appello alla necessità di mantenere viva a Casole la “filiera corta” del rapporto fra risorse ed economia, che è il segreto del successo delle imprese locali diffuse sul territorio, con le cifre da capogiro che il Sindaco ha riferito sui redditi che ne sono scaturiti e sugli investimenti effettuati dai detentori dei beni, la maggioranza dei quali era presente nella sala strapiena.

Due concezioni dove da un lato l’unica rassicurazione che veniva fornita con certezza dal Dr. Batini, Amministratore Delegato della Magma, è stata quella che le previste centrali a ciclo binario “della dimensione di mezzo campo di calcio o al massimo di un campo di calcio” non sarebbero state ovviamente ubicate nella piazza di Casole (anche perché non c’entrano) e dall’altro l’espressione di un secco no ad accettarle in un territorio produttivo grazie al bello, all’utile e all’eccellenza dei suoi prodotti.

E allora ecco il Sindaco che dà tutta la responsabilità agli assenti, ovvero in primis alla Regione Toscana, e ai comuni vicini, colpevoli di aver ospitato da decenni una geotermia di rapina, i cui riflessi inquinanti interessano di arsenico e di boro le falde e le acque del fiume Cecina che arrivano fino all’isola d’Elba, entro cui è impossibile trovare alcuna compatibilità con il modello d’uso messo in atto a Casole. Si tratta di una presa di posizione che dovrà ovviamente essere approfondita nel prossimo futuro, sia a livello politico che istituzionale.

La domanda quindi è: chi vincerà in questa sfida fra un Golia multinazionale, che si dichiara poco informato sulla natura dei gioielli che il paesaggio mette a disposizione dell’economia locale, e un esercito di David che difendono le proprie case e il modello di produzione finora adottato e che ha assunto il paesaggio come proprio retroterra e bandiera ?

L’unica cosa certa, per ora, è che l’Assemblea di Casole d’Elsa del 23 novembre ha fatto sentire il suono delle sue campane, forte e chiaro, mentre la Magma procederà a scavare tre pozzi nel suolo per cercare il calore di cui ha bisogno per alimentare il proprio business. Si tratta di un primo risultato concreto, che invita in particolare tutte le Autorità competenti, compresi amministratori ed eletti, ad una riflessione sulle loro funzioni e sul loro futuro.


[1] Che va sotto il nome di “Mensano”, per la verità del tutto impropriamente per un progetto geotermico, perché è lo stesso centro storico che perfino Leonardo conosceva per la sua rilevanza culturale e ambientale.

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